venerdì 6 marzo 2015

"Chiudi gli occhi e guarda", Nicola Pezzoli - Pezzoli e il bue....



Fonte: Swif Uniba


Se dovessi presentare alla mia vicina di casa Nicola Pezzoli, l'unica cosa che potrei dire è che "è una faccia da schiaffi cui però non si può non affezionarsi" e anche il suo lavoro è identico al suo creatore. Il libro di cui vi parlo oggi è il proseguio di "Quattro soli a motore", anche se non serve che leggiate il primo per apprezzare il secondo - ma se poi non vi date la possibilità di darci uno sguardo secondo me perdete un altro bel lavoro-. Il protagonista è sempre Corradino e la sua mamma, il luogo è il mare ligure, il tempo l'ennesima estate che, però, è anche la prima al mare.

Ci sono un sacco di personaggi diversi in questa storia che, rispetto alla precedente e asservita al periodo estivo in cui si svolge, è estremamente solare. C'è questo bimbo di dodici anni, gli anziani zii, la biscugina e gli amici di spiaggia, la focaccia ligure con le cipolle e i gelati. Ci sono i primi baci e gli affetti familiari che sbocciano, c'è anche un camposanto ma il perché ci sia lo dovete scoprire voi, però sappiate che c'è. Nell'economia domestica mortificata dalla crisi dei posti di lavoro, non era mai capitata l'occasione di andare dal paese - Corradino vive a Cuviago  in montagna - fino al mare per le vacanze. Invece un giorno arriva l'inaspettato invito, poi c'è la preparazione e infine la partenza, ed è così che inizia l'ennesima avventura.

Già vi vedo a storcere il naso occhieggiando qualche classicone o qualche libro raccomandato in un improbabile trafiletto di giornale; ebbene vi state sbagliando, e anche di grosso! Perché Pezzoli è una faccia da schiaffi e anche un po' fetuso? Perchè Corradino è sì un dodicenne ma è anche un ragazzino molto più sveglio della sua età e, attraverso questo espediente, l'autore, narrando il racconto in prima persona riesce a restituire una fotografia del nostro mondo come se effettivamente fosse stata scattata nel '79. Ricordate quelle foto a tinte forti, con i genitori con quegli abiti con improbabili fantasie di moda all'epoca? I capelli ricci che avrebbero lasciato poi lo spazio alle immense cotonature degli anni '80? Sì, proprio quelle foto lì. E quel tipo di foto servono non solo ad enfatizzare i colori delle citate fantasie "del put", come avrebbe detto il nostro protagonista, ma per evidenziare, come fossero auree, le caratteristiche di questo o quel personaggio che asserve ai momenti di forte emozione disseminati qui e lì per la storia.

Eh sì, perché alla fine a Pezzoli e al suo personaggio non si può che affezionarcisi perché i momenti delle emozioni semplici che spesso nemmeno ci accorgiamo di provare arrivano quando meno ce lo aspettiamo e ci rendono per un attimo migliori. Tutto questo non ha bisogno di artifici, di situazioni pericolose o pericolanti, roboanti o artefatte. Questi momenti di partecipazione fra lettore e personaggi vengono fuori naturalmente dallo scorrere del vite e dal loro intrecciarsi l'una con l'altra. Il realismo caratteristico di questa scrittura, asciutta, forse a volte anche poco arricchita diventa come un disegno picassiano, quello del bue. La storia racconta che Picasso cercava quella sintesi estrema che rendesse l'immagine e l'emozione in pochi segni, un po' come un ideogramma cinese o giapponese. Quando per la prima volta disegnò quel bue che tutti conosciamo, qualcuno protestò dicendo che il grande artista alla fine metteva mano ad un disegno che pure un bambino di cinque anni poteva fare, e Picasso rispose "Magari potessi!". Ecco, Picasso per arrivare a quella sintesi estrema e simbolica ci aveva messo l'anima e milioni di prove e di studi, ma la sua non era pittura o disegno, ma un racconto; Gertrude Stein che forse lo conosceva più di tutti disse di lui che "si accompagnava con scrittori e poeti perché anche lui, con la sua arte, lo era". Pezzoli non so quanto abbia scritto, ma con i suoi personaggi e situazioni, scevri da ogni imbellettamento, riesce a creare un quadro realisticamente perfetto di chi siamo, chi eravamo e chi saremo, senza per questo doversi appellare a qualcosa che non sia tangibile per ognuno di noi. 

Siamo nell'epoca di #ioleggoperché in cui si chiede ai lettori di donare un libro ai non lettori per convincerli che leggere è una bella avventura. Ecco se io fossi uno dei messaggeri io donerei, certa che non potranno non apprezzarli, i libri di Nicola perché non hanno limiti se non quello di aspettare che ne scriva un altro per poter riaccendere la magia di Corradino.

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Chiudi gli occhi e guarda
Nicola Pezzoli
Neo Edizioni, Ed. 2015
Collana "Dry"
Prezzo 12,00€




Fonte: LettureSconclusionate



2 commenti:

  1. Bella recensione per un bel romanzo! :)

    Moz-

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  2. Grazie, ma il merito è tutto del libro ;)
    Buon we,
    Simona

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