domenica 8 novembre 2015

L'ha detto... Oriana Fallaci

Fonte: Pour femme

Ho sempre amato la vita. Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi, subire, farsi comandare. 

Oriana Fallaci


venerdì 6 novembre 2015

"L'ambasciata di Cambogia", Zadie Smith - La quiete del volano...

Fonte: Asia Backpackers



Nel diario di Agosto avevo detto che non avevo grandi motivazioni per comprare questo libro; avevo sentito parlare di Zadie Smith ma, sinceramente, non ero andata oltre le asserzioni di alcuni del tipo: "scrive libri bellissimi, è bravissima". Quindi, quando ho preso "L'ambasciata di Cambogia", non sapevo a cosa mia sarei trovata davanti. Ora lo so e, a dirla tutta, piace anche a me. In questo caso stiamo parlando di un racconto sono 63 pagine con tanto spazio libero - e con i caratteri grandi quindi, magari, una buona idea sarebbe comprarlo usato - ma è veramente un bel racconto. 

Siamo a Londra, in un quartiere periferico dell'alta borghesia. In uno dei villini apre l'Ambasciata della Cambogia: è una cosa inaspettata per il quartiere, di solito le Ambasciate sono tutte al centro, a Londra, e poi hanno sempre ingressi di un certo rilievo per sottolinearne il prestigio e l'importanza del luogo. E invece l'Ambasciata di Cambogia compare da un giorno all'altro dietro un muro, nemmeno tanto alto, e una placca vicino al cancello d'ingresso dal quale, peraltro, non si vedono uscire o entrare cambogiani, ma solo persone di vario genere in cerca di un visto per visitare il paese che rappresenta.
Un'unica cosa sembra dire al quartiere che nell'Ambasciata vive qualcuno ed è il poc... poc... poc... di due giocatori che, senza urla e chiacchiere, giocano regolarmente a Badminton. Fatou conosce bene quello che succede perché, pur non vedendo i giocatori, il muro non è così alto da nascondere sempre il volano che rimbalza da una racchetta e l'altra.

Nella seconda di copertina c'è una frase che per la prima volta trovo veramente attinente alla storia - almeno in parte - :"Strutturata come una partita di Badminton a 21 punti, questa novella è pura Zadie Smith al suo meglio". Sul fatto che sia "pura Zadie Smith" non ve lo posso confermare - è il primo libro che leggo scritto da lei -, ma che sia costruito come una partita a Badminton in puro e vero stile inglese, invece, è una cosa su cui concordo. E' il libro adatto da leggere in un sonnacchioso pomeriggio, ha la calma che si confà alla pigrizia che ispira lo stare sdraiati sul divano con la tazza da tè e il gatto che dorme sul cuscino e i colori che si mischiano e si confondono con quelli della periferia londinese. In questo quartiere, ogni lunedì Fatou, ragazza di colore a servizio presso ricchi borghesi, va nella piscina del centro estetico, non lontana da dove lavora, a nuotare. Ogni lunedì passa davanti alla fermata dell'autobus e se le va attende anche che passi. A scandire il tempo c'è il poc... poc.. del volano che viene colpito con regolarità e nel silenzio dei giocatori. Come saranno? Chi vincerà? Fatou ogni tanto se lo chiede, sarebbe anche curiosa di guardarli, ma l'Ambasciata compare nella sua vita in un momento particolare.

Fatou viene dall'Africa, ha cominciato a lavorare presto con il padre negli alberghi; è venuta a Londra e ora è a servizio, con vitto e alloggio ma senza stipendio, presso una famiglia borghese. Ma nonostante la sua vita scorra a volte noiosa e sempre uguale, questo quadro, quasi per assurdo, rassicurante nasconde altro. Ma Zadie Smith non vuole mettere l'accento sui temi che vengono toccati, ma solo accennarli. Rimangono appena visibili sulla superficie della trama come si intuirebbero guardando le case completamente uguali fra loro che nascondono, spesso, vite completamente diverse a volte belle e a volte brutte. E' un passaggio da uno stato all'altro per il lettore, anche se preso in un momento apparentemente casuale ma al contempo per Fatou rimane ininfluente. Che la vita si svolga qui o da un'altra parte quel poc...poc.. è come il metronomo che scandisce la sua vita, lenta, sempre uguale, a servizio di facce conosciute che si dimenticheranno presto. Insomma una sorta di emarginazione da chi ti emargina, ma non vissuta con dolore - perché i veri dolori sono altri! -. L'ininfluenza, la mancanza di grandi reazioni non è distrazione e la difficoltà a dare un peso a ciò che ci accade è solo un diverso modo di vivere e inquadrare ciò che ti succede. E Fatou lo sa, ha scelto da tempo come rapportarsi al mondo. Ed è per questo che tutto quel che di bello e di brutto avviene qui, nonostante ci sia, non deturpa la quiete di una partita pomeridiana di Badminton... 

Pertanto se queste 63 pagine vi capitano fra le mani, lasciatevi trasportare senza riserve, è un libro, nonostante tutto, molto dolce e piacevole da leggere. Ne riemergerete soddisfatti.
Buone letture,
Simona Scravaglieri

L'ambasciata di Cambogia
Zadie Smith
Mondadori Editore, ed. 2013
Traduzione di Silvia Pareschi
Collana "Libellule"
Prezzo 10,00€

Fonte: LibrangoloAcuto
alla quale ho mollato il libro dicendo "Leggilo!!" ;)


mercoledì 4 novembre 2015

[Dal libro che sto leggendo] Gli anni della leggerezza.


Fonte:VintagEs


Ve lo avevo anticipato a Settembre che avrei letto questo libro, come infatti sto facendo e credo che se a pagina 200 non ha deluso le aspettative, non lo farà nemmeno dopo. L'avevo definito uno di quei libro che cominci ad odiare dopo un po' e che poi, una volta finiti, ti mancano. Detta in maniera più semplice più che essere storie sono esperienze. Di solito la caratteristica è che la trama principale è un "di cui" delle storie secondarie che generano la situazione che inizia la storia. Per cui può succedere che il lettore ad un certo punto si innervosisca perché non riesce a capire dove l'autore voglia andare a parare; se avrete pazienza alla fine lo scoprirete, perché a quel punto non dovrete avere il pensiero di perdere la storia nella memoria perché la struttura e la narrazione che si accompagnano a questo genere di libri diventano "esperienze".

Siamo in Inghilterra e sia nella prima metà del 1900 Tre figli maschi si preparano con rispettive mogli e figli a fare rientro alla casa di famiglia in campagna dove li aspetta la madre, la Duchessa, e un'estate in famiglia alla ricerca del refrigerio. I due più grandi non rimarranno per molto perché dovranno fa ritorno al lavoro in città, nella ditta del padre e il più piccolo si troverà, molto probabilmente a dover gestire i capricci della nuova moglie, quelli della figlia e la mancanza di accettazione della madre di questo nuovo matrimonio. Quella ragazza è troppo diversa da quel che si conviene e poco importa che suo figlio se la sia sposata, per quanto potrà fare non diverrà mai degna sostituta della compianta nuora morta troppo giovane.

Vi lascio parte del primo capitolo della saga che già così si annuncia scorrevole e accattivante, certa che, se vi vorrete fidare e intraprendere l'impresa, non rimarrete delusi.
Ne riparleremo in recensione,
buone letture,
Simona Scravaglieri


Lansdowne Road
1937

La giornata cominciò alle sette meno cinque: la sveglia (sua madre gliel’aveva regalata quando era andata a servizio) si mise a suonare e continuò imperterrita finché Phyllis non la ridusse al silenzio. Sul cigolante letto di ferro sopra il suo, Edna gemette e si girò, rannicchiandosi contro la parete; perfino d’estate odiava alzarsi, e d’inverno capitava che Phyllis dovesse strapparle di dosso le lenzuola. Si mise seduta, si sciolse la retina e cominciò a togliersi i bigodini. Quel giorno aveva il pomeriggio libero, si sarebbe lavata i capelli. Scese dal letto, raccolse la trapunta che era finita in terra durante la notte e aprì le tende. La luce del sole ingentilì di colpo la stanza, trasformando il linoleum in caramello e donando una tonalità blu ardesia alle scheggiature del catino lavamani di smalto bianco. Si sbottonò la camicia da notte di flanella leggera e si lavò alla maniera che le aveva insegnato sua madre: il viso, le mani e poi – ma con circospezione – le ascelle, con un panno imbevuto d’acqua fredda.
«Muoviti», disse a Edna. Buttò l’acqua sporca nel secchio e cominciò a vestirsi. Si tolse la camicia da notte restando con la sola biancheria e si infilò il vestito di cotone verde scuro che usava la mattina. Sistemò la cuffia sui boccoli grossi come salsicce – non li aveva spazzolati – e si legò il grembiule attorno alla vita. Edna, che al mattino si lavava appena, riuscì a vestirsi mentre era ancora a letto: un retaggio dell’inverno (la stanza non era riscaldata e per nessun motivo al mondo avrebbero aperto la finestra). Alle sette e dieci erano entrambe pronte a scendere con passo lieve nella casa ancora immersa nel sonno. Phyllis si fermò al primo piano e aprì la porta di una delle camere. Tirò le tende e udì il pappagallo fremere impaziente nella sua gabbietta.
«Miss Louise! Sono le sette e un quarto».
«Oh, Phyllis!».
«Mi ha chiesto lei di svegliarla».
«È una bella giornata?».
«C’è sempre un bel sole».
«Togli il panno dalla gabbia di Ferdie».
«Se non lo faccio, si alzerà prima».
In cucina (giù nel seminterrato) Edna aveva già messo a bollire l’acqua e stava sistemando le tazze sul tavolo tirato a lucido. Dovevano preparare due teiere: quella marrone scuro a strisce per le domestiche, da cui Edna versava una tazza per Emily, la cuoca, e la teiera di porcellana Minton, già pronta sul vassoio insieme a tazze e piattini, bricco del latte e zuccheriera abbinati, destinata al piano di sopra. Il tè mattutino dei coniugi Cazalet era compito di Phyllis. Dopo, avrebbe raccolto tazzine e bicchieri dal salotto, che era compito di Edna arieggiare e pulire. Prima, però, era il loro turno di bere due belle tazze bollenti di tè indiano forte. Quello riservato al piano di sopra era cinese; Emily diceva che non ne sopportava neppure l’odore, figuriamoci berlo. Lo bevvero in piedi, prima ancora di mescolare lo zucchero.
«Come va il foruncolo?».
Phyllis si tastò con cautela un lato del naso.
«Mi pare stia passando. Per fortuna non l’ho schiacciato».
«Te l’avevo detto». Edna, pur non avendone, era un’autorità in fatto di foruncoli; i suoi consigli, forniti con prodigalità e con un certo piglio polemico, erano se non altro confortanti: Phyllis li vedeva come una premura nei suoi confronti.
«Be’, questo non ci renderà milionarie».
Niente lo farà, rimuginò cupamente Edna. Seppur debole di costituzione, Phyllis aveva tutte le fortune. Edna pensava che Mr Cazalet fosse davvero affascinante, ma lei non lo aveva mai visto in pigiama, come a Phyllis capitava tutte le mattine.

Questo pezzo è tratto da:
Gli anni della leggerezza. La saga dei Cazalet
Fazi Editore, Ed. 2015
Traduzione di Manuela Francescon
Collana "Le strade"
Prezzo 18,50€

domenica 1 novembre 2015

L'ha detto... Nietzsche


Fonte: Paolo D'Arpini


Il futuro influenza il presente tanto quanto il passato. 
 Friedrich Nietzsche

venerdì 30 ottobre 2015

"Mr. Mercedes", Stephen King - Caro Stephen ti scrivo, così ti singhiozzo un po'...

Fonte: CinemaBlend

Come detto nel Dal libro che sto leggendo, questo volume l'ho preso letteralmente per caso. Mi ci è caduto l'occhio sopra mentre passavo dal reparto frutta a quello del latte in direzione del caffè al supermercato, proprio qualche giorno prima di ultimare il Diario di Settembre. 
[errata corrige: Holden&Company mi ha fatto notare che King è stato sempre pubblicato da Sperling & Kupfer] La prima cosa che mi ha lasciata interdetta, con tutto il rispetto per Sperling&Kupfer, è che un suo libro non fosse targato Mondadori. Non ho mai letto un rigo di King, ma a casa avevamo una serie di libri suoi e se non vado errata sono tutti Mondadori. [fine errata corrige] Quindi, un po' era destino, mai visto uno Stephen King al supermercato, e tanto meno all'autogrill, un po' me la sono andata a cercare ma, a conti fatti ad una settimana di distanza e alla terza recensione sempre di questo libro - non sono credibile come diplomatica -, a me questo libro non è proprio piaciuto. O meglio, mi spiace che abbia sprecato una signora idea annacquandola in questo modo.

Smarchiamo i contenuti, così possiamo parlare in tranquillità delle caratteristiche del libro.
Baltimora, viene commesso un efferato eccidio: un folle alla guida di una mercedes, all'alba del giorno di apertura della fiera del lavoro, si getta su una folla ordinatamente incolonnata davanti le porte del palazzetto cittadino uccidendo 6 persone fra cui una neonata. Questo è uno degli ultimi casi in cui l'ispettore Hodges si trova a indagare prima della pensione. Caso che è rimasto irrisolto anche nel presente della narrazione, un anno dopo il fattaccio, quando il neo pensionato riceve una strana lettera scritta da quello che di presenta come l'assassino della mercedes che lo sfida ad un gioco mortale. Il problema non è solo capire finalmente chi sia costui e perché ha commesso quel delitto che sembra conoscere fin troppo bene ma, soprattutto, capire se sia intenzionato a commettere un'altra strage. Hodges, che è il classico vecchio poliziotto viene affiancato da Jerome, giovane in attesa di andare all'università e al contempo tuttofare in casa dell'ex-ispettore per arrotondare le sue entrate.

La cosa che mi dispiace di più del fatto che questo libro non mi sia piaciuto è che gli elemento per fare un bel thriller al cardiopalma c'erano tutti:
- c'è l'ispettore che non ha preso bene il suo pensionamento;
- l'assassino sociopatico che è veramente ben caratterizzato;
- la strage;
- il rompicapo di come si possa aprire una macchina senza essere in possesso di chiave e del telecomando in essa incorporato;
- ci sono elementi di comunicazione e informatica molto verosimili.

La cose che mancano sono:
- la tensione, a forza di saltare di capitolo in capitolo, dalla voce dell'ispettore a quella dell'assassino la tensione perde quota a favore delle continue elucubrazioni;
- l'investigatore è un po' più "older" di testa di quanto ci si aspetti da un corrispettivo reale anche di un anno fa;
- c'è un caso, vecchio, risolto in un momento in cui sembra stare a significare "miservivaunattaccoeunpo'ditempoperpartireconlasoluzionefinale";
- una traduzione che non è stata affatto rivista da un correttore di bozze e contiene delle frasi che sarebbe meglio non aver visto;
- una soluzione credibile ma non eclatante come si prenderebbe da un libro inserito nella categoria "thriller".

Una cosa, King, me l'ha dimostrata: che i thriller lenti non sono solo appannaggio del nord europa con una deroga speciale per Dicker in Svizzera e che si può essere lenti anche in 400 e rotte pagine. Se avesse deciso di soffermarsi di meno su alcuni particolare insignificanti o riflessioni superflue sarebbe sicuramente stato un lavoro avvincente. Invece l'autore ci tiene che i suoi personaggi, volta per volta, si presentino riflettendo sugli avvenimenti che li ha portati a quel punto con il risultato di far sembrare alcuni punti del proprio lavoro come un allungamento del brodo. Ci sono momenti di tensione sicuramente ma si sciolgono come neve fresca al sole distraendo il lettore con le paturnie di un personaggio o con inutili riflessioni di altri o anche da frasi come questa, che viene dopo che è stata fatta saltare una macchina in aria con una persona, dove sia la stritolata che la stritolatrice sono parenti di chi è saltato in aria:
Zia Charlotte continua ad avvinghiare la figlia in una stretta mortale, singhiozzandole di non guardare.
Ecco, a me che sono limitata, non è riuscito di singhiozzare nulla a nessuno, nemmeno con impegno, e mai mi è successo di pensare che chi avvinghi la figlia in una stretta mortale sia uno che le voglia davvero bene! Questa frase, come molte altre che ho tralasciato pensando ad una svista, è rappresentativa di quelle che proprio non hanno alcun significato reale. Va bene che zia Charlotte non sta simpatica a nessuno, tanto meno a me, ma è un tantino esagerato! In sostanza questo libro non mi ha ispirato che quella voglia di finirlo praticamente subito per vedere come andava a finire e, in parte, è anche dovuto alla continua alternanza di voci tra ispettore e assassino nei capitoli che si avvicendano uno dietro l'altro; da un lato sai sempre dove sono uno e l'altro, dall'altro ti sembra di star a guardare una partita a tennis dove le mosse degli avversari sono chiare a tutti. Quindi nessuna sorpresa e nessun passo falso verrà nascosto e come spettatore al lettore non resterà che stare passivamente a guardare.

In più, sebbene la formula dell'autopresentazione dei personaggi, mentre si raccontano agli altri protagonisti, possa sembrare una mossa accattivante e possa armonizzare casi vecchi e dare possibili svolte allo stallo in cui si trovano investigatore e assassino, dall'altro, con la successiva aggiunta di nuovi personaggi nella fazione dei "buoni", l'eterogeneità del  gruppo che si va a formare fa sì che alcune deduzioni siano così limitanti per l'investigatore stesso che sembra diventare una spalla e non più il protagonista ed elemento trainante. Cosa che poi ha il suo massimo apice in chiusura libro.

Probabilmente il fatto che non mi sia piaciuto è anche dovuto al fatto che il thriller per eccellenza per me è "The Gost Writer"( Robert Harris, Oscar Mondadori) dove storia, finzione, fantapolitica e poteri occulti riescono a tenerti incollato al libro fino all'ultima pagina anche se, la copia in mio possesso, era scritta per metà quasi in maniera illeggibile. Non è successo in questo caso e come detto in apertura è un peccato perché sarebbe potuto essere veramente un buon lavoro se non ci fosse stata così tanta roba.
Visto che questo è il primo volume di una trilogia spero nel prossimo,
buone letture,
Simona Scravaglieri

MR. Mercedes
Stephen King
Sperling&Kupfer, ed 2014
Traduzione Giovanni Arduino
Collana "Pandora"
Prezzo 19,90€



Fonte: LettureSconclusionate

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