domenica 5 ottobre 2014

L'ha detto... Jean Cocteau


Fonte: Pinterest

Il genio è la punta estrema del senso pratico. 
Jean Cocteau

venerdì 3 ottobre 2014

"Lo strano caso dell'apprendista libraia", Deborah Meyler - Il dubbio e il caso...

Fonte: La passione per i viaggi

Vi ricordate quando settimana scorsa vi raccontavo di un romanzo che non mi sembrava  essere un granché? Ricordate che speravo migliorasse andando avanti? Ecco, non è successo. Liala, dall'aldilà, mi avrà maledetta, "L'amore è una budella gentile" di Busi ha tirato un sospiro di sollievo quando ha capito che non era un libro fisico con il quale avrebbe potuto/dovuto condividere uno scaffale della libreria e gli amici finalmente possono leggere in tranquillità i social senza incorrere nelle mie maledizioni verso questa o quella castroneria. Ora, se non avete letto quel particolare libro di Busi, che amiate il rosa o no o che siate fini letterati o anche lettori occasionali, secondo me avete fatto un grande errore cui dovreste rimediare, per questo lavoro invece l'unico grande "caso" anche strano, per certi versi, è che un caso non c'è.

Mi sono a lungo interrogata se tante volte lo avessi trascurato, magari si era nascosto fra una pagina e l'altra o nei ringraziamenti. Sono anche capitata in libreria e ho sbirciato il libro fisico, tante volte avessero dimenticato, "lo strano caso", da qualche parte non inserendolo nell'ebook. Ebbene, so' di fare spoiler (ovvero, per chi non fosse avvezzo al termine, sta per anticipazione di qualcosa della trama o del momento cruciale) ma lo strano caso è solo nella mente di chi ha deciso di mettere questo titolo che nella versione originale era semplicemente: "The bookstore" ovvero "La libreria". Quest'ultimo, seppur non particolarmente originale, a mio avviso è il suo titolo. Smarcata la questione del titolo parliamo di contenuti.

C'era una volta, nella Grande Mela, una ragazzina 23enne che si chiamava Esme che aveva incontrato un tizio bello, ricco, simpatico, intelligente, laureato, con l'appartamentone, il macchinone e anche la famiglia stile Dallas - ma di Manhattan che però vive negli Hamptons, che fa più spiaggia - che si chiama Mitchell. Si frequentano e poco dopo lei rimane incinta e lui pensando che lei lo voglia mollare la pianta in asso prima. Nel frattempo lei decide di portare avanti la gravidanza ma  è a New York con la sola borsa di studio per il dottorato alla Columbia in arte. Quale soluzione trovare per sostentarsi?Un lavoro in nero in una libreria dell'usato che frequenta! E' un luogo pieno di libri usati, con un proprietario vegano che odia qualsiasi forma di consumismo e beve tisane e birre allo zenzero a rotta di collo. Poi ci sono i commessi, uno rimasto agli anni andati, uno che suona e che pare passi non per lavorare ma per star da solo e una con il cane che compare due volte nel racconto ma la nostra protagonista ne parla come se fosse stata sempre presente fino all'ultimo.

Che succede in questo romanzo? Nulla. Nonostante Esme e Mitchell si mettano e insieme e si lascino in continuazione, i loro dialoghi sono infantili - in alcuni punti sembrano la vecchia pubblicità della Sip con i due innamoratini 16enni che continuano a dire "no, attacca tu" "No tu!""no, no. attacca tu!"-, non ci sono riflessioni amorose o colpi di scena, nemmeno momenti cardine. Ci sono un sacco di dialoghi ininfluenti e quelli che dovrebbero dire qualcosa dicono una grande quantità di idiozie:

Esme e l'amore....
«Secondo me, non c’è differenza tra amore e infatuazione. Se funziona, lo chiamiamo amore, altrimenti scrolliamo la testa e diciamo che era solo un’infatuazione. Il resto è il senno di poi.»
Mitchell che rassicura Esme sul suo sentimento d'amore appena dichiarato in un ristorante di fronte a un sacco di gente:
«Mitchell, sei sicuro?»
«Sì, sono sicuro. Avevo delle lacune che mi facevano male, Esme. Tu le colmi. Tu colmi tutte le mie lacune.»
Basiti? Figuratevi come lo ero io!
Il resto ve lo dovete scoprire da soli. Ma c'è anche un altro particolare che mi lascia interdetta non poco: non ho mai trovato così tanti errori. Non che io sia perfetta, ma se ti si incastra l'occhio ogni due righe per uno svarione, beh la cosa assume un'altra connotazione. Non sono un'insegnante d'italiano e nemmeno una raffinata linguista ma so anche io che Esme non può inserire un anello in una teiera "tremante" e che se, la stessa eroina, scende "nello scantinato buio a cercare il punto più buio" qualche problema di testa ce l'ha eccome! Già non sa distinguere la decorazione fatta in guscio di tartaruga da quella radica! E se state ridendo sappiate che questo libro è tutto così! Se poi vogliamo passare all'arte, e lo dico con la voce indignata di ex studentessa di architettura, scrivere che Esme ammira la cattedrale con uno stile "gotico rilassato" è come dire che "Phenomena" è un film da bambini. Ci sono sicuramente un sacco di storici morti che si stanno rivoltando come trottole dentro le loro tombe!

Veniamo alla questione "libri, libreria"; ecco qui uno strano caso c'è. Esme sta alla libreria come un elefante sta al negozio di cristalli. Si nominano un sacco di libri, ma non se ne approfondisce il contenuto oppure se lo si fa, quel che si dice è una mera ripetizione di una lezioncina che però nulla lascia al lettore. Il negozio, che dovrebbe essere il nuovo mondo di Esme, è uno sfondo e i libri sono una decorazione quasi disegnata e senza profondità. Mentre leggevo le informazioni piazzate qui e lì senza molto senso, quasi come delle paternali messe per "allungare il brodo", mi è venuto in mente di andare a cercare la biografia di questa autrice che dichiara di essersi laureata in Arte. Ecco, magari voleva farne uscire qualcosa di più profondo, e forse è per questo che questo lavoro (?) non è ne carne e tantomeno pesce. Non è un romanzo rosa, l'amore è uno sfondo o una scusa per cambiare panorama, non è un libro che parla di libri per le ragioni sopra citate, non è un romanzo storico e nemmeno qualcosa che istighi una riflessione visto che è un trattato di tuttologia.

Quindi il dubbio sta nel fatto di capire: ma nelle intenzioni dell'autrice quando ha iniziato a scrivere questa storia, cosa c'era? Non si sa! Mi sa che rimarrò con il dubbio... Ma intanto questo libro non mi sembra un granché. A voi, qualora voleste tentare la sfida che rappresenta questa lettura, l'ardua risposta!

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Lo strano caso dell'apprendista libraia
Deborah Mayler
Garzanti Editore, Ed. 2014
Traduttore: Claudia Marseguerra
Prezzo 16,40€


Fonte: LettureSconclusionate

mercoledì 1 ottobre 2014

[Dal libro che sto leggendo] Il tempo bambino

Fonte: Pinterest

Oggi sono veramente contenta di parlarvi di questo libro. L'ho iniziato qualche settimana fa, poi l'ho dovuto mettere in stand-by per qualche tempo perché, con le cure che sto facendo, mi saltano le righe mentre leggo e ogni tanto "mi perdo i concetti" e devo tornare indietro. Invece dalle premesse, i primi sei capitoli, è un bellissimo lavoro. 

Lui è, per ora, un uomo, solo, circondato dal suo lavoro e dalla sua passione: il tempo e gli orologi. In effetti potremmo dire che il tempo gli regala il piacere del ritmo e della precisione nei suoi meccanismi complicati e precisi e al contempo il suo ritmo scandisce tic dopo tic le fasi della sua solitudine e della sua ricerca di cambiamento.

L'ho ripreso in mano ora, sperando di riuscirlo a finire in tranquillità. A voi regalo una parte del primo capitolo. Sono certa che già da qui sarete incuriositi e credo proprio che Simona Baldelli non ci deluderà!
Buone letture,
Simona scravaglieri 
1. 
 Dunque si era accorciato.E, in quel momento, la cosa di cui aveva bisogno era sapere quale fosse la sua altezza. Doveva misurarla. Quantificarla, specificarla. Si guardò attorno per essere certo che non vi fosse nessuno nella stanza e si avvicinò al muro. Accostò la fronte e appoggiò la matita sulla testa, in modo che la punta risultasse perfettamente perpendicolare alla parete. Quindi premette finché non udì il toc della grafite che si spezzava.Poi guardò.Vide tre punti, uno sopra l'altro e l'ultimo fatto era più in basso.Il più alto risaliva a un anno prima, quello al centro, ad appena sei mesi.Andò a cercare il righello e tornò alla parete.I tre punti ,distavano fra loro nove millimetri. In un anno si era accorciato di 1,8 centimetri.Con un rapido calcolo scoprì che, di quel passo, in dieci anni si sarebbe rimpicciolito di diciotto centimetri.Non sapeva quando avesse cominciato a rattrappirsi.Se n'era accorto entrando nel piccolo laboratorio di un orologiaio, un suo buon cliente, che aveva un negozio nel centro della città.L'uomo lo chiamava per i casi disperati, specialmente vecchi orologi da taschino o antiche pendole che nessun altro era in grado di riparare.Il laboratorio era un bugigattolo e vi si accedeva da una delle due porte del retrobottega. La prima, dalla quale usciva odore di piscio e di marcio, era quella del gabinetto, la seconda conduceva ad una scala stretta composta di cinque gradini in pietra grigia.Il soffitto si abbassava gradualmente, a tal punto che, arrivato all'ultimo scalino, doveva sempre piegarsi un po', per non sbattere la testa.In effetti la prima volta era andata proprio così."Attenzione al soffitto" gli aveva detto l'orologiaio che lo precedeva di qualche passo.Ma l'avvertimento era arrivato tardi e lui si era scorticato la sommità del cranio.Fino a quel giorno, in cui aveva scoperto che non aveva più bisogno di abbassarsi.

Questo pezzo è tratto da:

Il tempo bambino
Simona Baldelli
Giunti Editore, ed. 2014
Collana "Italiana"
Prezzo 14,00€ 

domenica 28 settembre 2014

L'ha detto... Audrey Hepburn


Fonte: Pinterest


L'eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai. 
Audrey Hepburn



venerdì 26 settembre 2014

"La Signora Harris va a New York", Paul Gallico - I sogni son desideri...

Fonte: oztypewriter



Visto che il libro di questa settimana non pare sortire effetti positivi, come avete potuto leggere Mercoledì, oggi vi parlo di una bella fiaba. 

C'era una volta a Londra una signora, vedova, che sbarcava il lunario, nell'immediato dopoguerra, facendo le pulizie a casa di famiglie aristocratiche o ricche. La signora Harris, questo era il suo nome,aveva una amica con la quale si riuniva ogni sera per il rito del tè. Quest'ultima faceva solitamente la cuoca, abitava nel quartiere e garantiva alla signora Harris la possibilità , non solo di fare quattro chiacchiere e coltivare n'amicizia sincera ma anche, di poter sempre avere, in cambio dei proprio, pettegolezzi freschi riguardanti le persone da cui andavano a servizio. 

Accanto alle due donne viveva un'altra famiglia numerosa e antipatica, i Gusset, che avevano avuto in passato a che fare con una servetta divorziata che, per seguire il nuovo amore, gli aveva lasciato a tempo indeterminato il figlioletto nato dal suo matrimonio con un soldato americano che aveva voluto a tutti i costi tornare in patria. Inutile dire che il povero ragazzino veniva maltrattato dai figli della coppia e dai due adulti. La signora Harris e la sua amica si interrogavano su che fare per ritrovare il padre del ragazzo e un giorno... Un'occasione, un viaggio verso la Grande Mela e comincia l'avventura!

Non è scritto in uno stile contemporaneo, ma è tradotto veramente bene,  è  leggero, proprio come dovrebbe essere una fiaba. La scrittura ha il sapore di quella proposta nella letteratura di consumo della  metà del '900 che poi è il periodo in cui è stato scritto (1960) ed è senza pretese. ne esce fuori un lavoro delizioso, pieno di buoni sentimenti e di positività. I personaggi che mano a mano entrano nella trama a seconda delle situazioni sono ben caratterizzati e pertinenti. In più, come tutte le favole ha una piccola morale: è un invito a seguire  i nostri sogni e desideri con impegno e lealtà.

Per questo motivo, per lo stile in cui è scritto, per l'insieme delle situazioni proposte, a mio avviso, è un ottimo libro da far leggere o da leggere con i ragazzi. Non annoia, ha un buon ritmo e si lascia leggere senza problemi. La nostra signora Harris, nel suo modo di vedere il mondo e gli uomini di potere e non ricorda lontanamente Forrest Gump, ma solo nella sua positività e ingenuità.
Mi è capitato fra le mani per caso e l'ho veramente adorato e ve lo segnalo volentieri. 

E' bello pensare che anche un libro leggero di ieri, ancora oggi riesca a suscitare interesse e divertimento nei lettori, non trovate?
Buone letture,
Simona Scravaglieri

La signora Harris va a NewYork
Paul Gallico
Tradotto da: Francesca Pè
Frassinelli Editore, Ed. 2013
Collana "Narrativa"
Prezzo 14,88€
Ebook 9,99€


Fonte: LettureSconclusionate

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