venerdì 24 febbraio 2017

"Il celestiale Bibendum", Nicolas De Crécy - La distopia è ora...


"Il celestiale Bibendum", Nicolas De Crécy Eris Edizioni

Parlare di questo libro si sta rivelando più difficile del previsto. Immagini e storia hanno due vie completamente diverse per essere affrontate e, quindi, oggi chiedo uno sforzo anche a voi per seguire le peregrinazioni del mio pensiero. Perché questo libro è presentato come fosse distopia, ma non è altro che una satira del mondo presente, quasi a dire: "La distopia è ora". Ce lo suggeriscono le immagini e le rappresentazioni dei personaggi principali e in parte ce lo dicono anche le parole.
Mettiamola così, vista dal punto di vista dell'autore, questo sembra un modo per guardarsi allo specchio: siamo figli di questo mondo, siamo parte di questo mondo e siamo coloro che continuano ad alimentarlo. Se c'è una cosa che di Pasolini ho apprezzato (e vi assicuro che probabilmente è solo quella) è l'uomo, fine indagatore di un presente, quello di allora come quello di oggi, che dovrebbe cambiare e che invece commette gli errori del passato trincerandosi dietro barricate con nomi diversi. L'uomo come quello che ho letto in "Scritti corsari" era proprio così.

In questo libro ci sono tre entità: l'uomo, la macchina, l'odio. E' un po' come essere in matrix. L'uomo è una foca: "un animale caruccio e che fa tenerezza quanto basta per far sorridere gli altri, anche quelli più duri di cuore". 
La macchina, che non è il robot che si vede nei film, neanche il computer. La macchina è quella descritta da Pasolini a commento delle prime pubblicità dei jeans americani. La macchina è: quel sistema consumistico che, dai tempi in cui Pier Paolo ne parlava, è diventata parte integrante del nostro mondo. Noi siamo il mondo degli eccessi di New York-sur-Loire e quella città, rappresentata come tale ai fini dello scorrere della trama, è una macchina i cui ingranaggi sono gli eccessi: eccesso di produzione, eccesso di pubblicità per creare più necessità e il desiderio dell'impossibile, eccesso di mancanza di etica che ci permetta di capire che creare malattie, sudditanze psicologiche, dolore, per creare nuove esigenze e ampliare il mercato, non può essere la soluzione giusta. Ma questi concetti concreti puramente tecnologici ed economici non possono imbrigliare l'uomo completamente. Io non ho mai finito di leggere "scritti corsari"; li apro ogni tanto e ne leggo un articolo per ricordarmi che, al netto delle convinzioni personali politiche ed etiche, si può guardare alla realtà in modo oggettivo e si deve cercare chi sa fare la medesima cosa, non derogando il cervello al gregge per paura di rimanere solo. Solo così si può pensare di cambiare. 

De Crécy, sa perfettamente che l'uomo per sua natura è "cervello" ma è anche "mente": il cervello elabora, la mente si fa confondere dai ricordi. Sempre di chimica si tratta ma, nel primo caso è asettica analisi e dall'altro è un qualcosa che correla la singola operazione a sensazioni dovute ai ricordi che elabora e quindi anche ad emozioni. La società che De Crécy crea è cervello, come quello descritto sopra, ma anche mente e la mente, per essere dominata, va educata. Ecco la seconda parte della macchina: formazione, cultura, filosofia e media. Tutto qui. La filosofia crea la riflessione e l'ipotesi della società; la cultura divide il prodotto della filosofia in applicazioni diverse come la comunicazione e i media, la sofisticazione del pensiero singolo attraverso il marketing, la creatività nel proporre qualsiasi cosa in un prodotto che sia desiderabile sia nell'immaginario del singolo che della società stessa. La formazione è quel tramite che permette all'uomo scevro da qualsiasi artificio, la foca di cui sopra quindi,  di entrare nel mondo organizzato e apprendere ed elaborare gli stimoli secondo dei risultati attesi e previsti.  

Ma una macchina che deve viaggiare ha bisogno di essere guidata e, a questo proposito, intervengono i livelli strutturali che ricreano una parvenza di democrazia che non c'è, perché tutti vengono preparati per quello che per loro deve essere naturale scelta personale -di desiderio, voto, aspettative-, attraverso un municipio, ed un governatore. Un governatore che sintetizza questa macchina in una immagine, quella con cui è rappresento: è l'insieme di tanti uomini. Se perde di credibilità si indebolisce, gli uomini lo abbandonano come se avesse uno squarcio che perde sangue. Non è altro che la libera scelta di ognuno di noi di aderire al disegno preconfezionato che ci viene messo davanti fin da piccoli. Ma il Governatore rappresenta anche un'altra faccia di noi: il burattinaio. E' quell'ente che sa che deve fare perché l'intera macchina funzioni, anche a discapito di ciò che la compone. Perché il bene, se così lo vogliamo definire ma non è mai un bene, preconfezionato in una democrazia è al di sopra del singolo e al servizio di un bene superiore, ovvero la "macchina" detta anche "società".

E l'odio? Anche l'odio siamo noi. E' l'unica parte ancestrale dell'uomo che nessun sistema può debellare. L'odio fa parte di noi come anche il bene. Ma l'odio è più facile da perseguire, non richiede sovrastrutture o ragionamenti. E' cieco, ha un obiettivo, ma non riflette sulle conseguenze o se sia la cosa migliore da fare. E' solo odio, cieco, con corna e coda e che nella migliore delle tradizioni abbiamo imparato a chiamare "diavolo". Allo stesso modo, nella tradizione cristiana l'odio è da temere, è satana, brutto e cattivo. La verità è che l'odio è ignorante. L'odio destabilizza la macchina perché non può essere debellato, può essere veicolato ma non costretto e non ci sono fattori che ne garantiscano la stabilità. L'odio è cattivo perché prevede che si metta solo se stessi su entrambi i piatti della bilancia e non ci siano altre alternative. Ma l'odio è anche un'altra cosa è la dichiarazione della solitudine, della frustrazione e dell'incomprensione. Così il Diavolo deve uccidere Diego perché non diventi "Il nobel dell'amore". Lo deve uccidere perché sarebbe il suo antagonista, perché non ricrei negli altri immagini di un mondo bello attutendo possibili sentimenti d'odio e d'invidia e lo deve fare per evitare che la separazione fra il gruppo della società con il buio dell'odio non si ingigantisca ulteriormente facendolo rimanere ulteriormente isolato e incompreso, forse più, di come lo è ora. E' per questo che il diavolo di questa storia è circondato da esseri surreali che non potrebbero stare in mezzo agli altri e che non sono in grado di elaborare concetti basici. Non riuscirebbero mai ad integrarsi nella comunità, così come i cani parlanti, che rappresentano la "storia" di un passato di soprusi, ma che, vivendo con quell'eterno rancore e nel rivangare il passato stesso, non riescono ad essere parte di nessuna delle due società. Spuntano un po' così, senza un'anticipazione e senza che nessuno chieda nulla. Non sono l'odio, perché, nella loro esclusione, non sono isolati o incompresi ma non un gruppo che ha un obiettivo.

Ecco, questo è il libro che ho letto io e del quale sono rimasta stregata. Se Pasolini, nel corso degli ultimi anni della sua vita -quelli degli "Scritti corsari"- era come Orwell - quando, di ritorno dalla guerra di secessione spagnola, deluso perché i poteri che dovevano cambiare il mondo erano identici a quelli che stavano combattendo e lo descriveva in 1984 e ne La fattoria degli animali-, lo è anche De Crécy a suo modo. 
La rappresentazione satirica di questa storia è feroce, se letta in questo modo, e non lascia spazio a soluzioni o spiragli di salvezza, come nella migliore delle tradizioni classiche distopiche. Probabilmente perché la grande metafora della distopia non serve a dirci come cambiare, ma a farci leggere, attraverso una "realtà altra", i meccanismi che la generano. La storia di Diego che un bel giorno arrivò da chissà dove, su una nave al porto di New York-sur-Loire è tutta qua: quella di una foca, che nemmeno sbarcata rischiava la vita per diventare un simbolo della schiavitù moderna. Un simbolo "innocuo e tenero" che non aveva condiviso e a cui non aveva aderito. Un "simbolo" non aveva altro scopo che creare un diversivo, da una realtà che vede macchina complessa che schiaccia tutto ciò da cui è alimentata e che ha bisogno, come il governatore, di continue iniezioni di nuove leve e di nuove lealtà cieche al potere vigente. 
A raccontarvi le peripezie di Diego ci sarà un faccione di un uomo che ha perso il corpo, dall'aspetto un po' da clown e un po' da marshmallow, e che vi farà, con il ghigno del satiro greco, da cicerone in questa storia raccontando come, da quando siamo nati, il mondo che pensiamo di creare ci inscatola e non ci appartiene. Siamo noi ad appartenere a lui.

Libro davvero stupendo e imperdibile.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Il celestiale Bibendum
Nicolas De Crécy
Eris Edizioni, ed. 2015
Traduzione di F. Ledvinka
Collana "Kina"
Prezzo 22,00€



Fonte: LettureSconclusionate


giovedì 23 febbraio 2017

I vizi segreti dell'editore...

Vi ricordate di Eliana Corrado?  Qualche tempo fa ci aveva raccontato cosa succede quando l'editrice esce per andare a a comprare un paio di scarpe... Ma altri segreti, segretissimi si nascondo in redazione da Scrittura&Scritture e oggi, facendo ben attenzione a non farci vedere, possiamo "rubare" una discussione in redazione... Per cui, in punta di piedi vi lascio a lei! Non fate rumore!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Fonte (Immagine di fondo): Pexels


Breve battaglia in Corrado’s house


Casa editrice Scrittura & Scritture. Interno giorno.
“Ciao. Novità? Sono ancora in tempo per il caffè?”. Eliana poggia sul tavolino il sacchetto di una libreria.
“Sì, ci vuole proprio, il telefono oggi non smette di squillare”. Chantal sbircia il sacchetto e riconosce il logo stampato sopra. “Ancora libri? E questo vai facendo: ecco perché dalle poste rientri sempre tardi: c’è fila, c’è fila,” dice canzonando il leit motiv di una giornata alle poste per spedizioni varie.  “E invece vai in libreria a comprare robe americane. Immagino sia uno di quelli che piacciono solo a te”.
“E dai! Lo sai che la libreria sta proprio di fronte all'ufficio postale, e c’ha sempre l’angolo delle occasioni. E poi, che significa “quelle robe americane”?”
“Lo sai bene! Quelli dove c’è il solito morto ammazzato, il commissario coi super poteri che indaga… l’avvocato che fa pure l’investigatore, insomma, quelle robe americane”.
“Guarda, beviti il caffè che è meglio! E poi, scusa, eh, mi sembri il bue che dice cornuto all'asino. Non hai forse proprio ieri comprato anche tu uno di quei libri che piacciono solo a te?”. Il tono è quello tra il canzonatorio e lo sfottò, giusto per rimanere nella scia inaugurata da Chantal prima.
“Vuoi mettere?! No, scusa, tu davvero vuoi mettere Malacqua di  Nicola Pugliese con… com'è che si chiama il tuo thrillerone, perché di sicuro sarà uno di quelli…”. E la testa è già dentro al sacchetto,  le mani  frugano curiose. Tira fuori un meraviglioso, e corposo, Io confesso di John Grisham. E la faccia che fa è un tutto dire: “E io lo sapevo!”.
“Uffà, ma che vuoi? Io t’ho detto niente su Malacqua? Che tra l’altro già hai letto, lo hai pure prestato a destra e a manca non ti è tornato indietro e ora te lo sei pure ricomprato perché… com'era? Non si può non avere un libro del genere nella propria libreria”. Lo sfottò è oramai in modalità ON e sarà difficile che la conversazione viri su toni più socie-voli.  “Malacqua è un grande libro, potente, importante, ma a volte uno pure vuole “sbariare”, vuole lèggere leggèro, altro. Jà…”

“Ma dico io, con tanti bei libri di bravi scrittori italiani che ci sono, tu che vai a comprare?”
“Mado’, e che pesante che sei? Ma io dico: sarò libera di leggere ciò che voglio? Non sarai mica di quelli con la puzzetta sotto al naso che “io solo robe intellettuali e di grandi spessore”. L’arrotamento della r amplifica il grado di presa in giro, diventando a dir poco insopportabile.
A entrambe.
“Ma stai scherzando, spero? Io la “puzzetta sotto al naso”? Ma se per politica editoriale ci siamo imposte di non avere preclusioni di alcun tipo!”
“Appunto, e allora?”
“E allora… quando lo finisci me lo passi?”

Le risate scoppiano sull'aroma del caffè che ha invaso la redazione. Il telefono che squilla in precisa sintonia col citofono costringe le due socie a dividersi le incombenze e a riprendere la routine del lavoro redazionale. A chiusura, ciascuna delle due avrà voglia di andare a casa a leggere un libro, a qualunque genere appartenga.



Eliana Corrado
Scrittura & Scritture
Corso Vittorio Emanuele, 421 – 80135 Napoli
Tel. e fax: 081/5449624


mercoledì 22 febbraio 2017

[Dal libro che sto leggendo...] La penultima città

Fonte: Las Vegas Edizioni

Oggi parliamo di "distopie" e in particolare del lavoro di Piero Calò che immagina in un futuro non molto lontano una città, Torello, dove ogni giorno scoppia una bomba. Nell'epoca in cui ci porta il denaro è stato abolito e i paesi dell'occidente si sono uniti nella "Giolla Unita". Una serie di personaggi surreali popolano questo mondo e noi li seguiamo attraverso le situazioni che li portano a incontrarsi e scontrarsi alla ricerca del mistero del perché, a Torello, ogni giorno scoppia una bomba.

E' una scrittura decisamente particolare quella di Calò che fa perno più sulle immagini, che i termini richiamano, che sul significato del singolo vocabolo. E' quindi un libro che assorbe tutta l'attenzione del lettore, che si ritrova a calarsi in questa atmosfera a tinte psichedeliche fra personaggi improbabili ma non impossibili.
Non posso dire di più perché è fra quelli iniziati e quindi ne riparleremo, quando l'avrò finito, in recensione!
Buone letture,
Simona Scravaglieri


Capitolo 1 

La regola di Torello 
Dove chi non sa continua a fare e chi sa non sa che fare  


Il calcinaccio era schizzato veloce di taglio sulla fronte di Flora e la pietra aveva fatto polvere e la carne aveva fatto scandalo, cioè sangue. Poi, il buio. 

Altro non si ricordava, Flora, salvo che perse i sensi molto lentamente, con la grazia di un ballerino che si piega a qualcosa di sconveniente eppure inevitabile. Svenne inginocchiato, Flora, e sembrava chiedere perdono. 
Tutto intorno prese a sciamare un terno secco di omini che un po’ se la ridevano e molto imprecavano verso la fascetta nera del Contenimento, riottosa a risalire sul braccio ma segno inequivocabile che a comandare erano loro, e la comanda era che i curiosi curiosassero pure ma lontani dal cornicione pericolante mentre loro dispiegavano il Soccorso Pronto. 
Flora rimase inginocchiato per una buona mezz’ora, poco disturbato dal protocollo di sicurezza che ristabiliva l’ordine sconvolto di Torello. 
Di fronte c’era un maxischermo che continuava imperterrito a trasmettere immagini mute in diretta da Berlino, dove una piccola folla si affrettava ad attraversare una via ingolfata dal traffico a piedi mentre un’incoerente bolla di palloncini rossi si stava alzando al cielo nel freddo di quella che una volta si chiamava Germania. 
A Torello il capannello intorno alle immagini si stava infittendo, incoraggiato dai tizi del Contenimento, e i bravi cittadini si godevano Berlino by night. 
Flora continuava a restarsene incosciente, col collo piegato in avanti e il sangue che scorreva scandalosamente denso dalla fronte al selciato. Giona Paraponzi lo aveva avvolto in una coperta di fresco lana e gli aveva frugato professionale la tasca del cappottino a tre bottoni per estirparne il portafogli; poi si era concentrato sul danno maggiore, una vecchietta colpita al fianco da qualche scheggia che si lamentava con l’“ohi ohi ohi” basso e costante più di capriccio che di dolore. Roba semplice, da codice 1. 
La prima barella fu tutta sua e quella per ringraziare cacciò un urlo isterico che fece risvegliare Flora che d’istinto si strinse la coperta sulle spalle. 
Giona Paraponzi gli si avvicinò con il portafogli in mano che restituì con una certa enfasi, e Flora se lo riprese con un gesto molle ma veloce e annuì a Giona che lo invitava a guardarsi la bella Berlino sul maxischermo pure lui oppure a tornarsene a casa con la borsa di ghiaccio in fronte. 
Flora si guardò intorno, era ritornata la calma; stonava solo il palazzo di fronte, già transennato con la plastica rossa e bianca. Annuì una seconda volta e prese la direzione di casa bardato della coperta e della borsa del ghiaccio, tanto se le sarebbero andate a riprendere con calma. 
Il capannello dei curiosi si disfece con la stessa convinzione con cui si era composto e ognuno riprese la propria strada felice di quella perdita di tempo. Quelli del Contenimento, a un gesto di Giona Paraponzi che li comandava, si tolsero dal braccio la fascia nera che anche a scendere poneva difficoltà. L’operazione di soccorso era terminata. 
A Torello è scoppiata una bomba. Beh, a Torello scoppia una bomba ogni giorno. Ci sono abituati.
Questo pezzo è tratto da:

La penultima città
Piero Calò
Las Vegas Edizioni, ed. 2013
Collana "I Jackpot"
Prezzo 15,00€


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lunedì 20 febbraio 2017

Diario di un mese di libri... Gennaio 2017

Fonte (Immagine di fondo): Marketing creativo
I libri a 360° gradi di Yusuke Oono

Libri comprati:

"The dome", Stephen King - Sperling&Kupfer ( usato)
"Il circolo Pickwick", Charles Dickens - Adelphi (Usato - regalo)
"Leggende del palazzo del governatore", Nathaniel Hawthorne - Marsilio (Usato)


Libri regalati

"La tua ombra sta ridendo", Gianfranco Mascia - Arkadia Editore
"I tre volti di Ecate", Vito Santoro - Edizioni Spartaco
Un libro di Emilio Paterna (regalo di mia madre)

Libri letti

"La legge e la signora", Wilkie Collins - Fazi editore 
"I nerd Salveranno il mondo", Fulvio Gatti - Las Vegas Edizioni 
"Raffles. The Amateur Cracksman", E.W. Hornung - CasaSirio Editore

Libri in lettura

"Fine turno", Stephen King - Sperling&Kupfer (Finito Febbraio)
"Sicilia terra bruciata", Vincenzo Maimone - Fratelli Frilli Editori
Un libro di Dan Simons


Cominciamo questo mese, che non è stato un granché, con una bella immagine. Stavo cercando qualcosa di bello che mi ricordasse quanto mi piace Gennaio e mi sono imbattuta nei libri a 360° di Yusuke Oono e vi invito ad andare sulla pagina linkata, sotto la foto, per vedere quanti belli siano. Non è una gran mossa per iniziare il post, ma io ne sono rimasta stregata davvero! Fattori non collaborativi è che non mi riesco ad entusiasmare di quello che leggo; non che non sia bello è solo che quella alchimia che capita con alcuni libri, questo mese non c'è stata. Se poi ci aggiungiamo che la mia vita sul raccordo si è allungata in file che mi tengono quasi due ore in mezzo al traffico il quadro e un periodo complicato in ufficio, il quadro è completo. Ok, smarcato l'attimo depressione-amica-mia, qualche fattore interessante c'è stato. 

Intanto ho scoperto che la trilogia, che io chiamo di Mr. Mercedes, si chiama effettivamente "Trilogia di Hodges" e agli inizi di febbraio sono riuscita a terminare "Fine turno" che mi è piaciuto. Un po' meno movimentato e ritmato di "Chi perde paga", ma sicuramente più di "MR. Mercedes" ha completato il quadro composto da King che, tutto sommato, non mi è dispiaciuto. Diciamo che, se stabiliamo che la parte di tensione è meno importante della vicenda, l'intreccio di vite nel mondo di Hodges è sicuramente credibile e molto ben gestito. Se con il primo eravamo di fronte a cause decisamente verosimiglianti, man mano che i libri procedono entriamo nel mondo del "possibile" ma non del "dimostrabile" che, con la conclusione finale, lascia un po' l'amaro in bocca perché non c'è una reale spiegazione del perché questo avvenga. E' soprannaturale e basta, lascia intendere l'autore. Null'altro. Ecco, questo mi perplime un po' e già vedo gli ammiratori di King, tra i miei amici, partire in quarta dicendo cose del tipo  "Forse non hai iniziato dai libri giusti" o, peggio, "non è l'autore per te, è una questione di gusti". Ecco, non fatelo,  Mi sono girata un sacco di sinossi dei libri di King, ne ha scritti un sacco, e riconosco che abbia un talento particolare per immaginare situazioni e mondi che possano creare situazioni differenti dalla massa. Mi stupisce solo che non approfitti del materiale, che immagina in maniera così geniale, fino in fondo.

Comunque finalmente mi sono concessa un titolo che anelavo da un po', ma che ho sempre messo da parte per il costo un po' proibitivo: "The dome". Il libro che ha dato vita alla serie TV, che riporta il titolo originale "Under the dome". Ho visto questa serie TV come fosse una droga, mi è piaciuta da morire perché l'idea di base era decisamente diversa dal solito. Siamo a Chester's Mill nel Maine e un bel giorno, senza alcun preavviso, la cittadina si trova separata dal mondo: una cupola trasparente è caduta dall'alto -chissà da dove e perché- isolando chi sta dentro da chi è fuori. Chi è dentro ha un ecosistema a parte: ha campi, un pezzo di mare, prati, la città. Potrebbe considerarsi "autosufficiente" se non che che tutti i mezzi di base (elettricità, comunicazioni, acqua, gas) sono tagliati di netto. Anche la cupola, sebbene permetta alla luce di entrare, ha un limite: non avendo un grande scambio con l'esterno di aria, rischia di non riuscire a far uscire gas tossici e di fare da lente d'ingrandimento per la luce in ingresso provocando incendi ma anche un'eccessiva evaporazione dell'acqua. Io l'ho trovata geniale, come anche l'inizio della serie stessa in cui, uno dei protagonisti, Barbie (soprannome) mentre scappa dalla città , dopo aver commesso un delitto, si ritrova a vedere da vicino la "calata della cupola" che divide letteralmente a metà una mucca. Alt, piano con gli animalismi facili! La trovo un'immagine d'impatto che evidenzia la separazione senza deroghe. E' un'imposizione chiara per il telespettatore. 

Comprare il libro significa vedere se King, nonostante abbia partecipato alle riprese delle varie stagioni, sia stato più coerente nel libro. Ci sono alcuni punti della sceneggiatura che non mi convincono fino in fondo e, le stagioni dopo la prima, sembrano essere fatte per accontentare più gli amanti della serie che in virtù di una vicenda non conclusa e, leggere il libro, potrebbe essere una buona occasione per verificare. A questo aggiungiamo una nota per curiosi: su Wikipedia alla voce "The dome" si trova scritto che questo libro era stato iniziato in gioventù da King e accantonato perchè non si sentiva all'altezza allora. Il titolo di quel testo era "The Cannibals"; King lo ha ripreso in mano e pubblicato nel 2009. Più che una serie di Fantascienza, come segnala wikipedia, qui è più distopia, ed è una forma di distopia diversa dal solito, ovvero quella in cui la riorganizzazione del gruppo sociale non avviene in momenti post bellici o catastrofi naturali. Qui vige una semplice separazione e gli abitanti di Chester's Mill vivono loro malgrado come fossero cavie da laboratorio. E questo soddisfa perfettamente la mia anima perrottiana per la visione dall'alto di situazioni e osservazione delle scelte delle singole pedine sul campo da gioco. 

Tra i titoli comprati figurano anche "Il circolo Pickwick" che voglio regalare ad Angela Cannucciari, alla quale si può dire che ho fatto una capa tanta con questo classico. E' un libro davvero divertente, che ho apprezzato molto più ora di quando ero ragazzina. Quello che mi urtava era il continuo introdurre personaggi e storie differenti. Il punto è che, essendo uscite settimanali, dovevano dare al lettore una storia fatta e finita e, nel frattempo, dargli informazioni sulla storia principale. Secondo me un libro che va letto sicuramente da grandi e non da ragazzini, potremmo non apprezzare fino in fondo la satira verso la politica, la giustizia, gli avvocati, la prigione e chi più ne ha più ne metta ma Dickens non solo è feroce nella sua verisimiglianza ma decisamente raffinato nel non essere diretto. Nello stesso ordine c'era anche "Leggende del palazzo del governatore", Nathaniel Hawthorne. Sono quattro racconti ambientati nello stesso palazzo regio che si trova a Boston. Il comun denominatore è un ballo che si è tenuto a palazzo in cui sono accadute cose che hanno generato 4 misteri e, ogni storia, ne chiarisce uno.

"I tre volti di Ecate", Vito Santoro. Sapevo che sarebbe arrivato ed è uno dei prossimi libri che leggerò. Con Vito ci siamo conosciuti per caso e io sono molto contenta del suo debutto, soprattutto con una casa editrice così di pregio, come è Spartaco Edizioni. E' la storia di due ladruncoli che su commissione rubano una statua. Sarebbe un solo caso di furto se non fosse che il giorno successivo accanto al piedistallo vuoto viene ritrovato un cadavere. Non è solo il mistero, il punto della storia, ma l'intricato gioco di forze che vengono schierate da un lato, quello dell'inchiesta, e dall'altro quello dei ladri.

Il libro di Emilio Paterna  invece è stato un regalo di mia madre. Il problema del fatto che non viene evidenziato il titolo dell'opera e la casa editrice è che quest'ultima non risulta essere in regola e, per le motivazioni più dettagliate che riguardano anche il libro di Simons che ho in lettura, vi rimando al post "Il lato oscuro dell'editoria..." su editoria e collaboratori non pagati.

Visto che parliamo di libri in lettura ho da finire "Sicilia terra bruciata" di Vincenzo Maimone. Non ho avuto molto tempo da dedicargli ma conto di finirlo al più presto.

Tra i finiti di Gennaio c'è l'interessantissima idea di Wilkie Collins per "La legge e la signora". Prova interessante anche se il mio amore per Miss Gwilt di Armadale non è ancora stata surclassata. E' vero, la nostra protagonista è un mix di quelle dei libri di Wilkie però è vero che la pietà, l'attenzione, la dedizione nel descriverla che ha avuto con Miss Gwilt, Collins, non l'ha avuta con nessuna delle altre. La storia è interessante perché è la prima volta che una donna dell'ottocento viene immaginata ad investigare ma Collins riesce a mitigare questo aspetto per renderlo appetibile ai lettori del tempo e accattivante alle donne. Libro di cui, invece, vi devo ancora parlare è "I nerd Salveranno il mondo"di Fulvio Gatti. Libro il libro centra il proprio obiettivo, ovvero raccontare come possa essere diventato, un movimento bistrattato come quello nerd così commerciale e diffuso. Siamo tutti nerd? In effetti no, stando a quel che si legge, siamo dipendenti da mode e franchising ma se non comprendiamo quello che c'è dietro è un po' difficile essere ciò che non si comprende. Ecco, io ho avuto bisogno di qualche spiegazione in più per riuscire a capire e a contestualizzare il fenomeno precedente.

Ho rimediato alla mia carenza della prima raccolta delle storie di Raffles con :"Raffles. The Amateur Cracksman", E.W. Hornung. E' interessante questo autore che sembra scrivere storie in maniera decisamente ingenua per il linguaggio che adotta. Se poi si va più a fondo, il ritmo e l'atmosfera sono contemporanei, come se fossero state scritte ieri e invece sono lavori della fine dell'ottocento. Raffles è l'anticipazione di un uomo, egocentrico ed eccentrico, supportato da un personaggio secondario che lo colleghi con la realtà che vive, che sarà la base di futuri personaggi altrettanto famosi del novecento.

Tra le altre novità c'è la collaborazione con una rivista online che si chiama "Ultima voce" e che è iniziata alla fine di Gennaio. E' successo tutto per caso e non credo che parlerò solo di libri. Ve ne parlerò più in là visto che questa collaborazione è iniziata davvero da poco.

E questo è tutto, per questo mese vi è andata di lusso non trovate?
Con questa rubrica ci rileggiamo il prossimo mese!
Buone letture,
Simona Scravaglieri



giovedì 9 febbraio 2017

[Dal libro che sto leggendo...] I romagnoli ammazzano al mercoledì

Fonte: Las Vegas Edizioni


Due?? Due [Dal libro]? Eh lo so, in merito alle iniziative del #BBB, doveva uscire ieri ma poi c'era un incastro che non andava e quindi abbiamo ricorretto il tiro: ieri King e oggi Bacchilega, che non ci sta male eh... Anzi a dirla tutta dietro l'effetto del primo impatto di persona seria e compunta, lascia una scia dolce amara da noir che ben si abbina con il suo stile. Sì, perché devi un po' essere portato per natura a fare un tipo di scrittura un po' "nera" che risulti al contempo scorrevole e non angosciante ed è questione di talento ragazzi, non c'è nulla da fare...

A questo aggiungiamo anche il rimando, secondo me gustosissimo, a Scerbanenco che ci sta anche bene perché il clima che pervade questo libro ricorda molto il compianto Giorgio. Siamo in Romagna e abbiamo di fronte 4 quarantenni che non hanno mai combinato poi molto nella vita, sopravvivendo con sotterfugi e imbrogli. Eppure in quello che Davide ha individuato, mentre scambiavamo due parole a Più libri più liberi, come "quel momento della vita che è un punto di svolta" i nostri 4 antieroi non sembrano avere alcuna intenzione di cambiare le proprie idee progettando un colpo grosso che dovrebbe cambiare la vita di tutti.

Secondo me ha una bella scrittura scorrevole e piacevole da leggere, la storia sembra interessante e ne riparleremo quando l'avrò ultimato e vi farò la recensione. Per ora vi faccio sbirciare nelle prime pagine!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Giovedì  

SexyRosy56 ciabatta verso il bagno trascinandosi dietro la luce asmatica del mattino, la pera cotta del suo culo cascante, ali di pelle pendenti dalla schiena come uno spinnaker strappato dalla bufera e quei cinque anni d’età che in chat si è levata, mentre dal vivo appesantiscono indelicati quel 56 in fondo al nickname, forse il numero delle ultime candeline spente, forse la sua data di nascita, la sostanza non cambia. 
La sostanza è che SexyRosy56 è una Tardona Assassina, cioè quel genere di donna che non si arrende neanche davanti al bazooka dell’evidenza e che nei suoi bei safari via web si ostina ad andare a caccia di begli esemplari di maschio come il qui presente, da accalappiare ed esporre come un trofeo del vizio, da comandare e frustare secondo lo sfizio, trastullandosi al gioco dell’inflessibile domatrice e del tigrotto ammaestrato. 
Praticamente, la Moira Orfei dell’erotismo. 
Sì padrona, adesso salto nel cerchio. Sì padrona, se vuoi mi tuffo nel fuoco. Sì padrona, sono la tua docile belva consegnata a domicilio, Iva e trasporto inclusi nel prezzo, come è inclusa questa vertiginosa differenza d’età che ti fa frullare la testa, ché trentanove sono gli anni miei, e mentre ti ritiri nel cesso cercando di rimettere in sesto i dissesti di questa notte selvaggia, io mi rialzo felino dal tuo lettone a baldacchino. 
Perché ieri sera, appena rientrati a casa tua, non mi è certo sfuggito dove hai lasciato cadere quella bella collanina d’oro che ti ornava il sovraesposto décolleté. Quella collanina che hai tanto maneggiato durante la cena al tuo ristorante preferito, mentre mi parlavi, sorridevi e desideravi. E che non ho perso d’occhio per tutto il tempo, lasciandoti credere che ambivo alle tette e non al bottino. Alla buonanima cornuta del tuo vecchio sposo sarà costata un rene e tanto fegato. Magari te l’avrà pure regalata per amore, o forse per riparare a un malestro coniugale. 
Comunque non mi importa dell’origine di quel tesoretto, mi importa del suo destino. Quindi mi rinfilo addosso la mia tenuta da appuntamento galante: camicia bianca con i gemelli e abito scuro gessato fino. Le scarpe inglesi su misura le tengo invece in mano, perché è meglio evitare rumori sospetti: anche le donne con problemi di udito, come quelle che di solito frequento, hanno l’orecchio assoluto nel riconoscere i passi di un uomo che se ne va, lasciandole sole. 
E mentre la porta chiusa del bagno mi restituisce un rassicurante scroscio d’acqua provenire dal lavandino e l’inquietante vocina della Tardona Assassina canticchiare Like a Virgin , mi dirigo verso la stanza guardaroba di SexyRosy56, dove il suo portagioie è rimasto libero dal mini lucchetto che normalmente lo protegge. È stata infatti un’ottima idea scassinare il suo cuore generoso e fibrillato, e a seguire tutto il resto, invece che perdere tempo con serrature ghignose. 
Flashback di SexyRosy56 che si leva la collana, che la rimette nello scrigno, che sta per richiudere lo scrigno con il lucchetto, che desiste dal tentativo perché la sua mano è afferrata dalla mia e appoggiata con fermezza proprio là, su una certa zona dei pantaloni che, vista la mia natura di nobiluomo e vista la proprietà di quella zona di imbizzarrirsi facilmente, chiamerò signorilmente “cavallo”. 
Like a virgin, touched for the very first time ”, si sgola di là nel cesso la mia Tardona Assassina. Se solo sapesse che ha appena conosciuto il Playboy della Truffa, come ho letto sul giornale l’altro giorno, o Ruben Fontana, come si legge invece sulla mia carta d’identità, avrebbe pochi motivi per fare la vedova allegra. 
Velocemente svuoto il portagioie: collanine, anelli, orecchini, ninnoli di varie fogge ed epoche. Roba buona per alcuni ricettatori di mia conoscenza. Ottima anche per certi gioiellieri del centro storico allergici alle bolle d’accompagnamento. 
Poi in silenzio apro la porta, esco sul pianerottolo e mi infilo le scarpe inglesi. I pantaloni gonfi d’oro all’altezza delle tasche. 
Nelle orecchie l’eco di Moira Orfei che canta Like a Virgin
E ora, sparire. 
SexyRosy56, è stato bellissimo anche per me.

Questo pezzo è tratto da:

I romagnoli ammazzano il mercoledì
Davide Bacchilega
Las Vegas Edizioni, ed. 2014
Collana "Jackpot"
Prezzo 14,00€


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