venerdì 30 dicembre 2011

"L'insegnante di astinenza sessuale", Tom Perrotta - Storie di battaglie senza vincitori...

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Nella parte di scritto che ho riportato nella sezione [Dal libro che sto leggendo] (che esce oramai l'anno prossimo) ho specificato che, per me, questo libro o lo si ama o lo si odia non ci sono mezze misure. Le motivazioni sono tante e prima fra tutte il fatto che racconti di un periodo di cambio sociale che noi, in Europa, abbiamo vissuto in modalità differenti. La libertà sessuale, sia parlata, insegnata e anche vissuta alla luce del sole non è stata così eclatante da noi. In parte perché esistono dei movimenti religiosi fissi e nessuna sotto-categoria viene ammessa/seguita e poi perché nel '900 si è invertito il trend, non è l'Europa a trainare ma l'America. Quindi da noi è arrivata, come un chiaro eco di altri mondi che si opponevano ad un imperante silenzio e alla ricerca di nuove identità forse più libere o forse no.

Si ama o si odia Perrotta, perché in questo lavoro si è dilungato parecchio ma le sue storie non sono poetiche, e nemmeno liriche. Difficilmente se siete maniaci della "sottolineatura da frase ad effetto" troverete una frase epica da mandare a memoria. La grandezza di questo autore sta nel realismo; in questo testo è colui che conosce bene (perché ha vissuto quell'epoca) le molteplici fila in cui si è giocato il cambio socio-culturale e che costruisce una storia per raccontarcelo mettendo tutti i temi insieme: l'insegnante atea divorziata con due figlie a carico che si interessano alla religione, l'ex marito sempre benvoluto da tutti, l'amico gay con il suo compagno che anelano il matrimonio, l'ex cantante rock salvato da una congregazione ortodossa filo-cristiana, il voler portare a tutti i costi un messaggio cristiano deviato e modellato ad hoc sulle esigenze degli oscurantisti o censori che dir si voglia.

E in più c'è poco sesso, in questo libro, anzi per nulla. È la storia di un adattamento, lento e inesorabile di due tendenze censori e contro-censori, in cui nessuno e tutti vincono, mantenendo tutti le proprie inclinazioni. Ma lo spaccato della provincia americana ci restituisce con maniera vivida quali forze si contrapponevano e di quale difficoltà ci fosse a mantenere le proprie posizioni senza apparire oltranzisti senza motivo: perché se combatti contro una forza repressiva devi cercare di sembrare liberale, altrimenti, il tuo credo perde di identità di cambiamento. E guardando alla situazione Italiana odierna potrei dire che in fondo non è cambiato poi molto, a parte i temi.

Veniamo alla storia, Ruth insegnante di "educazione sessuale" in un a scuola della provincia americana e fatta oggetto di denunce di ragazzini per una una risposta giudicata leggera ad una sua allieva in merito al sesso orale. L'allieva sostiene che fare del sesso orale è come leccare la tavoletta del water e l'insegnante si limita a rispondere "a qualcuno piace". Di qui le denunce e il provare a riconvertire un'insegnante giudicata "troppo libertina" sia nel pensiero che nel vestire e il tentavo di riconversione intellettuale attraverso di un corso di Igiene sessuale dove si sostiene che c'è dell'immensa gioia ad aspettare di essere grandi per fare del sesso e piuttosto maldestramente si sostiene che è ancora più bello sapere che i tuoi amici che non hanno dato ascolto in questa regola o moriranno di Aids o avranno la vita rovinata da possibili incidenti di percorso come la gravidanza.

Dall'altro lato però non c'è alcuna voglia di venirsi incontro per il bene dei propri alunni, anzi la questione dell'insegnamento non viene affatto presa in considerazione, ma c'è non solo il rifiuto di dire ai ragazzi, senza parodie sdrucite di possibili salvezze, che si può "anche aspettare" ma ci si pone come i demoni perfetti cui mandar contro la flotta dei nuovi crociati del XX secolo. Ecco il perché nom v'è alcun vincitore, perchè su fronti opposti barricati senza volersi nemmeno confrontare il "nuovo" pretende di essere per forza accettato senza porsi il problema di gestire il cambiamento per gradi e il "vecchio" rifiuta le nuove posizioni demonizzando il "nuovo" in virtù di possibili catastrofi. In mezzo non c'è nessuno, nemmeno i giovani allievi, perché nella provincia americana tutto scorre lentamente, si è in pochi e ci si conosce tutti. E se si prendono posizioni poco corrette si verrà giudicati e quindi è meglio non porsi in mezzo e aspettare di vedere quel che verrà pronti a mettersi la toga nel caso del vincitore cristiano o la minigonna con i tacchi a spillo nel caso della vincita dello sfidante liberale.

E in questo, a mio avviso, sta la grandezza di questo scrittore, meno arenato su posizioni da giudice e spettatore come noi lettori della storia che esce dalla sua penna prolifica. Tom Perrotta non interviene in prima persona nei suoi scritti ma lascia che siano loro a parlare per lui. Uno "spettatore silente e informato" lo potremmo definire. E siccome è la sua storia a parlare per lui, si dilunga, non tanto a sproposito, ma proprio per dare i quadro e le motivazioni di ogni fazione sia in guerra o in paziente attesa del vincitore. Tutti hanno spazio e presenza nel testo senza derogare alla trama principale ma arricchendola di nuove sfumature. Questo, è il lavoro che lo ha consacrato come "scrittore contemporaneo di grido" ma quello per il quale è più conosciuto è "Bravi bambini" che però non ha lo stesso taglio (ma di questo parleremo un'altra volta).

Amare o odiare questo libro è molto facile, infine, perché la storia non ha picchi, ma ha uno scorrere costante fino alla fine. La mancanza di tensione sembra quasi non far apparire l'obiettivo stesso della storia. L'impianto è costruito come quei film molto impegnati inglesi, e forse da questo ne deriva l'associazione a Nick Hornby, in cui la storia non vuole rimanere per la trama ma per il concetto di fondo e in questo caso guardarsi dietro e scorrere lo sguardo sulle battaglie umane che non sempre possono avere un vincitore netto, ma che inesorabilmente portano a dei cambiamenti, che anch'essi non sono mai netti ma  necessitano non solo di "tempi" ma dei "modi corretti" per cavalcare l'innovazione.

Inutile dire che io questo libro l'ho amato...;)
Buone letture a tutti,
Simona


L’insegnante di astinenza sessuale
Tom Perrotta
E/O edizioni, ed. 2009
Collana Tascabili E/O
Prezzo 9,00€






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mercoledì 28 dicembre 2011

“Factotum”, Charles Bukowski - Ho letto un gran bel libro, ma non era questo!

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Faccio appello alla quarta di copertina perché davvero non saprei come descrivere quel che ho letto, al punto tale che questo libro attende una recensione da quest’estate.
“Avventuroso e osceno, divertito e disperato, sboccato e insieme lirico. Factotum, il romanzo che ha rivelato Bukowsky al pubblico italiano è innanzitutto e sopratutto un ed Henry Chinaski, l’alter ego dell’autore, ne è il protagonista assoluto”.
Fin qui, trascurando il “lirismo” (fandonia bella e buona!), non mente. Perché è vero, l’autore scrive di se stesso, anche nelle sue autobiografie c’è scritto che beveva e si drogava e cercava il modo migliore per non far nulla. ma mi domando e rivolgo la domanda a voi, cosa c’è di “artistico” in ciò? Quando le peregrinazioni da un luogo ad un altro in cerca di un lavoro che ci occupi poco e che ci renda tanto trascritte divengono arte? E allora mi sono chiesta, forse non è questo il "capolavoro" per il quale Bukowski è famoso, forse come Ellis devo leggere qualcosa di altro, perché non è affatto possibile che un'ammasso di fotogrammi che scorrono senza soluzione di continuità e senza un obiettivo possano esser reputati capolavori. Come anche non è possibile che proprio lo scegliere una vita scapestrata, badiamo bene, non perché non possiamo farne a meno ma proprio perché "non vogliamo fare la differenza", ma pretendiamo che essa venga incontro a noi, sia reputabile come lirico.
Questo libro costituisce il "pardosso" della cultura vigente. E' uno di quelli osannati da un lato e detestati dall'altro, ma se scendiamo ad analizzarlo non è nulla di diverso che si possa trovare in un qualsiasi diario. sono resoconti di giornate, nemmeno poi tanto romanzate. Però Bukowski, diviene un quasi idolo. Nell'ultimo anno l'ho visto letto e citato come ne fosse nata una nuova moda. E visto che sono una curiosa ho cercato uno dei titoli rappresentativi. Ed era questo. Fa riflettere no?

E la domanda successiva è: questa è arte? E' talento? E’ un pò come mettere un punto al centro di una tela e dire “ecco a voi, questa è arte!”. Ma non funziona così, non è così che si fa arte. L'arte pretende una ricerca che la muova e che la materializzi, pretende delle motivazioni che muovano l'artista, così come il talento dovrebbe essere quella forza e quel desiderio che ti spinge a tirar fuori dalla tua penna una storia. E' ansia di comunicazione. Qui l'unica ansia che si distingue è come avere soldi senza far nulla. 

La trama, chiamiamola così, di questo testo è costruita appunto nei passaggi del protagonista da una città all’altra in cerca di un’occupazione che gli garantisca una stanza, sesso, e alcol nulla di più e nulla di meno. Tutto quello che c’è a contorno è uno sbiadito quadro della classe povera degli anni '30 e '40 americani. Ma la differenza è sostanziale e da tener presente, c’e’ chi è proprio indigente e questo non compare mai e chi si accontenta di sbarcare il lunario per una birra o di campare alle spalle di chi lo può mantenere. Pertanto proprio perchè anche la scrittura rispecchia questo accontentarsi, lo scritto è solo una lenta inesorabile lotta per riempire delle pagine senza altro obiettivo se non quello di farsi comprare. E in questo vi è perfettamente riuscito, visto che anche io l’ho acquistato.
L’unica cosa soddisfacente è che l’ho acquistato in libro e non in ebook, così potrò facilmente rimetterlo in circolo rivendendolo o scambiandolo per avere un qualcosa di leggibile.
Mi spiace di non aver molto altro da dire, ma veramente “Ho letto un gran bel libro, ma non era questo!”.
Buone letture a tutti,
Simona

Factotum

Chales Bukowsky
TEA Edizioni, ed. 2011
Collana “TEA Due”
Prezzo 8,00€


domenica 25 dicembre 2011

L'ha detto... Larry Wilde


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"Non preoccuparti della dimensione del tuo albero di Natale. 
Agli occhi di un bambino sono tutti alti 10 metri." 
(Larry Wilde)

sabato 24 dicembre 2011

Caro Babbo Natale....

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...e siamo di nuovo qui!
Carissimo Babbo, non ti scrivo per un regalo da portarmi questa sera, capisco che tu sia impegnato e quindi mi accontento di un regalo a lungo termine, spalmiamolo su un anno o anche di più.
Per l'anno venturo ti chiedo di portare un pochino di sale in zucca ai miei connazionali, per spiegare che la lettura non è da "topi di biblioteca" e che un libro elettronico o no, non mangia proprio nessuno. Mi piacerebbe che capissero che ci sono più avventure e informazioni che si possano trovare in tv o sui giochi e che non si muore a leggere un libro, dopotutto c'e' gente che sopravvive a ciò e io ne sono uno dei milioni di esempi. 
Fa che ogni volta che entro in libreria, non venga scambiata per la "signorina del negozio" solo perché mi sono tolta la giacca e l'ho infilata in una delle mie mega-borse e se proprio-proprio questa cosa nn si può fare, almeno selezioniamo i beoti. Magari al posto della signora che oggi ( 23 dicembre) mi ha fermato e chiesto "Ma questo secondo lei è cruento?" recando in mano "Gomorra", decida di chiederlo all'omino del negozio oppure che colpisca un fulmine la tipa che mi guarda mentre sbircio un libro e dice all'amica, senza nemmeno stare a controllare se io la possa sentire, "Prendiamo quello, perché quella signora (ovvero io e per questo non uno ma due fulmini incrociati!) lo legge da un pò!!" (avevo in mano un saggio sulla comunicazione!) e mi domanda "Scusi lo prende?" e alla risposta "No" domanda "Ma perché è brutto? finisce male? sa perché lo volevo regalare a mia madre..." "..."(nei tre puntini di sospensione metteteci voi quel che più vi aggrada).
Realizza questo miracolo che non si vada in libreria solo perché "non si ha idee" e elimina tutti quelli che  passano delle ore a distruggere i libri o che pensano bene di venire in libreria per leggere a "scrocco", va bene due pagine, ma non tutto il libro! Mi piacerebbe non vedere in coda alle casse solo gente che reca in mano l'autobiografia di Zucchero o di Vasco, non chiedo che si portino a casa "I Racconti della Kolyma" ma ci sarà una via di mezzo. Sarebbe bello che scoprissero che anche i titoli non segnalati da adeguata frecciona non stanno lì per decorazione ma che si possono leggere e addirittura comprare!
Dammi la forza di non sparare alle giovini pulzelle che oggi ho sentito affermare che "Kinsella è meglio della Austen" perché, capisco che il giorno prima di Natale non è il massimo per cercare regali e si rischia di incappare in questi mostri di cultura, ma tale eresia non può passare impunita! E' come dire che Joyce è meno divertente di Signorini, o che se Baudleaire avesse letto le canzoni di Jovanotti sarebbe stato meno triste!!
Fa che almeno per l'anno prossimo, la lettura e le librerie non siano solo un ripiego del "non so cosa regalargli" perché in deroga a questa Mancanza di creatività natalizia il genere umano tocca i più bassi livelli di dignità stupendosi altresì perché ti stizzisci o perché alzi gli occhi al cielo!
Frattanto dammi la forza di finire tutte le recensioni appese e di affrontare i titoli nuovi che verranno, quando lo sciopero sarà finito e ti prego, liberaci da tutte le autobiografie dei cantanti che proprio non ci mancavano!
Augurandoti o meglio augurandoci buone letture e buon natale,
Simona


P.S. Ah!Se poi sei in vena magari anche un ritocchino al ribasso per i prezzi dei titoli nuovi non ci starebbe male!;)

Il mio augurio personale va a tutti, sia a coloro che seguono con pazienza le mie peregrinazioni letterarie e sia ai nuovi venuti, perché questa ricorrenza sia un momento speciale per tutti indipendentemente dal credo religioso. Buone Feste e buon riposo a tutti, grazie per quest'anno pieno di soddisfazioni.
E nuovamente buone letture a tutti!
Simona

mercoledì 21 dicembre 2011

"La casa dei sette cadaveri", Jefferson Farjeon- Per Natale, un omicidio vintage...


Se c'è una cosa che preferisco fare nel periodo natalizio è quella di affogarmi letteralmente non solo nei libri ma devono essere per forza "gialli" e old style il più possibile! Molti mi dicono che un omicidio non è proprio un argomento natalizio, ma se Jerome dice che l'inglese medio adora le storie di fantasmi a natale, io sono una delle poche italiane che adora gli omicidi vecchio stile e il più possibile in bianco e nero proprio più "buono" dell'anno! Di solito sono Conan Doyle, Aghata Christie e via dicendo i miei compagni del natale invece quest'anno grazie a "Più libri più liberi" ho risolto in modo differente. Quel che vedete nella foto è il nostro gatto (sono ancora da mia madre per chi segue la mia epopea) e il libro che vedete accanto possiamo die che ce lo siamo letti insieme vicini vicini fra le coperte!!!

Si tratta di un libro della collana "I Bassotti" di Polillo Editore e si chiama appunto "La casa dei sette cadaveri" me lo potevo lasciar sfuggire? sono stata tre volte alla fiera e sono passata davanti a questo stand almeno 15, adocchiandolo tutte le volte e alla fine non ce l'ho fatta e l'ho preso. In un'epoca in cui tutto deve essere nuovo di pacca e dove pare non ci sia più nulla da inventare Polillo Editore fa una mossa a sorpresa e molto intelligente, ovvero quella di pubblicare in una collana economica (ma solo per la copertina morbida perché sono curatissimi nella stampa, rilegatura e cura dei particolari come il numero del capitolo) di gialli (anche se in questo caso sono rossi) che non inventano nulla, ma guardano al passato. Sono infatti testi americano del periodo che va dagli anni '20 agli anni '40 e sono più di 100. Ci sono anche altre collane e stupite i libri non solo li trovate cercando fra una libreria indipendente e l'altra ma sopratutto li potete trovare negli store online come Amazon, Ibs etc.

Jefferson Farjeon, ovvero l'autore di questo libro non è il primo che passa per strada oltre ad aver scritto nell'arco di trent'anni più di ottanta fra libri e racconti è anche stato sceneggiatore del "Numero diciassette" il film diretto da Halfred Hitchcock del 1932 e, questo, stando a Il Giallista è quasi un inedito perché è stato pubblicato per la prima e unica volta negli anni '50, ma questa prova della sua abilità lo fa essere perfino plausibile ai giorni nostri e persino zia Aghata, ammesso che non lo abbia letto, ne sarebbe rimata piacevolmente stupita. 
Siamo nel Sussex ovvero nel sud dell'Inghilterra in uno di quei paesini dove sembra non accada mai nulla e dove invece solitamente gli scrittori trovano terreno fertile per scrivere di efferati delitti. Un ladro affamato entra una casa dabbene da una finestrella e trova qualcosa che non è propriamente rubabile. Sette cadaveri, chiusi a chiave in una stanza con le persiane chiuse e inchiodate e la cappa del camino tappata con dei giornali. Unico indizio? Una palla da cricket. Non ci sono orme, le persone morte non sono mai state viste nel circondario e sono state trovate nella casa di una discreta coppia di persone uno zio, a quanto pare scrittore, e una nipote un po' più svenevole di quanto io non apprezzi (ma questo non è un qualcosa di particolarmente presente per fortuna). Per l'investigazione viene coinvolto oltre a commissario capo Kennteh anche un giornalista freelance Hazeldean che ha partecipato alla cattura del primo ladruncolo.

Gli indizi ci sono e non ci sono, spuntano un po' qui e un po' la, ma come prevedono i grandi classici, devono esserci, per stimolare la curiosità, ma si devono semi-nascondere per non rivelare il passo successivo. La trama, dal punto iniziale che vi ho riassunto, ad un certo momento diventa talmente complicata che si arriva a pensare che l'autore non ce la faccia a svolgere a matassa cosa che invece, mirabilmente, avviene in tutta naturalezza. E' talmente scorrevole da leggersi in un pomeriggio, talmente accattivane da tenerti con il fiato sospeso fino all'ultima pagina, talmente ben congegnato da sembrare verosimile. E' stata veramente una sorpresa come dicevo all'inizio della recensione. Se ancora dovete fare qualche regalo e fra questi volete regalare un giallo, questo è un libro originale, difficilmente si trovano in giro testi così, e sarete sicuri di fare una bella figura visto che l'edizione di tutti "I bassotti" (che è la collana dove mi sono soffermata io) è veramente curata nel particolare ma stupite stupite ha anche un prezzo veramente basso. E sono sicura che vi piacerà come è stato per me che ne ho presi altri due!!:)

Buone letture,
Simona

La casa dei sette cadaveri
Jefferson Farjeon
Polillo Editore, ed 2011
Collana "I Bassotti"
Prezzo 13,90€ 





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