venerdì 10 febbraio 2012

"Uomini che odiano le donne", Stieg Larsson - Ma come non l'hai letto??


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Non è un libro che ho letto recentemente, ma qualche tempo fa, parecchio a dirla tutta. Ma visto che ho 6 recensioni che non mi convincono del tutto (come al solito scritte in mille versioni) ho deciso di postarne una vecchia ma di cui a suo tempo mi sono fidata.
Chiaramente, come dico sempre, lo stile si sarà evoluto, ma quel che ho scritto ieri è anche quel che penso oggi. L'unica cosa che è cambiata è che ieri, avrei salvato forse l'ultimo capitolo di questa trilogia, oggi la considero tutta "dimenticabile".
Buone letture a tutti, 
Simona


Eh si... non l'avevo letto...
Un pò mi spiace scriverne così, pero' non e' un granchè questo libro.
Passi, che il libro e' stato scritto un pò prima del 2004 (data della morte del giornalista scrittore) nonostante questo pare che il successo in Italia sia arrivato solo ora (2010). Hanno scritto anche un libro a complemento che si chiama "Hacker Republic" che prende spunto, per parlare di Hacking, partendo da una dei protagonisti Lisbet (hacker quasi ventenne bloccata in un corpo da quindicenne) anche se per stessa ammissione dell'autore di questo libricino di hacking, qua, c'e' poco e niente, serve solo per svolgere la matassa che si e' creata nella storia e che rischia di farla finire in un nulla di fatto.

Passi altresì che la mia prima riflessione fatta su questo libro, è che questo è il primo scritto svedese, almeno a mio ricordo, che leggo e che, probabilmente, non conoscendo altri scrittori, magari non capisco meccanismi classici del loro approccio alla scrittura. Ma se faccio un parallelo con un libro quasi contemporaneo italiano, che veramente fu un caso, ovvero "Io uccido" di Giorgio Faletti (2002), qui, in "Uomini che odiano le donne", il giallo non e' mai partito. Eppure gli elementi ci sono tutti (hacker, complotti, violenza, sopruso, sparizioni, omicidi..etc) come Agatha Christie comanda; il problema e' che il libro li attraversa e li elabora placidamente. Non c'e' suspance. Non ti viene voglia di vedere come va a finire tenendoti incollato alle pagine.

Forse e' piu' quello che si e' creato attorno a questa trilogia ad averne fatto un capolavoro a parole e non nei fatti. Mi spiace perche' adesso quando mi chiederanno "e questo lo ha letto?? che ne pensi?" dovro' trovare parole accettabili per una serie di amanti di Laarson per dire che c'e' poco di tutto e di niente. Forse con i prossimi capitoli della trilogia si riprende...vi faro' sapere... 

Uomini che odiano le donne
Stieg Larsson
Marsilio Editore, Ed. 2007
Collana "Farfalle- I Gialli"
Prezzo 21,50€






mercoledì 8 febbraio 2012

[Dal libro che sto leggendo] A Mosca, a Mosca!


MGU-Mosca
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Questo è proprio un assaggio di un libri la cui recensione è dello scorso anno e la trovate qui. Avevo dimenticato di segnalare un pezzo in questa categoria e così l'ho trovato ancora nella borda sei libri su cui devo ancora fnire la segnalazione sul blog. La borsa è piena, nonostante mi sembri sempre di leggere poco e l'unica regola perchè un libro esca da lì è che il suo spazio sia fra le recensioni e sia fra i [Dal libro...] sia stata completata.
Come detto a suo tempo, questo è un viaggio fra i ricordi di Serena Vitale e come avviene per questioni fisiche un pensiero, anzi meglio, lo scorrere dei ricordi è più intenso quando li si visualizza e rivive nella propria intimità. La vitale sceglie di fare questo giro fra i cassetti mentali che conservano questa sua esperienza che ha fortemente influito sul suo lavoro e di metterla per iscritto. Pertanto non è lo scrittore che si deve ingraziare il destinatario finale quando è quest'ultimo che deve essere presente e attento correndo dietro le divagazioni dell'autrice.
Da leggere,
buone letture,
Simona



A Mosca, a Mosca! Con tre compagne dell'università di Roma e una borsa di studio. Il 16 settembre 1967 ci insediamo nel convitto dell'Università Statale di Mosca (MGU, pronuncia: Emmgheù, con lugubre eco da upupa foscoliana), sulle Colline Lenin: il più alto dei sette autarchici grattacieli - più esattamente incroci fra gigantesche torte nuziali e piramidi azteche - voluti da Stalin, "il più grande architetto di tutti i popoli e paesi", come orgogliosa risposta agli skyscrapes americani.. "Empire sovietico" (Roma antica e antica Russia, un tocco di gotico), l'Emmegheù occupa centosessantasette ettari nel luogo più alto di mosca, lì dove anche Napoleone si soffermò per ammirare la città che credeva definitivamente sua. Quarantamila tonnellate di cemento armato, centosettantacinque milioni di mattoni, ducentottantamila metri quadrati di ceramica: nessuno è mai riuscito a a contare le colonne, esterne, interne, funzionali o solo ornamentali. I ventiquattro piani dei quattro torrioni laterali ospitano i pensionati, come le tozze ali di raccordo con la torre centrale (duecentotrentasei metri, trentasei piani) sormontata da una guglia (cinquanta metri) su cui campeggia una stella (dodici tonnellate) dai riflessi dell'oro nell'abbraccio di due colossali spighe. Il "Tempio della scienza" possiede l'orologio, il barometro e il termometro più grandi del mondo; centoundici fra ascensori e montacarichi possono scarrozzare su e giù più di millecinquecento persone contemporaneamente. Per visitarne i cinquantamila locali bisognerebbe percorrere a piedi centocinquantaquattro chilometri.... L'Emmegheù, calcolai, poteva contenere metà della mia nativa Brindisi.[...] 

Il libro da cui è tratto:

A Mosca! A Mosca!
Serena Vitale
Mondadori Editore, ed. 2010
Collana "Scrittori Italiani"
Prezzo 19,00€

domenica 5 febbraio 2012

L'ha detto...Gore Vidal

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Strana questa cosa dei viaggi, una volta che cominci, è difficile fermarsi. È come essere alcolizzati.

Gore Vidal


venerdì 3 febbraio 2012

"Sangue di cane", Veronica Tomassini - Dipendenze d'amore...

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Le "dipendenze d'amore" che solitamente, nei libri, sono descritte come appetibili e necessarie qui si vestono di nuovo. 
Questo perché l'accoppiamento delle parole, cui la gergalità dà un senso differente da quello che usualmente avrebbe, nella parola "dipendenza" trova invece la testimonianza di quando l'amore possa essere *malato*. Dipendere da qualcosa o da qualcuno non è bello. Ma la dipendenza può anche essere il passo verso l'evoluzione di se stessi, agendo come una sorta di selezione; puoi scegliere la strada più semplice e continuare a dipendere oppure puoi decidere di andare oltre e trasformarti in altro. Il problema è che, se la dipendenza diventa come quella raffigurata nell'immagine che ho scelto per questa recensione, è difficile non sperare in un'evoluzione, ma è altrettanto difficile affrontare la propria quotidianità se uno dei componenti del gruppo abbandona gli altri. Ma come avviene quasi sempre, l'abbandono dalla dipendenza, spezza questi legami quasi avesse necessità di evitare di fare una selezione fra ciò che può rimanere e ciò che invece deve assolutamente essere eliminato, per non ricadere nelle vecchie abitudini, e, a chi resta, non rimane che cercare le spiegazioni della "negazione di appartenenza" di chi li ha abbandonati.

La storia qui raccontata narra proprio di questo, di un legame talmente forte da essere considerabile al pari di una "dipendenza" e per questo abbandonato e negato. Narra di un processo di elaborazione di questo lutto. Perché se devi lasciar andare un ricordo o una persona, devi prendere in mano le fasi salienti della storia e le motivazioni per le quali è nato un legame e comprendere minuto per minuto la sua nascita e la sua evoluzione. Devi essere certa di aver analizzato a fondo le scelte operate e le motivazioni che le hanno generate per essere pronta a dirti che, nonostante tutto, puoi andare avanti e puoi anche far da sola.

La nostra protagonista è una donna che deve rielaborare la sua storia, un rapporto che ha voluto fino in fondo e che ha condiviso con la dipendenza dall'alcol del proprio uomo, straniero e senzatetto e che lei ha voluto vivere nonostante le convenzioni.
Sceglie sin da giovane il *non imborghesimento* e in fondo, proprio ciò che rifiuta è quello cui poi aspira ed è una fase naturale della crescita umana. Ma quando dire basta e dove trovare la forza? E sopratutto come affrontare un taglio netto che tu non hai saputo porre, ma lo ha fatto proprio colui che ti ha tenuta legata a sè anche a volte respingendoti?
Ci sono tante domande in questo libro e poche hanno risposta; questo perché sono la trasposizione di quello che è la vita reale popolata di tanti "se" e "ma" e mai con una risposta certa e definitiva ma sempre con quel velato senso del "E se avessi...". 


Leggere questi pensieri all'inizio, come detto nel [Dal libro che sto leggendo], è un po' una sfida perché, per tutte le motivazioni sopra descritte, è un libro cocciuto che va avanti anche senza il lettore. Perché la revisione di quel che è stato il trascorso di una vita solitamente non richiede spettatori. Leggerlo fa capire perché questa giovane è andata oltre *nonostante tutto*, o meglio fa capire le motivazioni che l'hanno mossa, e fa pensare che, in fondo, qualsiasi scelta si operi è sempre una delle tante e mai una delle migliori. Però il cipiglio non è quello di una che sta condannando quelle scelte, perché nel momento in cui sono state operate, lei, ci credeva completamente e probabilmente questa è la chiave del libro: "non lasciare mai alle scelte non fatte di dirti che hai sbagliato" perché non potrai mai pentirti di questo se, e solo se, ci credevi quando le hai scartate e hai operato per un cambiamento con tutte le tue forze. La forza di una scelta sta in fondo proprio in questo, nel crederci e nel perseguirla. Se ci credi, soppesi le varie opzioni e se visceralmente operi per creare determinate condizioni ma queste non si avverano non è mai una sconfitta ma è un'esperienza. L'esperienza genera l'evoluzione dell'uomo e questa non è mai indolore, ma è necessaria per potersi costruire quella corazza che ci aiuta ad affrontare la vita di tutti i giorni e le successive evoluzioni.

Libro scostante che non è per tutti e che non va affrontato come si fa di solito leggendolo un po' per volta. Va preso come una medicina, tutto insieme, per non lasciargli lo spazio di convincerci che in fondo questa cosa non ci riguarda e che non vogliamo affrontare questa via crucis. Vorrei dirvi di più ma, nonostante le circa duecento pagine, farlo significherebbe rovinarne l'atmosfera. Sostanzialmente un bel libro che però nella vita affronti una volta sola, perché è arduo non abbandonarlo quanto smettere di leggerlo, ma che, una volta calati nell'atmosfera scorre anche abbastanza velocemente. 




Sangue di cane
Veronica Tomassini
Laurana Editore, ed 2010
Collana "Rimmel"
Prezzo 16,00€





mercoledì 1 febbraio 2012

[Dal libro che sto leggendo] Igiene dell'assassino

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E' veramente un piccolo pezzo di questo spettacolare romanzo dalle tinte un pochino noir. La scelta è voluta per vari motivi tra i quali spicca un'infinità di pezzi che sarebbero non solo da riportare ma da ripetere come una nenia ricordandosi perchè si legge, si scrive o si parla di libri e come lo si fa.
Poi c'e' il fatto che questo libro è talmente piccolo da leggersi in un pomeriggio e quindi qualsiasi pezzo riporti potrei rischiare di anticipare qualcosa sui passi successivi della storia stessa.
Quindi, ammesso che il mio consiglio possa contar qualcosa sulle vostre decisioni di acquisto, questo è un libro da comprare, leggere e tenere nella propria biblioteca.
Tach è lo scrittore, che scopre che un tumore lo porterà alla morte che viene intervistato prima che questo possa accadere. 
Buone letture,
Simona 


[...]

[Tach] - Mi capita di pensare che tutte le vite si equivalgano. Di sicuro, non ho rimpianti. Se avessi di nuovo diciotto anni e lo stesso corpo ricomincerei, riprodurrei esattamente quello che ho vissuto, per quello che ho vissuto.
[Giornalista] - Scrivere non è vivere?
- Non sono nelle condizioni di rispondere a questa domanda. Non ho mai conosciuto altro.
- Ventidue romanzi sono già stati pubblicati, e a quanto mi dice ce ne saranno altri. Nella folla di personaggi che animano quest'opera immensa, ce n'e' uno al quale lei assomiglia in modo particolare?
- Nessuno.
- Davvero? Le devo confessare una cosa: c'è uno dei suoi personaggi che mi sembra il suo sosia.
- Ah.
- Sì, il misterioso venditore di cera, in La crocifissione indolore.
- Lui? Che idea assurda.
- Le dirò anche il perché: quando è lui che parla, lei scrive sempre 'crocifinzione'.
- E allora?
- Non si lascia abbindolare. Sa che è una finzione.
- Anche il lettore lo sa. Non mi assomiglia, comunque.
- E quella mania di fare calchi di cera dei volti dei crocifissi è lei, vero?
- Non ho mai fatto calchi dei crocefissi, glielo assicuro.
- Certo, ma è una metafora di quello che fa lei.
- Che ne sa delle metafore, giovanotto?
- Ma... quello che sanno tutti.
- Eccellente risposta. La gente non sa niente delle metafore. E' una parola che vende bene, perché ha un portamento fiero. "Metafora": l'ultimo degli ignoranti percepisce che viene dal greco. Una raffinatezza incredibile, queste etimologie fasulle - fasulle, veramente: quando si conosce la spaventosa polisemia della preposizione meta' e le neutralità buona per tutte le stagioni del verbo phéro, fora' significa qualunque cosa. D'altronde, a sentire l'uso che se ne fa, si arriva a conclusioni identiche. 
- Che intende dire?
- Esattamente quello che ho detto. Non mi esprimo per metafore, io.
- Ma i calchi di cera, allora?
- Quei calchi di cera sono calchi di cera, giovannotto.
- Adesso tocca a me essere deluso, signor Tach, perché se esclude ogni interpretazione metaforica, delle sue opere resta solo il cattivo gusto.
- C'è cattivo gusto e cattivo gusto [...]

Igiene dell'assassino
Amélie Nothomb
Voland Editore, ed. 1997
Collana "Amazzoni"
Prezzo 13,00€


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