venerdì 24 maggio 2013

"Un incontro casuale", Rachel Cohen - L'altra Storia....

Sogni, Vittorio Corcos
Fonte: OLI Osservatorio Ligure Sull'informazione

Ho scelto quest'immagine perché  penso  che  rappresenti perfettamente il mio approccio a questo libro mentre lo stavo leggendo e corrisponde all'immagine che mi sono fatta dell'autrice mentre lo pensava e lo scriveva. Il titolo del quadro è "Sogni" ma io metterei molto facilmente viaggi o incontri. In fondo, i libri poggiati sulla sinistra sono rappresentativi dei viaggi che si affrontano ogni volta che se ne apre nuovo e degli incontri che si fanno con i personaggi raccontati e che, quando hai un bel lavoro in mano, a malincuore  si lasciano. Quindi immagino che anche Rachel Cohen, quando ha cominciato a pensare a questo libro, avesse di questi momenti di riflessione. Un progetto nato on-the-road, perché scaturisce dalla lettura dei libri che ha selezionato per portarseli in un lungo viaggio nel quale attraverserà l'America. Sono lavori eterogenei ma che, alla fine, dopo il lavoro e lo studio fatto per per completare questo progetto, diventano una strada o un fil rouge come preferite, che attraversa il tempo a partire dalla Guerra Civile Americana traguardando agli anni '60 del secolo appena passato.

Il traino della "Storia che passa" non è lo scandire del tempo ma gli incontri, fortuiti o cercati, fra i protagonisti che vedono nelle loro fila generali, attori, fotografi, scrittori, sceneggiatori, poeti, critici di letteratura e arte nonché attivisti per i diritti della popolazione nera. Si incontrano e si scontrano con grandi battaglie (di armi e di pensiero) che li vedono famosi e al contempo emarginati per gli stessi motivi. Questo perché, gli uomini e le donne qui presentati, sono meritatamente o no degli outsider, rappresentati di correnti di pensiero che si contrappongono alla sicura letteratura precedente, schiva alle novità e rigidamente convenzionale, e propongono non solo temi nuovi ma forme di rappresentazione dell'arte diverse. Withman, Bishop, John Cage, Ann Porter, i fratelli Steiner, Du Bois, Henry James e tutti gli altri, di cui si narrano i rapporti, non cercano la notorietà fine a sè stessa ma sono mossi da un altro bisogno, un nuovo linguaggio e nuove forme di espressione necessarie per raccontare i fermenti della civiltà moderna. L'uscita dagli schemi precostituiti e convenzionali che vincolano gli uomini a seguire sempre le stesse strade, per alcuni, diventa un'esigenza non una formula "alternativa" all'esistente ma un mezzo nuovo di espressione e di comprensione per dipingere un mondo che, dai tempi della Guerra Civile, è in continua evoluzione, e profondamente diviso sulle questioni sociali e razziali, e chiede a gran voce di essere narrato anche nei suoi momenti più bui.

E quindi il generale Grant, che sognava di diventare il presidente degli Stati Uniti, viene raccontato nella sua duplice faccia: quella di comandante pluridecorato, ammirato che considerato un eroe nazionale, con la pedante attenzione alle carte e alla geografia dei luoghi e, al contempo, nella sua strategia di conquista delle posizioni nemiche e nel difendere Washington sacrifica una marea di uomini. Ricorda il Principe di Machiavelli con la scelta fra l'obiettivo finale e gli uomini che gestisce. Eppure, nella foto che lo rappresenta, il suo sguardo fiero che guarda al di là verso l'orizzonte o la battaglia, che ha il sapore della rappresentazione dell'eroe di altri tempi certo di quello che fa, è invece frutto dell'intuizione di un fotografo, Mathew Brady, che invece ha un altro progetto quello di fotografare tutti i grandi del suo periodo. Diverrà anche uno dei primi fotografi di guerra e sarà grazie alle sue foto che le forze armate scopriranno l'importanza dell'applicazione dell'arte delle foto ad uso delle strategie militari. Da Brady, che immortalerà in un ritratto famosissimo Abramo Lincoln, passeranno a farsi fotografare molti personaggi illustri della cultura e della politica del periodo. Uno per tutti, il giovanissimo Henry James con suo padre.

E' con questo metodo che la Cohen costruisce il grande quadro storico, incastrando personaggi e coincidenze e arricchendo, laddove ci sia necessità, le storie con un pizzico di immaginazione, che non guasta e che non è mai esagerata. In fondo questa raccolta di storie è concepita proprio per essere come un grande romanzo della "Storia vissuta" e come tale va letto tenendo anche conto che in fondo al libro, e prima della puntualissima bibliografia di riferimento -integrata anche con i titoli tradotti in italiano dai collaboratori della casa editrice-, l'autrice stessa riporta capitolo per capitolo ciò che è vero e ciò che è abbellito o immaginato. Una formula straordinariamente perfetta perché permette al lettore di godersi in tutta autonomia i ritratti riportati e poi farli tornare alla memoria per scindere realtà da fantasia.

Come spesso mi succede mi sono domandata a chi raccomandare questo libro e questa volta la risposta è: a tutti. Che vi importi o no delle battaglie razziali, della guerra civile o delle discussioni sull'opportunità dell'arte contemporanea non importa. Il testo scorre con una facilità tipica della narrativa e diviene come una grande saga di famiglia. In questo caso la famiglia non è rappresentata da possibili parenti, ma dagli ideali che muovevano l'armi e i pensieri di chi poi ha fatto la storia. E' bello a volte sapere che un sogno può essere un patrimonio di molti, lo trovo stimolante. 

Il progetto di Rachel Cohen restituisce un meraviglioso spaccato di un pezzo di mondo raccontando una parte, perchè c'erano molte altre correnti che qui non vengono prese in considerazione, della "Storia delle arti americane", sospesa fra America e  ed Europa - in Italia ma soprattuto in Francia tangendo idealmente i racconti di Adrienne Monnier sopratutto della sua Parigi, centro nevralgico delle nuove correnti culturali prima e durante la seconda guerra mondiale -. E così passando da una provocazione ad una galleria out-sider, tra giovani poeti che si scrivono e riprendono una le poesie dell'altro, amori e grandi litigate, party leggendari e l'immancabile fiume di alcool accompagnato da mille sigarette i protagonisti di questo mondo vengono raccontati, e a volte si raccontano da soli, per quello che sono: uomini e donne con grandi ideali e grandi sogni ma pur sempre umani. Ad esempio Whitman, rifiutato dalla cultura imperante perché ritenuto troppo diretto nei suoi componimenti poetici, viene raccontato tramite una foto e i ricordi di chi definì la sua pelle così rosea da far venire voglia di morderla. C'è poi John Cage, riconosciuto maestro della musica contemporanea e famoso per un concerto sul silenzio, che porta in giro gli amici su una macchina comprata con i soldi vinti a "Lascia o raddoppia" come esperto di funghi. Il racconto, anche se è arricchito, riesce a fondere serio e faceto in una forma così armoniosa da non necessitare altro. 

E' quindi molto semplice, grazie ad una scrittura scorrevole e amabile, leggere questo lavoro che si presenta in una forma imponente di quasi 500 pagine. I capitoli mai troppo lunghi e le caratterizzazioni dei protagonisti ben suddivise nei vari momenti tra un incontro e l'altro, garantiscono al lettore di non dover continuamente tornare indietro per riportare alla memoria di chi si sta parlando, perché i continui rimandi sparsi in maniera discreta e mai ripetitiva (ovvero mai con le stesse parole) fanno sì che sia semplice richiamare alla mente di chi si sta parlando.
E' un libro che vi mancherà già prima di finire, che ha molti spunti interessanti da approfondire e che infine non vi insegnerà la Storia ma gli uomini, i pensieri e le idee che hanno fatto sì che diventasse tale.

Buone letture,
Simona Scravaglieri 


Un incontro casuale
Rachel Cohen
Adelphi Edizioni, ed. 2006
Collana "La collana dei casi"
Prezzo 30,00€


Fonte: Letturesconclusionate

mercoledì 22 maggio 2013

[Dal libro che sto leggendo] I libri hanno bisogno di noi

George Steiner
Fonte: Superfluities Redux


Si parte dalla descrizione dell'importanza dei libri, in questo pamphlet, per parlare della loro necessità e, ad un certo punto, il libro stesso è quasi messo sotto accusa. Porta con sè la possibilità di poter leggere i pensieri e i messaggi inviati (leggi tema del libro) dai vari autori eppure, contestualmente, non è un messaggio democratico perché, come sostengo anche io, la scrittura non prevede discussioni (essendo scritto non può essere modificato) e, questo è un pensiero di Steiner che ancora non so se condivido, nemmeno garantisce il ricordo (se è scritto non c'è bisogno di mandarlo a memoria) e in qualche modo diventa anche lo strumento della "fissità" e della immutabilità del pensiero. 

Detta in poche parole, facendo riferimento al mondo ebraico Steiner sostiene che la Torah ha garantito agli ebrei la possibilità di conservare la propria identità anche risiedendo in vari paesi che non erano la terra promessa grazie allo studio continuo; ma al contempo questo studio ha favorito l'ortodossia del culto e di chi la studia che si fissa nello studiarla e nell'applicarla quasi supinamente. Mentre, nel mondo, c'è un'altro modo di trasmettere la cultura e è quella che utilizzano Socrate e Gesù ovvero l'oralità. Questa garantisce il dialogo (essendo narrata oralmente garantisce a chi ascolta la possibilità di intervenire) anzi, secondo me, sarebbe meglio dire la discussione, ma ha anch'essa un difetto: se colui che deve trasmettere il messaggio, non lo ha compreso o è morto, questo verrà modificato e quindi potrebbe non essere come l'autore l'ha concepito o, in caso di morte, verrà perduto.

Non so come andrà a finire, sono a pagina 56 di 82 e pensavo di finirlo in un batter d'occhio. Invece sono pagine  pregne di concetti che non possono essere letti in velocità. Ogni pensiero pretende di essere preso in considerazione attentamente vagliato. Quindi la mia lettura, in questo caso è più lenta e ponderata ma, visto che l'approccio è interessante  ve lo segnalo molto volentieri. Il pezzo riportato non è lunghissimo e visto che le pagine non sono tante come detto ma, se avessi segnalato i vari concetti probabilmente vi avrei tolto il gusto della scoperta dei pensieri steineriani, per cui questa volta vi dovrete accontentare!

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Quelli che bruciano i libri, che mettono al bando e uccidono i poeti, sono ben consapevoli di ciò che fanno. E' incalcolabile il potere indeterminato dei libri. Ed è tale proprio perché il medesimo libro, la medesima pagina può avere sui lettori gli effetti più disparati. Può esaltare o avvilire; sedurre o suscitare disgusto; stimolare alla virtù o alla barbarie; accentuare la sensibilità o banalizzarla. In modo davvero sconcertante può ottenere indifferentemente questi risultati, quasi nello stesso tempo, nello slancio di una risposta così complessa, così rapida nella sua alternanza e così ibrida che non esiste ermeneutica, né psicologia in grado di prevederne la forza o di misurarla.

A seconda delle fasi della vita un libro susciterà nello stesso individuo reazioni del tutto differenti. Nell'esperienza umana non si ha fenomenologia più complessa di quella degli incontri fra testo e percezione, o, come osservò Dante, fra le forme del linguaggio che oltrepassano la nostra capacità d'intendere e i livelli di comprensione rispetto ai quali il nostro linguaggio si dimostra insufficiente: la debilitate de lo 'ntelletto e la cortezza del nostro parlare.
Ma in questo dialogo sempre imperfetto - gli unici libri comprensibili fino in fondo sono quelli effimeri e opportunisti; gli unici di cui si possa cogliere appieno il significato potenziale- si può leggere un invito alla violenza, all'intolleranza , all'aggressione sociale e politica. Céline è il solo di noi destinato a durare, diceva Sartre.   

Questo pezzo è tratto da:

I libri hanno bisogno di noi
George Steiner
Garzanti Editore, ed. 2013
Collana "Saggi"
Prezzo 10,00€

domenica 19 maggio 2013

L'ha detto...Hans Georg Gadamer


Fonte: "Io amo i libri"


Ogni comprensione del singolo elemento è condizionato dalla comprensione del tutto. Ogni spiegazione del singolo elemento presuppone la comprensione del tutto. 
Hans Georg Gadamer

venerdì 17 maggio 2013

"Quattro soli a motore", Nicola Pezzoli - Quando costruii il monte di lancio...

Fonte: Il buco di Lephio


Immaginate di essere dei controllori dello spazio e che il vostro compito sia quello di salvaguardare un intero sistema solare. Ogni pianeta, appartenente a questo sistema, ha le sue virtù e intelligenze; in sostanza è quasi un sistema perfetto dove le qualità di tutti sommate insieme lo rendono un paradiso. Ma, come detto, è "quasi" perfetto perché, fra questi pianeti virtuosi ce n'è uno, abitato da scimmie, che invece riunisce tutti i difetti non presenti negli altri pianeti. Un "pianeta pecora nera" in poche parole. Ma visto che gli altri mondi sono lodevoli e hanno a cuore il bene comune, inviano loro rappresentanti per cercare di diffondere anche nel pianeta delle scimmie la loro cultura e le loro scoperte. Ma non si può rendere perfetto ciò che è nato rotto, e le scimmie non capiscono, travisano, interpretano a modo loro e così un messaggio "buono" diventa sinonimo di guerra, oppressione, distruzione, sottomissione e via dicendo.

Già vi vedo, "Ecco è un libro fantascientifico!". Ebbene no! È un insieme di metafore che non solo raccontano un'evoluzione sociale reale cominciata anni fa - e che guardando i telegiornali trova molte similitudini nella società odierna - ma, in più, è una delle letture che si possono fare della trama stessa di cui fa parte. Consideratela una spiegazione fornita dall'autore al gesto che lo muove nel raccontarvi questa storia. 
In questo caso la sperimentazione della sovrapposizione di generi (pulp, giallo/mistery, romanzo, saga familiare) si combina perfettamente e si traduce in un testo divertente e leggero che non si nega la possibilità di trattare un argomento serio come quello dei rapporti umani inquinati dalla società, che dovrebbe essere civile proprio in virtù delle regole che ha creato, e quindi difficilmente assimilabili e comprensibili allo sguardo, ancora disincantato anche se non più fanciullesco, di un ragazzino di undici anni.

Il protagonista mette subito in chiaro quello che non vuole che si prenda in considerazione, come argomento principale, già nella prima pagina e lo fa  in maniera molto chiara, come ci si aspetterebbe da un ragazzino della sua età che non sente ancora la necessità dell'orpello o della diplomazia. Mi chiamo Corradino. Mio padre, da quando è disoccupato, mi picchia ogni sera e mia madre beve ogni giorno ma, questo, non è quello che vi voglio raccontare. In sintesi le intenzioni iniziali, mantenute nel corso dello svolgersi della vicenda, sono proprio queste.
Corradino infatti, figlio della fine degli anni '60 vuole parlarci di un unico periodo, l'estate del 1978, che per lui sarà il momento dei grandi cambiamenti. Il trasloco, il vivere vicino a parenti fino ad allora quasi sconosciuti, il migliore amico, il primo amore, il primo bullo. L'estate di cui si parla è quel periodo, diverso per tutti e che capita in età diverse, che tutti viviamo quando intervengono fattori o situazioni per le quali il corso della nostra vita cambia e si comincia a crescere dentro, anche se il nostro aspetto esteriore denuncia altro. E' questo il tema cui Corradino tiene in modo particolare: i momenti che hanno decretato ciò che  è diventato nel suo presente narrativo in cui ricompone quel magico periodo( geniale soluzione per congegnare pensieri analitici infantili con un linguaggio scorrevole da adulto). La cinghia del padre e le bottiglie della madre c'erano anche prima del suo trasferimento e sono quindi una componente, purtroppo, consolidata cui non fa più caso, è parte integrante della sua normalità.

In questa storia c'è anche un quaderno, è rosso e antico e pieno di pagine bianche che attendono di essere riempite. Potrebbe divenire un libro o un diario per trascrivere quei segreti che non si raccontano nemmeno al migliore amico ma, per ora, allo stadio iniziale di questa storia riserva al ragazzino solo quei brividi piacevoli e terribili del rispetto e della necessità di esser scritto solo di cose eterne. C'è solo una possibilità e non può essere sprecata. L'estate del '78 tutte le remore spariscono e queste pagine diventano il luogo dei pensieri, delle riflessioni ed osservazioni di quel mondo adulto che deroga dai suoi doveri di ordine e di protezione, nonché di creazione di un luogo migliore per le generazioni che verranno (ricordate le famose scimmie di cui sopra?) e invece si rivela ad uno sguardo più semplice e senza sovrastrutture nelle sue componenti più bieche e superficiali.

Questo è un lavoro di un  di un esordiente, che già dichiara la sua maturità di scrittore, che rompe con il genere romanzesco che è molto in voga al momento e che parte da una realtà prendendola solo come spunto. Si parte da una storia dell'Italia di provincia e di paese. Il microcosmo che si crea nei confini comunali è la forma di metafora più piccola del mondo che siamo abituati a vivere e che, chiaramente, i paesani, qui rappresentati, ignorano come non esistesse altro. In questo microcosmo sociale sono rappresentati tutti dal ricco al povero, il bullo, lo scemo del villaggio, la chiesa, il politico il malato e quello sano. È questo microcosmo che forma chi ci vive in mezzo e che ci influenza mentre diveniamo "chi saremo" e guardarlo, analizzarlo e scindere quel che va eliminato dovrebbe essere compito degli adulti mentre diventa "campo di prova e di sopravvivenza" dei ragazzi che fanno incetta di esperienze tra ingiustizie e scoperte sommandole nel proprio background  come fossero strati di terra su cui salire per sembrare più alti e quindi più grandi. Forse potremmo racchiudere il senso di questo libro in:
 "Quell'estate in cui costruii e salii sul monte di lancio di Charlie Brown"

Come già detto la soluzione narrativa è delle più felici regalandoci una storia raccontata con una lingua adulta, punteggiata da campi, pensieri, paure e desideri di bimbo e condensata in uno scritto scorrevole di ampio respiro che dona alla grande metafora della società in cambiamento, seppur sempre caratterizzata da una perniciosa stasi,  una leggerezza insperata. Sicuramente un lavoro che non si dimentica e che si fa rileggere. Corradino non vi deluderà, ne sono certa!

Buone letture,
Simona Scravaglieri


Quattro soli a motore
Nicola Pezzoli
Neo. Edizioni, Ed. 2012
Collana "DRY"
Prezzo 15,00€


Fonte: LettureSconclusionate

mercoledì 15 maggio 2013

[Dal libro che sto leggendo] Servirà che qualcuno ci legga, alla fine

Fonte: Aenigmatica.it

Oggi sono stata un po' cattiva in questa segnalazione, perché ho interrotto, ad arte, questo racconto proprio nel clou della risoluzione della vicenda. Badate, qualsiasi soluzione date, potrebbe non avvicinarsi a quella scelta dall'autore, ma è proprio questo racconto che detta il ritmo della raccolta. E la scelta non è casuale. Immaginatevi di essere voi davanti a quella cattedra e davanti a quei cubi di argilla, di avere a disposizione un'ora. Come la passereste? Il dilemma non è tanto fare ma comprendere quello che abbiamo davanti e creare in base alla comprensione. Insomma creare diventa sinonimo di sguardo analitico. O forse è meglio creare e da lì poi dedurre? potrebbe anche essere una soluzione praticabile. Ma creare e poi tirar fuori la teoria potrebbe richiedere del tempo e magari rifare ulteriori prove per poter affinare i dati raccolti. Oppure serve un approccio diverso, che agguanti e tasti la realtà plasmandola nel suo insieme? La realtà è modificabile, oppure dobbiamo dare al gesto della bimba mora il valore ambivalente di tastare la realtà e contestualmente smussarne gli angoli più fastidiosi o sbagliati?
Il tema è interessante e la risposta poi includerebbe, implicitamente, un finale personalizzato da parte del lettore. Vi consiglio quindi di fare la riflessione prima di sapere il punto di vista dell'autore, come ho fatto io, e avrete la prova tangibile di come siete e di come è lui.

Dicevo, questo approccio è costante per tutte le storie, alcune introdotte da interessanti disegni e foto, dove in ogni momento compaiono persone, oggetti e luoghi. L'aspetto più interessante è che hanno il sapore di un appunto dal quale in un secondo tempo è nata una storia. Ora, se dovessimo riferirci ad una teoria di Magris esposta a Pordenone Legge "L'autore scrive e alla fine scopre il significante (ovvero il tema principale o chiamatela morale) della storia". In questo caso, credo che il significante sia nato insieme alla storia, perché tutte hanno un approccio al tema sociologico che sembra scaturire da una profonda osservazione di movenze e di attimi. E in fondo è  questa la particolarità di questo scrittore, esordiente, di cui mi auguro di avere ben presto altri testi in mano, perché è veramente piacevole e interessante da leggere per poi potersi confrontare con i temi proposti.

Io lo consiglio e in particolar modo a chi si è stufato di leggere sempre le stesse storie. Aggiungo che, se non lo trovate in libreria è disponibile online (io l'ho preso su Amazon) e che il libro è confezionato alla vecchia maniera, ovvero è un libro rilegato come non ne si vede spesso in circolazione (viva le piccole e medie case editrici di qualità) e vi arriva in un battibaleno!

Buone letture,
Simona Scravaglieri

Il test

Al centro del soffitto, sopra tre piccoli banchi di scuola, grandi neon mandavano una luce forte e triste che finiva si uccidere i colori già smorti della stanza: il pavimento grigino, le pareti verdastre, i vetri opachi delle finestre azzurrognole, la cattedra legnacea. Sulle tre piccole sedie la stessa nausea da prestazione osservata - una sensazione inventata dalle cavie di laboratorio - dipingeva smorfie sui volti dei ragazzini lì seduti. Guardavano con aria assente, velata di preoccupazione, il vasto sorriso artificiale che il signore seduto in cattedra stava rivolgendo loro mentre spiegava il da farsi.

- Quello che succederà oggi non sarà in nessun caso oggetto di valutazione e non avrà ripercussioni sul vostro curriculum scolastico. E', diciamo una specie di regalo del vostro direttore. Vi aiuterà a capirvi meglio in questa età difficile e che potrà esservi utile per decidere del vostro futuro. Un modo per conoscersi, per conoscervi. Non è una gara, non c'è competizione, anzi. prendetelo come un gioco. Vi sarà capitato già da piccoli di farne di simili. Le regole non ci sono, c'è solo un limite di tempo: un'ora. Avete un'ora per fare quello che volete con quello che trovate sui vostri banchi. Un'ora a partire da adesso! - concluse sorridendo, così come aveva iniziato , un sorriso pedagogico e rassicurante. Un brivido corse lungo la schiena dei tre ragazzini. Si scambiarono uno sguardo perplesso: prima il ragazzo con la ragazza mora, poi la ragazza mora con la bionda, poi la bionda con il ragazzo.. Lo stesso sguardo trigemino si posò poi sui tre parallelepipedi di creta grigia che i neon illuminavano impietosi sui tre piccoli banchi. Il sorriso dalla cattedra incoraggiava silenzioso, osservandoli.

La prima a muoversi fu la bionda, che con una scrollata di spalle e un leggero sbuffo prese a staccare minuscoli pezzetti di creta e a scaldarli fra i palmi rosei. La mora subito dopo allungò voracemente entrambe le mani verso il blocco e iniziò a manipolarlo tutto intero con energia esplosiva. Il ragazzo continuava a fissare il blocco, immobile e perplesso.
Il tempo passava silenzioso nella concentrazione del lavoro manuale. Il sorriso dietro la cattedra si era da un po' immerso nel registro su cui ogni tanto veniva scribacchiato qualcosa. La bionda aveva davanti a sé vari piccoli oggettini che aveva formato con la creta, che le belle mani pallide continuavano a lavorare con precisione chirurgica e determinazione granitica. La mora sembrava stesse lottando con un qualcosa che aveva sagomato dal blocco iniziale, o che forse si era sagomato da solo fra le sue mani foti e affusolate, contro la sua volontà, e che adesso le faceva la guerra . Il ragazzo continuava a fissare il blocco, con uno strano sorriso di traverso e un che di vagamente angosciato fra le pieghe della fronte. 

L'ora a disposizione, sessanta minuti sospesi, inesorabili, eterni, dilatati dal lavorio e abbreviati dalla tensione insinuante, finirono all'improvviso con un trillo di campanello che fece sussultare ragazzini seggioline e piccoli banchi. 

- Il tempo è scaduto! Vediamo cosa avete fatto! - disse il sorriso dalla cattedra, emergendo bianco e abbagliante dal voluminoso registro, calando lo sguardo sui banchi e occupanti.

Il libro da cui è tratto questo pezzo è:

Servirà che qualcuno ci legga, alla fine
Carlo Zambotti
Gorilla Sapiens Edizioni, ed. 2013
Collana "Scarto"
Prezzo 14,00€
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