venerdì 12 agosto 2011

“Una storia semplice”, Leonardo Sciascia - Tanto semplice da essere estremamente complicata...

Immagine presa da qui

“Ancora voglio scandagliare scrupolosamente le possibilità che forse ancora restano alla giustizia”.Durrenmatt, “Giustizia”

Comincia con questa frase, sotto il titolo, a mo' di dedica, questo delizioso raccontino ambientato in una Sicilia lontana nel tempo, quando ancora si scrivevano lettere e si chiamava dal telefono fisso.

Siamo a Palermo e la scena si svolge fra la città e la campagna nei dintorni, un un benestante diplomatico, discendente di una famiglia di alto lignaggio, torna a cercare dei documenti a lui cari nella casa di famiglia, nella sua terra natia. Frattanto si prepara la festa di San Giuseppe e nella centrale di polizia arriva una telefonata concitata del diplomatico che attesta di aver trovato una cosa che non lo convince. Il brigadiere riferisce al commissario la telefonata e viene invitato ad andare sul luogo il giorno successivo e lo stesso commissario comunica che non sarà reperibile perché in ferie.

Mi fermo qui, perchè il racconto è veramente piccino, sono solo 66 pagine e raccontare altro vi rovinerebbe il giallo. E’ un testo ricercato che nicchia a presenze che non dichiara, attività illecite e collusioni con le istituzioni e se non fosse Sciascia e se non fosse la Sicilia forse sarebbe passato inosservato o non compreso. Però questo autore, celebre per altri romanzi, ci tiene anche qui, in un piccolo spazio lungo quasi un respiro a solleticare il proprio lettore nella morale, sottolineando l’immensa superficialità delle istituzioni troppo impegnate a sbrodolarsi addosso paroloni e accuse e meno attente, o volutamente omertose, nei confronti del misfatto cui stanno assistendo.

Sciascia fa parte di quella categoria di scrittori che non hanno la necessità di dare troppe spiegazioni, ma possono benissimo lasciare intendere e rinunciare al linguaggio urlato e diretto, perché i propri personaggi nelle azioni parlano da soli. Vale la pena di buttarci un occhio.

Buone letture!


Una storia semplice
Leonardo Sciascia
Adelphi Editore, ed 2010
Collana “Piccola biblioteca Adelphi”
Prezzo 8,00€



mercoledì 10 agosto 2011

Quando la legge non è uguale per tutti

Immagine presa da qui

Nonostante i giornali abbiano passato sotto silenzio la discussione della legge "sul prezzo dei libri" pochi sono stati coloro che si sono lamentati. Fondamentalmente avviene perché, in percentuale, in Italia di lettori ce ne sono pochi, ma spesso ci si dimentica che quei pochi, fanno acquisti che a volte coprono le mancate spese di chi non legge.

Un amico anobiiano, Felizberto, una volta fece un gioco proprio in un gruppo legato a questo social network, che poi io ho riproposto qui e là nei vari gruppi che ho frequentato con risultati ogni volta interessanti. Si tratta, in estrema sintesi, di mettere motivazioni per una affermazione che per assurdo si sa che non è corretta. Mi spiego meglio, l'oggetto di quel post era "Leggere fa male" e tutti noi anobiiani, lettori per definizione, abbiamo dovuto arrovellarci la mente per supportare tale tesi che per noi è un assurdo già in partenza.

Oggi la ripropongo a voi e a me. Cominciamo.

"Leggere fa male"...

... Fa male al lettore che si nutre solo delle ultime uscite. Perché in commercio ci sono milioni di titoli "civetta" che servono solo per attirare le folle, visto che gli editori sono convinti che siamo tutti scemi e che in campo letterario sia applicabile il principio di "moda commerciale" e sono convinti, che non servano grandi impegni in traduzioni, editing ( ovvero correzione di bozze soprattutto degli errori) perché tanto noi, ignoranti, non ce ne accorgemo.

... Fa male perché con il tempo gli editori, hanno pensato e pensano ancora che non ci importi conservare i libri e quindi ne mettono in circolazione molti con rilegature al limite della decenza che fanno si che alla fine della lettura anche il più accorto dei lettori si ritrovi non più un libro ma un'edizione a fascicoli settimanali e che debba interpretare il testo, non nel suo significante, ma cercando di capire i caratteri sbiaditi o stampati male e correggere a mente tutti gli errori di ortografia e grammatica.

... Fa male agli editori, che dichiarano in alcuni casi di perdere fino al 14% su ogni libro editato, giustificazione che utilizzano per spiegare gli altri milioni di titoli spazzatura. Perché sono convinti che il commercio culturale non sia equiparabile a quello normale, non sapendo che l'acquisto di un libro sul mercato è equiparabile a quello di una gomma per la macchina o a un etto di prosciutto. Sono comunque prodotti.

... Fa male ai librai, perché con il tempo la categoria è scaduta. Migliaia di persone hanno pensato che bastasse essere lettori per aprire una libreria e che, soprattutto, bastasse mettere il cartello "aperto" perché milioni di persone si riversassero a comprare i loro titoli. Quelli che non conoscono i contenuti nemmeno di un quarto dei titoli che propongono e pensano che i lettori possano sicuramente far da se... Altrimenti che lettori sarebbero?

... Fa male al portafoglio dei lettori, che sono costretti per coltivare il loro passatempo ad investire più soldi, oggi, per leggere gli stessi titoli di ieri, avendo in cambio libri da discount al prezzo di libri brossura e curati dei migliori traduttori e editori e ai quali capiterà di entrare in libreria, come è successo a me, e di vedere lo sguardo inorridito del libraio che si vede chiedere una copia intonsa di un libro evidentemente completamente letto e deve invece dire, che no il libro è d'esposizione (macché!!! Se lo fosse stato sarebbero risultate aperte solo le prime pagine e non tutte!) e ce lo vende comunque a prezzo pieno come il libro fosse nuovo di pacca!!

... Fa male anche ai nuovi scrittori, troppo spesso costretti a farsi autopubblicità, non solo per sapere che ne pensano i propri lettori, ma sempre più spesso per sopperire alle mancanze della propria casa editrice che, in cambio di prezzi accettabili o anche no, delega tutta l'attività di promozione allo scrittore stesso. La pubblicità si fa solo con i titoli civetta di cui sopra...gli altri stanno sempre in fondo allo scaffale più alto e inarrivabile in libreria.

... Fa male, perché potreste rischiare quel che gli editori, librai e scrittori di low-profile temono di più la famigerata "coscienza culturale", chiamiamola così prendendo ad esempio la coscienza sociale. È quella sorta di status che vi permette di pretendere di più dei libri di bassa lega, che vi permette di selezionare le vostre letture e di sapere che i bei libri non sono quelli con i cartelloni e le frecce o che si urla sui giornali che sono l'ultimo capolavoro del secolo, ma sono quelli vi spingono a riflettere e a sentire emozioni. Quella coscienza che vi fa insospettire che su ogni giornale, la critica si sia livellata su quanto sono belli questo o quel titolo e che, una volta finito un libro, vi fa tornare a quegli articoli per scoprire che la maggior parte di costoro, probabilmente non l'ha nemmeno letto!

E quindi, per tutte quelle qui citate e anche altre ragioni, leggere fa male e Levi ha ragione, nell'imporci un prezzo alto per cotanta spazzatura!

"La nuova legge ha ragione" perché...

...perché avremo la possibilità di riscoprire le vecchie edizioni di molti dei libri che dobbiamo interpretare oggi. Il mercato dell'usato era già fiorente ma adesso lo sarà di più e finalmente avremo veramente lo sconto, comprando libri usati, ma di ottima fattura.

... Perché quando entreremo in libreria valuteremo meglio il nostro acquisto. Non compreremo più libri mal fatti o che urlano "sono fatto per tenere fermo il tavolino traballante". Saremo più coscienziosi, sceglieremo accuratamente i libri da comprare e lasceremo giù tutti quelli che non sono nemmeno degni per la spazzatura. Non compreremo libri che hanno l'aspetto di quelli di esposizione o letti e nel caso usciremo da una libreria con un libraio truffatore o incompetente, per entrare in un'altra, magari più fornita o, perchè no, andremo a comprarli su internet da Amazon o paritetici. E se il libro che abbiamo è danneggiato o mancante di capitoli ( succede anche questo) o stampato male, sicuramente lo riporteremo sicuramente al libraio, chiedendone la sostituzione, perché è nel nostro pieno diritto di coloro che acquistano.

... Perché nel costruire le nostre librerie, sceglieremo i pezzi che ci interessano di più e rimetteremo in circolazione quelli che invece non ci "trasporteremmo da una casa all'altra in caso di trasloco", perché saremo più aperti ad attività sociali quali le "catene di lettura" (quando un utente o un lettore mettono in catena un libro da leggere che passa di lettore in lettore iscritto alla catena stessa e alla fine ritorna al proprietario iniziale) alle traduzioni di gruppo ( è successo con l'ultimo titolo di "Harry Potter" che, non essendo disponibile in lingua italiana, molti utenti si sono messi insieme e hanno fatto una traduzione collettiva con tanto di correzione bozze) e così saremo socialmente attivi e avremo la possibilità di conoscere gente nuova e di condividere la nostra passione che spesso é un'attività solitaria.

... Infine perché visto che l'investimento non sarà così indifferente, grazie al censore Levi ( che è anche colui che voleva chiudere il mondo di blogger), sapendo che la critica attuale non è critica, ma solo pubblicità, andremo a ricercare le recensioni di altri utenti, prima di scegliere quali libri comperare per poter evitare di prendere fregature in caso di acquisti di libri nuovi.

Quindi, sostanzialmente è un invito ai lettori a fare una fortissima selezione su quello che acquistano e a non accontentarsi più, "tanto comunque ci ho speso poco", perché non sarà più così! È l'occasione per tutti di far capire che il consumatore non è un citrullo e che se i libri, come ogni tanto mi capita di leggere qui e là, devono essere oggetto di critica solo da parte di chi ha alla spalle una "laurea ad hoc" o un "attestato di giornalista" perché se così fosse, i libri sarebbero solo per loro. Se ne stamperebbero molti di meno, i critici se li dovrebbero comprare invece di averli in regalo e ci sarebbero anche molti meno scrittori in circolazione, nonché meno editori, meno titoli e anche meno cultura per tutti.

Quindi se anche tu, che mi stai leggendo, hai un blog e sei del mio stesso avviso, ti chiedo di giocare con me e di mettere i tuoi motivi sul perché fa male leggere e perché questa legge è giusta. Ti chiedo altresì di inserirmi il link in risposta a questo post che io inserirò qui sotto e metterò il post fra quelli da leggere e quindi sempre rintracciabile nella mia home. Chiaramente se vorrai inserire anche tu nel tuo post i link di altri post o di commenti dei tuoi utenti l'anello che si creerà sarà più completo! ;)
Se invece sei un lettore e non hai un blog, metti lo stesso in risposta i tuoi perché che sarò felice di inserire il tuo contributo qui sotto come i link dei blog che vorranno partecipare. Non si vince nulla, a parte dimostrare la dignità lesa dei lettori che non hanno armi per difendersi se non quella di dichiararsi su quella parte di rete disposta a dar loro spazio e agire come utenti responsabili fornendo riflessioni sullo stato reale delle cose e agendo di conseguenza.


Ed ecco chi ha avuto la voglia di mettersi in gioco, questo è il punto di vista e le risposte di Aedes:





Ho aperto anche una pagina con le librerie che consiglio e che mi consigliano dai un'occhiata qui: Nuova legge sul prezzo dei libri. Dove risparmiare! 

Buone letture consapevoli e tutti,
Simona

Immagine presa da qui

- Posted using BlogPress from my iPad

domenica 7 agosto 2011

L'ha detto...Arthur Bloc



Immagine presa da qui


Legge di Bath - Quando un corpo è completamente immerso nell'acqua, suona il telefono.

Arthur Bloc



venerdì 5 agosto 2011

"Niente trucchi da quattro soldi", Raymond Carver - Manifesto di intenzioni...

Immagine presa da qui


Probabilmente anche Carver sarebbe stupito di tutti questi libri che contengono le sue intenzioni. Però quel che traspare da tutte queste selezioni è un profondo rispetto per l'autore e il suo approccio alla scrittura e agli allievi scrittori. Come spesso diceva, non scriveva romanzi perché lo annoiava e perdeva di concentrazione mentre trovava i racconti decisamente più interessanti. Quel che l'opera carteriana rivelava, al tempo in cui era ancora nel suo arco di espressione, era un grande e mirato processo di revisione dei testi, anche quelli già pubblicati. E questo per mio conto, di lettrice, è la cosa più onesta che un autore può fare nei confronti dei suoi lettori.

Quello che sovente accade, almeno in molti testi editi negli ultimi anni, non solo con quelli di narrativa nazionale ma anche internazionale, è che il lettore si trasformi in una specie di psicologo attento alle fobie dello scrittore di turno e sommerso da tutto il suo fiume di parole. E per quanto mi compete Carver ha ragione nel dire " I racconti , come le case - o anche le macchine, se è per quello- dovrebbero essere costruiti per durare. Dovrebbero anche essere piacevoli, se non. Bellissimi, da guardare e ogni cosa al loro interno dovrebbe funzionare". Per far questo Carver da la sua ricetta: scrivere di getto la prima scrittura e chiudere se possibili il proprio testo in un posto dove non lo si possa vedere, passato il momento d'entusiasmo, riprendere in mano il proprio lavoro con spirito critico e revisionarlo con onestà senza aggiungere trucchi.

Questo concetto è il fondamento sul quale si basa la scrittura carveriana che non pretende di essere concepita come talento naturale ma come quello costruito in anni di costante applicazione e senza la pretesa di essere per forza accettato com'è. Unico appellativo rifiutato è "Minimalismo" termine associato alla sua scrittura ad un certo punto della sua carriera. Per uno scrittore che proviene danna scuola gardneriana questo termine rappresenta uno svilimento del proprio processo creativo che basa buona parte del suo lavoro sulla revisione. Cosa che peraltro è comune a tutti i grandi scrittori.

Il racconto o romanzo o poesia, diventa come la creazione di una bambola. Una bambola che nasca dal nulla non ha vestiti o altro, ma richiede prima la formazione di un corpo, e poi dei capelli, i tratti caratteristici come naso occhi e bocca e infine la creazione di un modello. Ma le bambole, più sono "costruite" nei vestiti e nelle fattezze e perché no nei materiali e più sarà difficile che le bambine ci si affezionino. Potranno desiderarle, ma la bambola preferita sarà quella un pò consunta, stropicciata e vissuta con la quale hanno condiviso le notti buie e magari nello stesso buio hanno confidato le paure o i desideri più reconditi. Ecco il lavoro di Carver concepito per durare è un sintesi questo, una bambola "vissuta" cui ci si affeziona e la cui storia rimane con noi per lungo tempo coperta da un velo di tenerezza nel ricordo del periodo in cui l'abbiamo conosciuta e amata.

Chiaramente il prodotto letterario subisce, come tutte le arti, il gusto di chi lo fruisce che sovente, anzi sempre, ne decreta il giudizio e il successo. Ma se vi fermate a pensare, quanti autori contemporanei, non classici, sono in gradi di fare questo scoprirete come me che sono pochi se applicherete al vostro giudizio la stessa "onestà" che Carver chiede agli scrittori.

Come anche nel precedente libro, anche questo è una raccolta. Nel precedente di articoli e lezioni, in questo prevalgono più gli aforismi. Se non avessi letto il precedente, confesso che con la struttura di questo libro, forse non avrei apprezzato appieno la filosofia carveriana, perché lo spezzettamento dei concetti, per il mio personale gusto, mi rende faticoso entrare in questo mondo fatto di concetti assoluti che però non appartiene allo scrittore. Quando Carver spiega, infatti, nei suoi articoli e nelle sue introduzioni aggiunge fatti, situazioni e citazioni che aiutano nella comprensione di quel che vuole dire, mentre in questo caso, questa selezione, riduce il concetto all'osso. Pertanto il consiglio è, se non conoscete Carver di leggere prima l'altro testo e poi questo che organizza in concetti dandogli una consequenzialità che sia consona al sottotitolo che è stato messo sotto: "Consigli per scrivere onestamente". I due libri si compensano e si sostengono in maniera quasi naturale, credo anche che il curatore e il traduttore siano gli stessi del libro edito sotto l'egida Einaudi. Ma mentre "il mestiere di scrivere" si presenta come un modo per entrare nella filosofia dello scrittore questo organizza i pensieri assoluti come fossero un manifesto d'intenti. Visto il costo esiguo, sia per i lettori che per gli scrittori io consiglierei, la lettura di entrambi i testi che sono, a mio avviso, assolutamente imprendibili.
Buone letture, Simona



Niente trucchi da quattro soldi
Consigli per scrivere onestamente
Raymond Carver
Minimum fax Editore, ed. 2002
Collana"Filigrana"
Prezzo 9,00€


mercoledì 3 agosto 2011

[Dal libro che sto leggendo] Una storia semplice

Immagine presa da qui
“La telefonata arrivò alle 9 e 37 della sera del 18 Marzo, sabato, alla vigilia della rutilante e rombante festa che la città dedicata a San Giuseppe falegname: e al falegname appunto erano offerti i roghi dei mobili vecchi che quella sera si accendevano nei quartieri popolari, quasi promessa ai falegnami in esercizio, e oramai pochi, di un lavoro che non sarebbe mancato. Gli uffici erano, più delle altre sere a quell’ora, deserti: anche se illuminati, l’illuminazione serale e notturna degli uffici di polizia tacitamente prescritta per dare impressione ai cittadini che in quegli uffici sempre sulla loro sicurezza si vegliava.

Il telefonista annotò l’ora e il nome della persona che telefonava: Giorgio Roccella. Aveva una voce educata, calma, suadente.

“Come tutti i folli” pensò il telefonista. Chiedeva infatti, il signor Roccella del questore: una follia, specialmente a quell’ora e in quella particolare serata.

Il telefonista si sforzò allo stesso tono, ma riuscendo a una caricaturale imitazione, resa più scoperta dalla freddura con cui rispose:”Ma il questore non è mai in questura a quest’ora”, freddura che negli uffici abitualmente correva sulle frequenti assenze de questore. [...]”


Una storia semplice
Leonardo Sciascia
Adelphi Editore, ed 2010
Collana “Piccola biblioteca Adelphi”
Prezzo 8,00€
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...