venerdì 13 ottobre 2017

"Non Disturbare", Claudio Marinaccio - Due risate d'autore...

Fonte: Pinterest


In queste ultime settimane vi ho parlato un po' di tutto: gialli, romanzi, thriller, saggi sulla vita di grandi personaggi e via dicendo. Ieri mi domandavo cosa mancasse e poi mi è venuto in mente che io, ultimamente, ho letto anche alcuni libri divertenti. L'aspetto bello di leggere un libro divertente è non solo che ridi dall'inizio alla fine ma che anche, se ben scritto, rimani con quella bella sensazione di aver avuto e di essertela pure goduta. Questa è la storia di un autore capellone e figo, che gira in moto e che si inginocchia solo davanti ad un re, suo figlio. E' la storia di casa Marinaccio dove arrivano telefonate dei call center che ti vogliono vendere la qualunque e di un citofono gettonatissimo da venditori di robe varie e compratori di anime per la propria congrega. E' la storia di come affrontare diversamente la pesantezza della vita moderna anche se guardandola questa vita, a volte, pare di scorgere anche il passato da cui viene. Questa è la storia che raccoglie post pubblicati per divertimento che poi sono diventati un libro spassosissimo che fa piacere anche rileggere.

Cosa c'è in questo libro insomma? Non una storia unica ma una serie di dialoghi surreali intervallati da dei piccoli racconti che sono dei castoni estremamente affascinati. Immaginate che in una casa vi siano due coniugi, nell'altra stanza sentite il loro figlio mentre mugugna concentrato sul gioco che sta facendo. Squilla il telefono di casa e lei sospira quando vede il marito partire di gran carriera per andare a rispondere. Lui alza la cornetta e si pregusta tutti i possibili modi per poter ingarbugliare la precisa scaletta che ogni operatore deve per forza seguire per poter costringere il malcapitato ad acquistare quello che sta vendendo. Ecco, questo è quello che immagino avvenga giornalmente in casa Marinaccio. Il resto come i dialoghi, la perplessità del povero operatore incappato in questa situazione surreale o il testimone di Geova che ha citofonato al campanello -che si sa essere l'antro della prova più ardua della sua vita-, è tutto scritto da Claudio e, sebbene sia fatto di botta e risposta velocissimi e che non danno scampo, il tutto è davvero divertente.

Ecco se non siete pronti ad accettare che si possa comprare un buon libro possa anche suscitare ilarità avete un concetto ben strano della letteratura. Se c'è una cosa che ricordo come la prima volta che l'ho letto, è le risate che mi sono fatta quando leggevo dell'annosa lotta per smettere di fumare ne "La coscienza di Zeno" e come mi sono stupita che un "classico" potesse esser così divertente, non tutto d'accordo, ma quel pezzo era davvero spettacolare. E Claudio ce lo dimostra con quelle piccole ma sentite piccole foto di situazioni, che ci racconta a puntino, in piccoli capitoli che intervallano i dialoghi. Non è solo un interrompere il ritmo dell'ironia, ma è un vero e proprio momento di relax fra lettore e scrittore  a dimostrazione che la realtà ci riserva più di quel che ti aspetti e che suscita emozioni solo se la si sa raccontare senza orpelli di sorta. Così la coppia anziana che mangia al ristornate, il saccente del bar e via dicendo, tradiscono il senso del mondo che passa e ci permettono di guardare in faccia un'altra epoca e un altro modo di pensare. Non è che non si evolva, ma solo che, ad una certa età, non si è più flessibili come una volta - sia fisicamente che intellettualmente - e certe volte l'adattamento richiede più volontà e tempo del previsto.

A questo fa da contraltare la considerazione che il marketing stia impoverendo il mondo della vendita e l'uomo in generale. La normalizzazione dell'uomo e l'incasellamento in tipologie di utenza fanno sì che l'operatore non possa inizialmente e non voglia successivamente andare oltre la strada che gli viene imposta. Diventa difficile capire che chi stai chiamando è una persona e che devi interagire con lei per arrivare al nocciolo duro e poter vendere. Così quando l'operatore che immagina e rappresenta nitidamente Marinaccio arriva a chiamare proprio lui la contrapposizione fra marketing e uomo diventa come quella fra ordine limitante e caos creativo. Inutile che vi dica chi vince. Dei dialoghi qui riportati solo alcuni sono usciti su FaceBook e hanno avuto un gran successo e io non nascondo che, contrariamente alla mie abitudini, ogni tanto vado sulla bacheca di Claudio a vedere se ne ha pubblicato un altro.
La scrittura è fresca, ritmata e divertente. Non è eccessiva, l'alternaza fra dialoghi ironici e i piccoli castoni è ben dosata. Ben scritto, nessuna parola più del necessario serve né per la battuta e tanto meno per i momenti un po' più seri. Nella speranza di non ritrovarmelo davanti a qualche cantiere, ne sarebbe capace, a commentare con i nonnetti lo stato dei lavori, io vi consiglio di darci uno sguardo a questo libro, di certo non lo rimetterete giù. Ricordate che una risata non ha mai fatto male a nessuno.

Buone letture,
Simona Scravaglieri 


Non disturbare
Claudio Marinaccio
Miraggi Edizioni, Ed. 2017
Collana "Golem"
Prezzo 12,00€



giovedì 12 ottobre 2017

"Lizzie", Shirley Jackson - Il tradimento de "La lotteria"...

Eleanor Parker in "Lizzie"
Fonte: Eleanor Parker Blog

E mi piange davvero il cuore a scrivere questa recensione probabilmente perchè, a mia memoria, mai un libro Adelphi mi aveva lasciata più sconcertata e in più perché io, su Shirley Jackson, riponevo un sacco di speranze dopo aver letto "La lotteria" una piccola, ma davvero stupenda, raccolta di racconti. Il problema del libro di oggi è quello che sembra che l'idea geniale sia sfumata ancora prima di arrivare a metà libro. La storia, che avrebbe potuto percorrere strani e tortuosi anfratti della psiche umana contando sulla malattia di un unico personaggio, si sgretola pian piano perdendo tutto il suo smalto risolvendosi in un, per nulla atteso, finale che suona un po' farlocco. Non c'è soddisfazione nell'aver percorso tutto questo viaggio con la nostra Elisabeth e le sue altre proiezioni, perché nessuno dei possibili inferni  paradisi prospettati si rivela un'evoluzione della giovane ma si fa solo notare per poi sfumare in attesa del successivo. 

Elisabeth è la protagonista di questa storia che sembra essere stata scritta immaginandola come tradotta per essere messa in scena. Con lei un medico, riconosciuto psichiatra di valore, e la zia di lei, altera e bisbetica ed egocentrica zitella, sorella della madre di Lizzie. Immaginate un sipario che si apre su una scena di un ufficio di un museo e una giovane ragazza vestita, almeno nel mio personale immaginario, come le sue coetanee degli anni '40. Appoggia la borsetta sul tavolo, si siede alla scrivania e sbircia il tavolo che ha lasciato prima di uscire a pranzo. C'è un foglio con qualcosa scritto sopra, con la mano lo prende per leggerlo con più comodità nel mentre si siede. E' una serie di minacce e, la nostra, non mostra alcun segno di paura ma si domanda chi sia stato a lasciarla lì incompiuta. La riguarda, piega il foglio e lo infila in borsetta; lo porterà a casa e lo chiuderà nella cappelliera dove custodisce, da occhi indiscreti, tutto ciò che ritiene personale e privato. Elisabeth non parla, è schiva e riservatissima, talmente tanto che in ufficio nemmeno notano se ci sia oppure no. Ha perso la madre da giovane e erediterà i soldi lasciati dal padre solo alla sua maggiore età, vive con la zia che ha il compito di amministrare con estrema parsimonia e profitto il suo lascito. Poi un giorno scatta una parola fuori posto, dopo qualche tempo un'intera serata di ingiurie, di cui Elisabeth non ricorda assolutamente nulla. Tutti questi fatti strani per una giovane così educata  convincono la zia che, la nipote, si debba far vedere da un medico visto che oltretutto lamenta dolori vari. E' così che Elisabeth conoscerà il suo psichiatra e che, il dottor Wright, conoscerà tutte le sfaccettature della giovane.

E' in pratica un'evoluzione de "Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mr Hyde" questa storia, lì c'era una trasformazione dello stesso protagonista grazie ad una pozione e qui avviene grazie alle sedute ipnotiche. Solo che non sono solo tre Elisabeth quelle che si presentano a Wright ma quattro. Hanno tutte un elemento distintivo: la schiva, la dolce, la birichina e la sboccata. Ecco, per quanto mi riguarda il "thriller" si ferma qui, quando le quattro capiscono che una deve surclassare le altre per continuare ad esistere e il "nero" si era già fermato alla prima descrizione dell'austera carta da parati della casa della zia di Lizzie. Quando finalmente tutte le personalità si manifestano, il tutto diventa più confuso perché le varie voci non sono così riconoscibili e quindi in più punti tocca rivedere tutto il dialogo che si sta leggendo per capire chi sta parlando. In più, mano a mano che la storia va avanti rallenta il ritmo fino a diventare quasi statica in alcuni momenti descrittivi che nulla aggiungono, anzi ammazzano, l'attenzione del lettore. E' in quei momenti che, conoscendo altro dell'autrice, sembra quasi che si sia persa anche lei. Le situazioni stagnano e non vanno avanti e persino una fuga si risolve in un nulla di fatto. Non coglie alcuna occasione di quelle che si creano e quindi la tensione andando avanti scema e diventa difficile proseguire con la lettura.

Ed è un peccato perché l'idea di partenza era davvero accattivante e anche i personaggi sembravano adatti a quello che doveva essere un thriller in continuo crescendo che, nella realtà invece, si risolve in poche azioni e in lunghe descrizioni che non portano ad ulteriori sviluppi. Potremmo dire che questa incostanza nel ritmo è una metafora degli stadi di cura? No, affatto, persino lo psichiatra ad un certo punto perde di credibilità, l'unica che rimane perfettamente nitida e coerente è la zia, sebbene ogni tanto le si metta in bocca discorsi senza senso perché non sono premonizioni di cose che in realtà avverranno. 
Nulla è rimasto della raccolta di racconti che avevo letto tempo fa, non c'è genialità, creatività o capacità di far sentire il gelo dell'ansia anche in una giornata di sole. La penna della Jackson invece diventa noiosa e tortuosa, quasi persa in un mare di strade che non vuole percorrere e decide di rimanere ai margini annichilendo ogni possibilità di rendere tangibili le emozioni dei suoi personaggi.
E' per questo che rimane persistente questa sensazione che sia stato scritto non per leggerlo ma solo per metterlo in scena.

E' un peccato dire che non mi è piaciuto, ma purtroppo è successo. Non è un thriller, non ha nemmeno un'anima nera, ha solo una pesantezza di narrazione e di descrizioni evidentemente non generata come effetto voluto ma che sembra sinonimo di una storia sfumata già prima di finire di scriverla. Così le profondità delle situazioni si annullano diventando immagini bidimensionali e statiche, la storia perde di coerenza e il finale sembra un po' farlocco. Leggerò altro della Jackson, ma questo non entrerà fra i suoi lavori, a mio avviso, fra i più riusciti. Peccato, sarà per la prossima volta.  

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Lizzie
Shirley Jackson
Adelphi, Ed.  2014
Traduzione a cura di L. Noulian
Collana "Fabula"
Prezzo 20,00€


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mercoledì 4 ottobre 2017

[Dal libro che sto leggendo] Le sorelle misericordia

Marco Ciriello
Fonte: L'indice dei libri

De "Le sorelle misericordia" ve ne ho parlato venerdì e, a parte la mia necessità di rimettere in pari, quello che ho letto con le recensioni e finalmente destinare il recensito alla libreria o all'oblio di un mercatino, ho scelto volutamente di far uscire l'estratto proprio dopo la recensione. Chiaramente questo non è un libro a oblio, ma da tenere in bella vista in libreria, perché ha talmente tanti aspetti diversi da guardare ed è così veloce e scorrevole da leggere che è quasi un obbligo rileggerlo ogni tanto per vedere "che effetto fa". Sarete d'accordo con la sorella religiosa o con quella atea? Oppure sceglierete di comprendere la posizioni di chi sa già che morirà oppure sceglierete di schierarvi con chi lotta fino all'ultimo? Poi c'è la "divina provvidenza" un po' manzoniana, quella che agisce per smontare ciò che è certo, dando un taglio netto a tutti i fili della storia, che crea effetti decisamente contrastanti, lasciando lettori e protagonisti in sospeso con il fiato.

Fa un po' eretico per me pronunciare Manzoni in una recensione o introduzione ad un romanzo campano. Perché con il tempo, e i libri, ho imparato a leggere e apprezzare la narrativa e la saggistica campana e ne ho scoperto le profonde radici che arrivano ad attaccarsi a secoli di folklore e cultura antecedenti e che sono capaci ancora oggi di stupire i lettori. E sono sempre stata convinta che la letteratura lombarda, che tanto ha dato a quella italiana, abbia surclassato, non sempre a ragione, quella campana in favore della facilità della leggibilità dei testi. Invece è proprio dalla narrativa contemporanea campana viene un'immensa quantità di proposte che rientrano nei generi più letti o che li mischiano ma che creano un ventaglio di storie, racconti e saggi che nulla hanno da invidiare alla proposta contemporanea di altre regioni. Anzi, molto spesso la qualità è così elevata da essere un delitto ignorare questi libri. 

Questo è uno dei casi in cui un racconto lungo diventa come un tomo di quelli in voga oggi, dimostrando che l'immensità delle sfumature umane nelle relazioni con se stessi e con gli altri non necessitano di fronzoli, ma di verità. E per la verità, se lo sai fare, non servono poi tante parole. Bellissimo libro.
Buone letture,
Simona Scravaglieri 

Uno 

La donna che stiamo osservando mentre scopre l'irreversibilità della sua vita per diversi anni è stata il tennis italiano, quarta nella classifica WTA, con un titolo del Grande Slam vinto. Laura Cammarata aveva talento, stile e intelligenza tennistica. Poi c'ha rinunciato, per un balzo d'amore, e religiosità. Non l'ha detto a nessuno, e qui per la prima volta diremo - lasciando comunque all'oscuro gli altri protagonisti di questa storia -, ma quando era uscita inspiegabilmente dalla Road Laver Arena e di fatto dall'Australian Open, interrompendo il match contro Serena Williams che stava vincendo, lo aveva fatto per l'improvvisa apparizione della madre di Cristo, sì, aveva visto la Madonna, dietro la sua avversaria. A lei era sembrato segno evidente, che la invitava a smettere e a cercare una strada diversa. Nemmeno per un attimo aveva provato a pensare che forse quella visione era figlia dell'eccesso di sforzo o concentrazione, che forse era solo un retaggio della sua pur rispettabile ed enorme religiosità. Aveva chiuso e riaperto gli occhi, due volte, guardato meglio e rimesso la pallina in tasca, alzato un braccio, chiamato l'arbitro, si era avvicinata alla rete con più determinazione di Jhon McEnroe, chiesto scusa alla sua avversaria, e via di seguito a tutti quelli che provavano a fermarla, ripetendo sempre le stesse due parole: Non posso, Non posso, Non posso; e poi aveva infilato il tunnel che portava agli spogliatoi fra lo sconcerto generale, recitando averpatergloria a bassa voce. E quando si era voltata, nel casino del campo, la Madonna non c'era più. C'era il suo allenatore che sembrava Tony Soprano quando scopre che uno dei suoi è una spia dei federali. In quasi tutte le tivù del mondo i telecronisti si interrogavano tirando in ballo tensione e depressioni, anche notizie di gossip sulla castità della Cammarata e sulle sue preghiere prima delle gare, roba che Kakà appariva un chierichetto in confronto, frase scritta un mucchio di volte. Lei invece, c'aveva giocato con la pubblicità che la ritraeva come «Angelo dei nostri tempi». Altri giorni.

Questo pezzo è tratto da: 

Le sorelle misericordia
Marco Ciriello
Edizioni Spartaco, Ed. 2017
Collana "Dissensi"
Prezzo 8,00€   

venerdì 29 settembre 2017

"Le sorelle misericordia", Marco Ciriello - Si ferma prima...

"Meditation and Mystery"
JERRY UELSMANN
Fonte:Peter Fetterman Gallery


Il libro di oggi è una storia che "si ferma prima". Prima di cosa Simò? Si ferma un pelo prima della fine naturale. Il lavoro di oggi si costruisce con la stessa materia impalpabile e inspiegabile che costituisce la vita: non c'è istruzione per l'uso e nemmeno un'indicazione di quale strada seguire o che di che pericoli arriveranno. Ciriello racconta quasi in presa diretta un momento particolare in cui un paio di vite, che fino a quel momento erano lontane anni luce fisicamente e spiritualmente, si riuniscono, per un certo verso, solo fisicamente. Sono due sorelle che torneranno a vivere insieme; completamente diverse l'una dall'altra si ritrovano in un spazio compresso a dichiararsi amore e guerra, come succede sempre fra due persone che si vogliono bene, perché si conoscevano e perché parenti e quindi è quasi un'affezione dovuta. E' un gioco delle le parti fra due anime che, dopo aver vissuto così a lungo lontane, devono imparare nuovamente a conoscersi e a capirsi, nonché amarsi, non più per convenzione ma per reciproca comprensione.

Sono diversissime, fisicamente e caratterialmente: una bionda e l'altra mora. La prima bella, alta, solare, sportiva e vincente, sceglie di lasciare tutto un giorno, durante una partita: visualizza in un attimo che, quello che sta facendo, non è più quello che vuole per sé stessa. L'altra mora, studiosa e schiva, non così d'impatto come la sorella; ha dovuto costruire, mattone per mattone, quello che è, oggi, il mondo in cui vive da adulta. Eppure, l'immagine che restituiscono, nel confronto una davanti all'altra, è completamente diversa. E poi c'è la malattia che è la scusa e anche il motivo per cui, la casa romana le vede riunirsi, diventa il palcoscenico su cui osservare le schermaglie e le emozioni che regolano le umane relazioni.

La strategia vincente di Ciriello, nel realizzare un lavoro che non rientra nei canoni classici, che è un po' più di un racconto e un po' meno di un romanzo è data dal fatto che prenda, dalle due tipologie, le caratteristiche migliori. Ogni momento, ogni parola, ogni immagine non è un unico ma un insieme come se appartenesse ad un romanzo. E' una storia grande, ingombrante perché gronda di molteplici significati e significanti. Così non esiste solo il confronto fra le due donne, ma quello fra sorelle nella vita e alla ricerca dell'attenzione della madre. C'è anche il pensiero che l'altra abbia avuto quello che invece si voleva per sé stessi. C'è la solitudine del sapere come si è che si acuisce nel momento in cui la tua immagine privata è diversa da quella percepita dagli altri e la profonda frustrazione del non riuscire a spiegarsi con gli altri. C'è l'egoismo di un affetto familiare e il dolore di una perdita, dell'altro e personale, e c'è anche l'accettazione dell'inevitabile. Tutto questo? Ebbene sì e, ironia della sorte, tutto questo non richiede pompose descrizioni, tristi e abbrutite sensazioni da "prossimo al dirupo". Non c'è buio qui, c'è sempre luce. Come avverrebbe per un romanzo, non c'è spazio all'autocompiacimento è necessario non perdere il filo per non distogliere l'attenzione da quel limite naturale della storia, che alla fine "non sarà" anche se arriva.

Ed è questa la cosa che io ho più apprezzato di questo autore: questa storia è viva perché si svolge come si svolgerebbe quella di ognuno di noi. Non ci sono scatti, se non quelli che occorrono nelle questioni di tutti i giorni, la vita qui raccontata è in balia del fato, oggi ci sei, domani anche oppure no. Il problema non diventa più, come succede in molti libri, "cosa sarà dopo di me" ma è cruldemente e semplicemente "cosa rimane di me". Il distacco dalla vita diventa terribile quando pensi di essere dimenticato, ma, quando la morte pensi che sia lontana, la domanda che affiora quando diventi adulto è completamente diversa: riguarda quello che non vedrai, che non sarai, che non proverai. Poi un giorno le tue priorità cambiano, per un qualsiasi motivo e vieni presa da una improvvisa mancanza d'aria. Tutto quello che ti circonda ti è estraneo, tutti coloro che tendono una mano sono fuori luogo, fuori tempo, sconosciuti e lontani. Avviene quando scopri che stai percorrendo una strada che non ti appartiene più e succede altrettanto quando ti comunicano che qualcosa come una malattia ti impedirà di arrivare al prossimo incrocio o a quello successivo. Non c'è deroga, non c'è alternativa: devi adattarti nonostante il mondo vada con un'altra velocità e voglia mantenere lo status quo.

Non vi racconterò altro di questo libro magistralmente scritto, perché non serve. Alla prima riga avevo già detto abbastanza. Come nella vita qui non c'è la speranza che qualcuno possa cambiare il finale ma c'è, comunque, una rassicurante certezza: nessuno può farci nulla, è tutto scritto o lasciato al caso per i più fatalisti. L'ombra che lasci quando non ci sei più non sarà eterna, ma l'intensità delle emozioni che trasmette parla di te ma tu non ci sarai a sentirla e a viverla. Quell'accettazione che alla vista delle emozioni egoistiche di chi non ti vuol perdere è la forma più grande di ribellione che ti permette di vivere intensamente nella tua ombra prima che sia troppo tardi o, almeno, nella speranza di riuscirci. Un concetto profondamente antitetico al sentire del cuore, eppure perfettamente comprensibile.
Ottanta pagine di bellezza senza fine. Leggetelo e basta.

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Le sorelle misericordia
Marco Ciriello
Edizioni Spartaco, ed. 2017
Collana "Dissensi"
Prezzo 8,00€



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mercoledì 27 settembre 2017

[Dal libro che sto leggendo] La bambola di Kokoschka


Alfonso Cruz
Fonte: Wook

Ve ne ho parlato venerdì di " La bambola di Kokoschka" e oggi, giusto per battere il ferro finché è caldo, vi faccio sbirciare il primo capitolo. E' un puzzle di vite e di vicende che va sbrogliato leggendo il libro dall'inizio alla fine, un po' come l'ha concepito l'autore. A Roma a Dicembre, in una intervista rilasciata ai blogger, a domanda diretta, ha spiegato di aver costruito le storie quasi simultaneamente e che queste alla fine si sono riunite naturalmente. E, in effetti, ci sta; il racconto ricostruisce la scena finale passo dopo passo creando nel lettore l'effetto di aggirare il tempo e lo spazio mentre, quando lo guardi alla fine, tutto insieme, il tempo non è stato modificato o artefatto. La storia ha seguito passo dopo passo il tempo che scorreva, ma la realtà del lettore sembra rimanere ferma mentre i fotogrammi di queste vite gli scorrono davanti.

Questo permette all'autore di tessere i fili di tutte le vite dei personaggi incastrandoli in una tela ramificata e perfetta che alla fine ti ammalia. È un lavoro complesso ma davvero affascinante che, difficilmente, non vi lascerà incantati. 
Con il capitolo dell'estratto di oggi siamo a Dresda, sotto assedio. C'è un negozio di uccelli, il cui proprietario è Bonifaz Vogel. Non è che lui volesse proprio il negozio, ma i suoi parenti sono tutti morti e quindi il negozio è rimasto a lui che, tutte le mattine, si alza, si lava e si veste e va in negozio. Entra, fa le pulizie e si siede sulla sedia di paglia ascoltando i trilli dei canarini. Poi un giorno, il pavimento parla, poi comparirà un ragazzo e poi anche una donna. Ci sarà un'altra città, che verrà dopo una notte di tantissime bombe e poi tanto altro.

In fondo all'estratto ci sono i riferimenti di questo libro.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

La voce che proviene dalla terra 

All'età di quarantadue anni, o più precisamente due giorni dopo il suo compleanno, Bonifaz Vogel cominciò a sentire una voce. All'inizio pensò che fossero i topi. Poi, pensò di chiamare qualcuno per liberarsi dai tarli. Qualcosa glielo impedì. Forse il modo in cui la voce glielo aveva ordinato, con l'autorevolezza delle voci che ci abitano più profondamente. Sapeva che tutto ciò che succedeva nella sua testa, ma aveva la strana sensazione che le parole venissero su dal parquet e passassero attraverso di suoi piedi. Provenivano dalle profondità della terra e riempivano il locale che ospitava il negozio di uccelli. Bonifaz Vogel indossava sempre i sandali, anche d'inverno. Sentiva le parole intrufolarsi tra le unghie ingiallite, tra le dita che si contraevano, e si sforzava di ascoltare frasi intere che sbattevano contro le piante dei suoi piedi, si arrampicavano sulle sue gambe bianche e ossute e rimanevano prigioniere nella sua testa grazie al cappello. Provò più volte a toglierselo, per qualche secondo, ma si sentiva nudo.
I capelli di Bonifaz Vogel, molto soffici, erano sempre pettinati, bianchissimi, e sormontati da un cappello di feltro (che alternava, d'estate, con un altro cappello più leggero).
Passava le sue giornate seduto su una sedia in paglia di Vienna che uno zio gli aveva portato dall'Italia.
Ci si era seduto il duce, gli aveva detto suo zio.
Il giorno in cui ricevette la sedia come regalo di compleanno, Bonifaz Vogel la provò e gli piacque. La trovò confortevole, era un bel pezzo d'arredamento, con delle gambe robuste. La prese, la sollevò sopra la testa e la portò nel negozio di uccelli. Un pappagallo fischiò al suo passaggio e Vogel sorrise. Posò la sedia vicino ai canarini e si sedette sotto ai trilli, lasciando che gli riempissero la testa di spazi vuoti.
Quando gli uccessi cantavano con maggiore  intensità, Bonifaz Vogel se ne stava buono per paura che, se si fosse alzato, avrebbe battuto la testa sui trilli belli.

Questo pezzo è tratto da:

La bambola di Kokoschka
Alfonso Cruz
La Nuaova Frontiera, ed. 2016
Traduzione a cura di Marta Silvetti
Collana "Liberamente"
Prezzo 17,00€
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