giovedì 2 febbraio 2017

Indie BBB Café | Las Vegas Edizioni, intervista a Carlotta Borasio



Design: Claudia Maltese


Vi ricordate che vi avevo accennato della nascita di un gruppo di blogger con le quali abbiamo fatto scambi di interviste e un mini calendario dell’avvento sotto natale? Ecco, non era un Club "a tempo", ma proprio un progetto a più largo raggio che, quest’anno, ci porterà di mese in mese a raccontare un editore. Questo progetto è stato chiamato Indie BBB Café. E, per febbraio, è Las Vegas. Sono belli, anche simpatici e, come se questo non bastasse, amano il lavoro che fanno non dimenticando anche di essere lettori appassionati e curiosi e, diciamocelo, sono anche scrittori.
Abbiamo precettato Carlotta Borasio che è un vulcano di idee e che, per me personalmente, è stata anche fonte di ispirazione con i suoi pezzi per il Blog di Las Vegas dedicati al mondo dell’editoria e alle blogger e agli scrittori in particolare.

Le blogger che vi parleranno di questi libri sono: Appunti di una lettrice, Librangolo Acuto, Una banda di Cefali, Il giro del mondo attraverso i libri, Bibliomania, TararabundideeA clacca piace leggere. Tutti gli interventi li troverete raggruppati sulle pagina fan delle blogger e su quella principale del progetto #BBB:

Prima di cominciare vi do tutti i riferimenti per seguire Las Vegas Edizioni:

Il sito di Las Vegas Edizioni



Ciao Carlotta, ci racconti chi c’è dietro Las Vegas Edizioni?



Ciao Simona, dietro Las Vegas edizioni c'è Andrea Malabaila, Sindaco e fondatore della casa editrice, io che mi occupo dell'ufficio stampa e della comunicazione digitale, oltre che del sito e dell'impaginazione dei libri, Chiara Scavino, che si occupa della grafica, Davide Bacchilega, che ci dà consulenze sul marketing, Alessio Furfaro che illustra i Jolly e Marica Andreello che illustra Las Cerezitas. Questa la squadra al completo. In realtà siamo io e Andrea a lavorarci in pianta stabile.





Ci parli di come è nata la casa editrice e quali sono i suoi obiettivi?



La casa editrice è nata nel 2007, nel 2008 sono usciti i primi libri. L'idea era di scovare nuovi talenti, scrittori e scrittrici italiani con una voce nuova, una storia interessante, uno stile riconoscibile. Il nome Las Vegas edizioni l'ha scelto Andrea con l'idea di comunicare i libri in maniera nuova e giocosa: i libri non devono intimorire, mettere soggezione, niente torri d'avorio per noi.





Una delle cose che spesso a mio avviso i lettori dimenticano è di capire chi pubblica i libri che amano e non solo chi li scrive. Trovi che anche per te sia così e come potremmo spiegare l’importanza di capire chi fa editoria per selezionare le opere più affini a noi e per scoprirne di nuove?



Sì, anche per me è così. Gli editori sono un po' pigri a raccontarsi, i lettori sono distratti dalle tante, troppe proposte. Nelle scuole, in TV, sui giornali non si spiega mai (o si spiega poco) qual è il ruolo dell'editore. Poi c'è quest'idea molto romantica, e poco vera, che lo scrittore sia una specie di eremita ispirato che scrive e bon, il libro è lì, pronto per essere pubblicato, sacro nella sua perfezione. Nella realtà le cose sono un po' diverse: spesso fin dalla sua nascita, e a volte anche prima, ci sono un'infinità di persone e di competenze che entrano in gioco. 
Per me capire come si fanno i libri ha inciso moltissimo sulle mie scelte di lettrice. Credo che farebbe bene a tutti trovare un modo accessibile e semplice per raccontare il lavoro dell'editore. Una puntata di SuperQuark? Un reality? (Sky, voglio i diritti!)


Tre collane “I Jackpot” che riuniscono romanzi, raccolte di racconti e antologie, la narrativa per giovani adulti della collana “Las Cerezitas” e “I Jolly” che viaggiano un po’ fra la narrativa, saggistica (oserei dire divertita e divertente) e i manuali. Nascono tutte e tre dal progetto della casa editrice o in tempi diversi? Sono tutte popolate da tutti scrittori italiani che, oggi come oggi, è cosa molto rara, perché prediligere la narrativa italiana?

“I Jackpot” è la prima collana e al momento quella con più titoli. È anche quella che dà maggior identità alla casa editrice. Delle motivazioni abbiamo già parlato sopra: dare voce a nuovi autori, a storie significative e ben scritte, aggiungerei anche: sfidare un po' il lettore. Abbiamo scelto autori italiani per due motivi: fare narrativa straniera è costoso e ci vogliono competenze ed energie che noi non abbiamo. Ma non è stata solo una scelta economica e strategica, volevamo proprio dare spazio ad autori italiani, giovani, bravi, unici. 
“Las Cerezitas” nasce dopo e si arena con due titoli: l'idea era quella di pubblicare titoli "a bollino verde", cioè per tutta la famiglia e con un occhio di riguardo ai ragazzi. Però non riusciamo a trovare titoli nuovi, motivo per cui dal 2013 in quella collana non è uscito più niente. 
“I Jolly” è invece una collana che sta andando piuttosto forte, sia in termini di vendite sia per la qualità del materiale che ci viene proposto. La collana è nata intanto per cercare una nuova nicchia di lettori e anche per provare a fare qualcosa di diverso. In questo lavoro annoiarsi è peccato mortale.


C’è una collana fra quelle che gestite che ti riesce più facile gestire e una che magari è più divertente da popolare? Magari sono la stessa collana oppure tutte?

La narrativa è molto più difficile da comunicare rispetto alla saggistica, a maggior ragione per noi che abbiamo scelto la narrativa non di genere: questo tipo di storie vanno "spiegate" molto di più perché si distinguano e trovino il proprio lettore. La saggistica invece è più semplice: sei appassionato di cinema? Ecco, il titolo che fa per te. Sei un fan di Star Wars? Questo proprio non puoi perdertelo. E via così. 
Io personalmente sono molto affezionata alla collana Las Cerezitas, un po' perché l'ho voluta io, un po' perché il formato e le illustrazioni sono molto molto belle. Insomma sono molto contenta di questa collana (ma sarei più contenta se ci arrivassero altri manoscritti adatti).

#chelibroregalo "Dietro la scena del crimine" di Cristina Brondoni è il regalo perfetto per i vostri amici appassionati di CSI e/o Agatha Christie. Quelli che dal polsino della camicia del vostri fidanzato/a vi sanno dire in quanto vi mollerà (sbagliando, ma lì per lì fa un gran effettone). Il sottotitolo è 'Morti ammazzati per fiction e per davvero": Cristina Brondoni, criminologa e giornalista, in questo breve ma denso saggio pop analizza la scena del crimine e tutto quello che ci gira intorno in libri, serie TV e film mettendo a confronto fiction e realtà. Consigliatissimo anche a chi vuole scrivere di omicidi, morti ammazzati e detective. Lo sapete che lo presentiamo al Circolo dei Lettori con l'autrice e La McMusa il 14 gennaio alle 18.30? #book #books #natale #libri #bookstagram #regali #regalaunlibro #lasvegasedizioni #saggio #giallo #csi #tvseries #serietv #serial #scenadelcrimine #libridaleggere #indie #LibriANatale
A photo posted by Las Vegas edizioni (@lasvegasedizioni) on

Cinque autrici contro un bel nutrito numero di autori maschi? Quanto è difficile trovare materiale femminile che sia adatto alle attese Las Vegas?

È vero, ci sono poche autrici donne e la cosa ci dispiace molto. In realtà non è una questione qualitativa: le donne tendono ad essere più curate, più corrette nella scrittura, rispetto agli uomini. È più raro che una donna ci mandi un manoscritto in cui ti viene voglia di strapparti gli occhi. Tendono però anche a scrivere col freno a mano tirato, forse per paura di sbagliare o di fare brutta figura o di osare. Ecco, noi donne, e lo dico anche a me stessa, dovremmo preoccuparci meno di sbagliare. Dovremmo sperimentare, buttarci, senza paura di essere scartate. Rischiamo di fare grandi sbagli ma anche grandi meraviglie.
Insomma meno compitini, più note sul diario. 
Ovviamente questa è una mega-generalizzazione, ma se serve a sbloccare qualche talento accetto anche i lanci di uova e pomodori.
Detto questo, ci sono sfuggite un paio di autrici che hanno deciso di percorrere altre strade. Ci è dispiaciuto, ma se ci cercano siamo qui. 

Iniziamo l’anno con Fulvio Gatti con il titolo uscito di recente “I nerd salveranno il mondo”, l’autore a Più libri più liberi diceva orgogliosamente che aveva già annunciato che avrebbe scritto un libro per la collana I Jolly, quale è stata la parte che più vi ha convinto a concordare sulla pubblicazione e sulla categorizzazione di questo libro? E soprattutto, il vero "nerd" di Las Vegas chi è?

Il video di presentazione sul canale youtube di Las Vegas de "I nerd salveranno il mondo"

Fulvio seguiva da tempo la collana e gli era piaciuta. Motivo per cui ci ha voluto proporre il progetto di ciò che poi sarebbe diventato "I nerd salveranno il mondo". A Più libri più liberi abbiamo fatto la prova su strada di questo libro che ha dimostrato di attirare l'attenzione del pubblico.
Il vero nerd, tolto Fulvio che è il nostro maestro Jedi, forse tra me e Andrea sono io che vado in brodo di giuggiole tutte le volte che sento la colonna sonora di Star Wars. Che dire, ad ognuno il suo Lato Oscuro.



Vista la prima uscita del 2017, ci puoi dare qualche anticipazione sulle successive?

Nel 2017 riproporremo alcuni vecchi titoli che col distributore di prima era come se non fossero mai usciti (erano poco distribuiti e mai promossi). Il primo sarà 'Il cosmo secondo Agnetha' di Daniele Vecchiotti, che avrà anche una copertina nuova. 
Poi avremo una novità, un nuovo titolo e un nuovo autore: una storia stravagante, divertente, ed è il caso di dirlo, dissacrante. Si tratta del nuovo romanzo di Lorenza Vargas, già finalista a Masterpiece e già autore Bompiani. Il titolo? "Una più del diavolo". 

Dal blog di Las Vegas Edizioni


Parliamo di Blog, a parte essere un modo per tenere aggiornati i lettori, ha una sezione “Dalla redazione ed extra” dove si trovano un sacco di spunti interessanti tipo i resoconti della fiere o come affrontare bene il salone, come scegliere i libri… insomma ci si sente coccolati da una casa editrice che ci da qualche dritta su come affrontare il mondo dell’editoria. La domanda più ovvia è da dove ti arrivano gli spunti per questi pezzi?

Sono contenta che ti piaccia! Alcuni sono episodi che ci capitano quotidianamente e che ci fanno capire quanto il nostro mestiere sia poco conosciuto. Altri pezzi vorrebbero essere di ispirazione agli autori, che troppo spesso, sono concentrati più su quello che scrivono, dimenticandosi che poi qualcuno li leggerà, in prima battuta noi. 
Altri sono pezzi più informativi: rispondiamo a domande che ci vengono fatte più o meno direttamente da lettori e scrittori. In alcuni casi chiediamo sui nostri canali social cosa vorrebbero che raccontassimo. Se sappiamo la risposta l'accendiamo, o meglio ci scriviamo un post.



Nota di colore, dove non posso costringerti a rispondere, ma trovo esilaranti alcuni incontri folli di cui racconti ogni tanto… puoi lasciarne qualcuno anche per i miei lettori?

Una cosa successa all'ultimo Più libri più liberi. Un tizio si avvicina allo stand e tutto indignato ci chiede se nerd fosse una parolaccia, che bisogna usare parole italiane. Io gli spiego che 'nerd' è una parola di uso abbastanza comune, si trova anche nei dizionari. Inizia ad attaccare un discorso lunghissimo sul valore delle parole, solo che allo stand si è avvicinata una coppia di ragazzi che sembrano interessati ai libri. Mi giro per chiedere se hanno bisogno e il tizio sibila che insomma, interrompere il suo discorso solo per vendere un libro! Lì si stava parlando di cose serie! 

Grazie di essere stata con noi e per avermi aiutato ad aprire il mese Las Vegas delle #BBB!
Per domani, 3 Febbraio, l'appuntamento è su "Appunti di una lettrice" non scordatelo!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

mercoledì 1 febbraio 2017

[Dal libro che sto leggendo] Sicilia terra bruciata


Fonte: LettureSconclusionate


Libro di cui vi avevo parlato nel Diario relativo ad Ottobre e che era fra quelli che dovevo leggere. Complice la fiera e altri eventi, tra cui il fulmine che mi ha fatto fuori il pc di casa - e ora che mi ricordo devo chiamare l'assistenza per sapere che dobbiamo fare!- è rimasto sempre tra i primi da leggere ma non c'è stato tempo. E quindi, visto che non è mai troppo tardi, eccoci qui!

Non sono molto avanti ma posso dire che un personaggio che mi piaceva non c'è più... mannaggia la pupazza Maimone, mi piaceva! E invece no! Serravalle torna in ufficio dopo un lungo periodo di malattia, contro il giudizio dei medici e della compagna e si ritrova assorbito dai nuovi casi che interessano la procura dove lavora. Non di meno Serravalle, come dargli torto, ce l'ha con i giornalisti che, ogni volta che ci scappa il morto, asseriscono che rimarrà l'ennesimo caso irrisolto. Nel frattempo un morto investito (quello che mi stava simpatico, la vedova mi sarebbe piaciuto conoscerla eh!) di cui non si sa molto e le indagini devono partire subito.

Scorre, frasi breve coincise, niente retorica e nemmeno, almeno fin'ora, lunghe descrizioni che non servono a nulla. Quindi ne riparleremo in recensione ma sono certa che il prologo stuzzicherà anche voi. Quindi buona sbirciata nel prologo del libro! 
Buone letture,
Simona Scravaglieri


Prologo

Il ritmico ticchettio della pioggia sul vetro lo ridestò da un sonno innaturale e scomodo, soprattutto scomodo. Tentò di sollevare la testa, ma una fitta improvvisa e lancinante alla base del collo, acuta come una lama affilata, lo paralizzò procurandogli un vorticoso capogiro. Abbassò nuovamente il capo nel tentativo di porre fine a quel malessere, ma senza ottenere alcun significativo miglioramento. Tutto, intorno a lui, continuava a roteare, disorientandolo  causandogli un senso di nausea che non era in grado di controllare. La testa gli doleva e il dolore era continuo e pulsante.
A stento riuscì a trattenere un primo conato di vomito. Riprovò, ma stavolta con maggiore prudenza, a sollevare il capo, al solo scopo di determinare con una certa approssimazione lo spazio intorno a lui. La sua vista era annebbiata e la semioscurità che lo circondava non lo aiutava certo a recuperare pienamente il controllo di sé. Ogni cosa, in quella stanza sembrava essere avvolta da una sorta di alone biancastro che gli impediva di mettere correttamente a fuoco oggetti, pareti, distanze. Anche i suoni sembravano ovattati.
Un'altra fitta lo spinse a desistere da quel suo velleitario proposito.
Un altro conato risalì all'improvviso dal suo stomaco. Questa volta non riuscì a trattenerlo e, in verità, sentiva di non poter fare nulla per resistergli. Istintivamente tentò di sporgersi in avanti, per evitare, almeno, di vomitarsi addosso. In un istante, si rese conto che la sua situazione era ben peggiore di quella che aveva, fino a quel momento, potuto constatare. Solo adesso, si era accorto di essere completamente immobilizzato. Le sue braccia erano legate alla spalliera della sedia, ed anche le caviglie erano state bloccate. Nessun movimento gli era possibile.
Una schiuma verdastra, densa e acida fuoriuscì di getto dalla sua bocca, schizzandogli i pantaloni e le scarpe e lasciandogli in bocca un sapore acre e un forte bruciore che ardeva tutto l'esofago. Sputò ripetutamente, per liberarsi di un lungo e appiccicoso filamento di saliva che oscillava e che, a dispetto dei suoi inefficaci tentativi di reciderlo, finì impietosamente con inzaccherargli la camicia. Si concesse qualche istante di tregua.
Il capogiro era cessato, come pure il dolore alla base del collo. Ruotò la testa a destra e a sinistra cercando di recuperare completamente  i movimenti, quei pochi che era in grado di compiere. Anche la vista sembrava migliorare. I suoi occhi si erano ormai abituati alla penombra e il velo biancastro che contornava lo spazio intorno a lui si era quasi completamente dissolto. Alzò lo sguardo verso la piccola finestrella dalla quale penetrava un pallido raggio di luce grigiastra e che rappresentava l'unica fonte di illuminazione in quell'ambiente che, adesso, era in grado di osservare con maggiore attenzione.
Cominciò ad aurlare, ma la sua voce sembrava rimbalzare su pareti di gomma. Si agitava forsennatamente sulla sedia, ma ad ogni sobbalzo i legamenti ai polsi e alle caviglia laceravano la sua pelle.
«AIUTO! AIUTO!», provò a gridare ancora una volta prima di desistere cedendo allo sconforto.
«Come cazzo sei finito qui Serravalle? E, soprattutto, dove cazzo sei?», si trovò a domandarsi, all'unisono con il suo demone socratico.
I suoi pensieri erano ancora confusi.
Sul vetro della finestra, intanto, le gocce di pioggia si inseguivano, disegnando imprevedibili traiettorie, prima di dilatarsi lungo i bordi.


Questo pezzo è tratto da:

Sicilia terra bruciata
Acireale, una nuova indagine per Costante e Serravalle
Vincenzo Maimone
Fratelli Frilli Editori, ed. 2016
Collana "I tascabili"
Prezzo 12,90€  

martedì 31 gennaio 2017

"Raffles: the amateur Cracksman", E. W. Hornung - Il segreto del genio sta nel motore...

Fonte: HiloBrow

Ricordate che vi avevo detto che non avevo letto il primo volume delle raccolte dei racconti di Raffles pubblicati da CasaSirio? Beh, eccoci qui, ho rimediato all'errore praticamente il mese successivo, cosa che solitamente avviene di rado ma complici le #BBB, il café che dedica ogni mese ad un editore diverso, mi sono ritrovata ad averlo per le mani e a leggerlo anche con molto piacere. Lo stile è sempre lo stesso, forse un po' meno sciolto di quello successivo ma, in fondo, questa serie di racconti mette le basi per quelli successivi e quindi, come avviene per il secondo volume, vengono raccontati nell'ordine temporale che va dall'incontro di Raffles e Bunny dopo tanti anni (visto che sono stati anche compagni di scuola), fino al periodo di separazione dei due che finisce quando inizia il volume di "Raffles. Caccia al ladro". 

Raffles e Bunny, infatti, rievocano anche i tempi della scuola in uno dei racconti e, ad un certo punto, riusciamo anche a scorgere lo strano magnetismo che contraddistingue il loro rapporto. Perché, come dicevo nella precedente recensione, questo connubio si regge su un assunto di base immutabile: il vero motore, quello che scatena, foraggia e spinge Raffles e crea queste storie è Bunny. Nonostante la raccolta sia intitolata al celebre ladro, anche Raffles ammette in uno dei racconti che, senza Bunny, non c'è gusto a fare quello che fa. Non c'è infatti artista che non abbia bisogno del ritorno entusiastico del pubblico per le sue opere per sentirsi tale. E Raffles concepisce il furto proprio come una forma d'arte e il suo creatore Hornung, per sottolineare questa sua inclinazione di pensiero, lo fornisce anche di uno studio da artista perché possa mettere a punto i suoi piani.

Ci sono addirittura punti in cui Raffles sembra più interessato al progetto di un furto, rispetto che al furto stesso perché affascinato dal meccanismo dell'impossibile realizzabile. E' un po' come quando si programma un viaggio, la costruzione dell'itinerario, la selezione dei luoghi da vedere,  la scelta dei mezzi, dei pernottamenti sono la parte più bella ed emozionante del viaggio stesso a volte. Ecco, Raffles vive il tutto proprio così ma poi, se quando sei riuscito a portare a casa un oggetto di valore, non hai nessuno con cui condividere l'impresa, il tutto perde di smalto. Bunny, in questo senso per Raffles è perfetto: lo segue ciecamente,  lo ammira, ha bisogno di spiegazione (per questo è anche funzionale all'autore per spiegare i meccanismi che non si vedono) e infine e ammirato di ogni impresa che si svolge davanti ai suoi occhi.

L'altro grande aspetto di questa raccolta è che, come succedeva per il libro precedente, anche in questo la prosa è scorrevole, a volte appare forse anche troppo semplificata. In Hornung è evidente lo stesso interesse del suo beniamino nella concezione del furto, nello svolgimento e nell'eliminare i fattori pericolosi. Nel momento di svolgimento, la prosa semplice è congeniale perché permette di creare quella tensione nell'attesa di qualcosa che deve avvenire che altrimenti, nelle storie di un ladro che rifiuta lo scontro diretto con le forze dell'ordine, non ci sarebbe. Invece l'insieme di diversi fattori come la scrittura, il motore Bunny, il contesto - ovvero la Londra benestante - collabora a creare quel campo di gioco perfetto perché Raffles possa emergere e divertire.

E' stata una lettura decisamente divertente e piacevole,
buone letture,
Simona Scravaglieri

Raffles: the amateur Cracksman
E. W. Hornung
CasaSirio editore, ed. 2015
Traduzione a cura di Chiara Bonsignore
Prezzo 14,00€ 




Fonte: CasaSirio

lunedì 30 gennaio 2017

Le letture della Centuriona: Il segreto di Black Rabbit Hall

E siamo arrivati alla recensione di fine mese di Natascia Mameli che, come ogni mese, ci racconta una delle sue letture. Siete pronti? Allora sediamoci tutti comodi e lasciamoci raccontare questo nuovo libro consigliato dalla libraia!
Buone letture,
Simona Scravaglieri

Fonte: Amazon

Nuovo anno, nuova vita, si dice.
Qui la vita procede come sempre, e, a dirla tutta, vi auguro lo stesso.

Titolo: Il segreto di Black Rabbit Hall (titolo originale: Black Rabbit Hall)
Autore: Eve Chase
Casa editrice: Rizzoli
Traduttrice: Beatrice Masini


Partiamo con una considerazione estetica che, come si suol dire, pure l'occhio etc... etc... La copertina, di cui la elaborazione grafica è stata curata da Librofficina, Roma, secondo quanto riportato all'interno del libro, è bellissima. La realizzazione, leggermente in rilievo, del cancello e della scritta da quella sensazione di profondità e lontananza dalla casa, laggiù, in basso, che trovo veramente aggiunga valore al libro.

Nel libro si alternano due storie ambientate in due tempi separati da "più di trent'anni".
Alla fine degli anni '60 troviamo la famiglia Alton, a raccontarci la loro storia è, in prima persona, Amber, 14 anni, figlia di Mr e Mrs Anton (che, si sa, gli inglesi ci tengono), sorella maggiori di due piccoli diavoletti di 3 e 5 anni e sorella gemella di Toby, ragazzino irrequieto e indomabile.
L'azione si svolge tra Londra (ma ci interessa poco) e le colline della Cornovaglia, in cui la famiglia Alton passa ogni periodo di vacanza, dove hanno una residenza. Black Rabbit Hall, direte voi. Beh, quasi. La residenza in realtà ha il banalissimo nome di Pencraw Hall ma i residenti la chiamano Black Rabbit Hall perché le colline sono piene di tane di conigli e questi, al tramonto, stagliati contro il sole della sera, disegnano delle nere sagome di loro stessi. Poi c'è quell'assonanza tra hall e hole, che forse non vi sarà sfuggita.

Più di trent'anni in avanti nel tempo, troviamo Lorna, la scrittrice ci parla attraverso i suoi occhi ma, al contrario di Amber, non è lei stessa a raccontarsi: è in procinto di sposarsi e approda a Black Rabbit Hall durante la disperata ricerca di un posto caratteristico dove farlo.
Quella residenza estiva sembra aver tutte le carte in regola per essere la scelta giusta. Ma solo nelle idee di Lorna. Da subito, il promesso sposo è, infatti, contrario: la casa è in vistosa decadenza, la gente del posto non ne parla in maniera entusiasta e la padrona di casa sembra un pochino fuori dagli standard degli anni correnti. Anzi, sembra decisamente rimasta anchilosata ai vecchi modi inglesi. Per di più la casa non sembra avere né le autorizzazioni né la sicurezza adatta a ospitare un evento con tanti ospiti.
Tutti notevoli motivi che spingerebbero chiunque a andare oltre. Ma non Lorna. Lorna sa che quella casa ha qualcosa di speciale per lei. Perché aveva sicuramente qualcosa di speciale per sua madre. E lei deve scoprire cosa.

Ovviamente lo scoprirà, che ve lo dico a fare. Ma la cosa interessante è cosa scoprirà, e come. Perché è la strada che fa l'avventura, mica la destinazione. Capitolo dopo capitolo, l'alternarsi della storia di Lorna con quella di Amber ci racconta cosa è successo alla famiglia Alton, che dalla allegra brigata delle prime paginearriva alla triste commiserazione della signora Alton, sola e senza quasi più contatti con i rimanenti membri della famiglia.

Sono approdata al libro dopo qualche disavventura con altri possibili 'libri di gennaio'. Dopo averne scartato uno che proprio non era nelle mie corde, mi sono arrivati 3 libri che avevo selezionato: me li sono messi sulla scrivania e ho iniziato a leggere le prime pagine per vedere quale mi 'chiamava'. E Black Rabbit Hall aveva decisamente il registro giusto. Ho scoperto quasi subito cosa, del libro, mi stesse attirando.
Pur non avendone trovato traccia nella trama ufficiale né sui commenti di Goodreads che ho letto prima di iniziare il libro, mi sono resa conto che quello di cui parla il libro non è quanto dichiarato dalla scrittrice (vedi suo profilo Goodreads): antiche dimore e storie di famiglie sono un pretesto per parlare di qualcosa che forse era importante per la scrittrice (o forse è il contrario, ma in questo momento riesco a vederla solo così).

Sia Lorna che Amber si trovano ad avere a che fare con una delle cose più difficili da accettare nella vita di una donna: la perdita della propria madre. Pur non essendo uno dei libri più lacrimevoli che io abbia mai letto, alcune delle frasi in cui la scrittrice racconta il dolore di Lorna e di Amber per la morte della propria madre, sono molto commoventi, e credo che sia difficile che le abbia potute scrivere senza aver provato lei stessa quelle sensazioni. Anche perché non parliamo di stucchevoli cliché sulla perdita e il dolore, ma di elaborazioni anche 'negative' nei confronti di chi ci ha messi al mondo e ci ha cresciute. Nella prima parte del libro la scrittrice parla di 'liberazione': un termine difficile da usare in questi contesti. Amber è spaventata all'idea di essere improvvisamente diventata 'la mamma' della famiglia, o, per lo meno, colei che deve sostituirla nel ruolo di persona che si preoccupa per gli altri.

La storia d'amore, immancabile, è delineata in modo superficiale, come quasi tutte le figure maschili. Ci sono, ma fanno poco la differenza, anzi, apparentemente, giocano a far diventare le cose difficili ancora più difficili. La scrittrice ci rassicurerà del contrario alla fine dei giochi, che è pur sempre qualcosa, ma non tanto.
Una piccola bacchettata sulle mani alla scrittrice per il continuo uso, nei dialoghi, dei nomi propri che, a meno che non sia una caratteristica inglese, è veramente sfinente e un errore abbastanza da principianti (vero è che questo è il suo primo libro e fare la giornalista non insegna certe cose). Però la ringrazio sentitamente per l'utilizzo della parola 'temeraria' che non dovrebbe mai passare di moda.

Citazione preferita:
"E sto diventando troppo grande per i castelli di sabbia"
"Non essere sciocca. Non si è mai troppo grandi per i castelli di sabbia"
(chi non vorrebbe avere/aver avuto una madre che ti dica queste cose?)

Al prossimo mese, allora!
Natascia Mameli

NB: non è che io mi sia dimenticata della promessa della doppia recensione dell'ultimo libro di Zafon, eh, ma provateci voi a fare doppie recensioni in periodo natalizio e in periodo di inventario. Portate pazienza! 

Marassi Libri
CORSO DE STEFANIS 55 R
16139
GENOVA
tel 010815182


mercoledì 25 gennaio 2017

[Dal libro che sto leggendo] I nerd salveranno il mondo

Fonte: Las Vegas Edizioni


E' uscito la seconda settimana di Gennaio che, sia io che Daniela di Appunti di una lettrice, abbiamo preso in fiera a Dicembre e di cui lei ha pubblicato la recensione giust'appunto il 13 (che trovate qui: I nerd salveranno il mondo). E sempre su questo libro abbiamo discusso a lungo in tre, io e Daniela appunto, con Librangolo Acuto. In questo caso si scontrano due generazioni: la mia vissuta sotto una campana di vetro che considera il "nerd" come "lo smanettone tecnologico" e comunque legato alla fantascienza e quella loro, che invece ha vissuto appieno tutto il "mondo nerd", nella sua evoluzione, specie ultimi anni, spaziando dalla fantascienza al fantasy, ai videogiochi e infine, ma non ultimo per importanza, alla filmografia. 

Chiaramente per chi non è propriamente un nerd come me, occorre pensare a questo testo un po' come un insieme di suggerimenti per capire da dove cominciare a conoscere e riconoscere il contesto e, in alcuni altri casi, come la spiegazione di come sia stato possibile che un mondo ristretto e oscuro degli smanettoni, isolati e diffidenti al mondo colorato esterno, sia diventato così gradito al più vasto pubblico di gente che "il pc che si accende è un miracolo giornaliero" e "la mail che esce dalla posta è presa in mano da uno postino che la consegna brevi mano al destinatario". Mentre per quanto attiene il mondo più avvezzo ai temi è sicuramente più semplice carpire i sottintesi. Non che io sia completamente a digiuno di cultura pop, ma il mio bagaglio in tal senso potremmo definirlo come frutto di una curiosità personale e non come una consapevole adesione al "sistema nerd". Tranquilli, se ci sono arrivata io, ci potete arrivare anche voi!

E' un libello divertito e divertente, che non ha velleità di insegnarvi uno stile di vita ma solo di darvi l'opportunità di identificare e distinguere un fenomeno degli ultimi anni che, nostro malgrado, fa comunque parte della nostra quotidianità. Ha un buon ritmo, è interessante al punto giusto, L'autore è davvero simpatico e il prezzo è davvero abbordabile. Quindi perché ci state ancora pensando? Comunque ne riparleremo nella recensione e intanto vi lascio sbirciare nelle prime pagine dell'introduzione.

Aggiornamento: anche Claudia de "Il giro del mondo attraverso i libri" ha pubblicato una recensione sul libro e quindi vi segnalo anche la sua "I nerd salveranno il mondo" che vi consiglio di leggere. 

Buone letture,
Simona Scravaglieri


INTRODUZIONE 
Essere Ellie Sattler 
Sei Ellie Sattler, di professione paleobotanica. Uno stravagante miliardario convoca te e un tuo collega Alan Grant, paleontologo, su un'isola; sostiene di aver creato qualcosa di straordinario, nonché direttamente legato alle vostre competenze specifiche. Casomai foste distratti, chiamiamo le cose per nome: il miliardario è John Hammond e la destinazione Isla Nublar, sede di uno dei più celebri parchi mai pensati da uno scrittore e trasformati in immaginario da un registra e da un film, il Jurassic Parck.
Sattler e Grant sono scienziati e, in quanto tali, impegnati a studiare, fare ricerche e ampliare la conoscenza su argomenti a cui l'uomo medio di solito presta attenzione non più di quell'ora all'anno, in cui si ferma per noia a osservare un documentario su un canale satellitare.
Dal Canto suo Grant ha il vantaggio di occuparsi di dinosauri, e perciò di poter spaventare con i suoi racconti sulle "lucertole del tuono" qualche ragazzino insolente, reo di aver sbuffato di fronte a un tema così noioso.
Ma, davvero, a chi interessano le piante preistoriche?
Esseri viventi la cui vita sulla terra milioni di anni fa ha implicato, nel migliore dei casi, essere calpestati da un dinosauro e magari finire nello stomaco di uno degli erbivori?
Per Ellie Sattler l'esistenza stessa del Jurassic Parck apre prospettive di studio, diffusione e persino comprensione della sua materia- da parte di chiunque non sia uno scienziato- fino a quel momento incomprensibili. Meglio potrebbe andare solo nel caso in cui, come da finale del romanzo originario di Michael Cricton, i dinosauri evadessero da Isla Niblar raggiungendo la terraferma, portandosi dietro anche frammenti di flora preistorica. Da ignota esperta di una disciplina di scarso interesse per i più, il suo ruolo nella comunità mondiale finirebbe per diventare centrale.
Il preambolo che avete appena letto è una metafora. Sta a simboleggiare il modo in cui ogni singolo nrd, nell'anno del signore 2016, sia più o meno come Ellie Sattler dopo la visita a Jurassic Parck; anzi ci sarebbe da azzardare che il suo ruolo sia analogo a quello che avrebbe Ellie nell'ipotesi apocalittica in cui i dinosauri e piante antichissime tornassero a dominare il pianeta.
Piccoli gruppi di appassionati, cresciuti attraverso gli anni attorno al culto di questo e quello scrittore, questo o quel regista, questa o quella saga cinematografica-multimediale, che improvvisamente scoprono che dal punto di vista dell'industria culturale l'universo gira già letteralmente attorno a loro.
Jurassic Parck, citato non a caso per la metafora di apertura, è solo uno degli esempi: ci sono stati sequel, ci sono stati i videogiochi, ora un quarto capitolo con un nuovo protagonista iconico e l'ambizione neanche troppo nascosta di ripartire dall'inizio con una nuova serie. Avengers, Il trono di spade, Star Wars, Batman, Terminator, Harry Potter: serve davvero dire cosa lega tra loro questi titoli? Franchise seguitissimi, multimediali in senso letterale per via della produzione continua di nuove opere su diverse piattaforme, dal cinema alla narrativa ai comics, alla televisione fino ai (vari generi di) videogame, questi titoli vanno a comporre una Hollywood riscopertasi "macchina dei sogni" come da una sua antica definizione; sogni, precisiamo, di provenienza spiccatamente nerd.
Questo pezzo è tratto da:

I nerd salveranno il mondo
Fulvio Gatti
Las Vegas Edizioni, ed. 2017
Collana "I Jolly"
Prezzo 10€ 

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